Card. Bertone: la grazia a Paolo Gabriele la decide il Papa, in quanto suo primo collaboratore, sono suo servitore. Fonti vaticane: perdonare non significa che non si debba scontare una pena

Il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, ha respinto l'accusa formulata ieri sul quotidiano Libero dal giornalista Antonio Socci, secondo la quale egli avrebbe bloccato la grazia che il Papa avrebbe voluto concedere a Paolo Gabriele (nella foto con Benedetto XVI), l'ex maggiordomo condannato dal tribunale vaticano per furto di documenti riservati della Santa Sede. "La grazia la decide il Papa, nonostante le battute di qualche vostro collega", ha risposto il porporato ai cronisti che lo hanno interpellato a margine dell'inaugurazione dell'Anno accademico dello Studio Rotale. "Sono intimamente unito al Santo Padre e, in quanto suo primo collaboratore, sono suo servitore". Il perdono cristiano non va confuso con la grazia: è quanto fanno notare all'agenzia Asca qualificate fonti vaticane commentando l'articolo di Libero. ''Perdonare - spiegano in Vaticano - è una cosa, ed è un dovere almeno provarci per ogni cristiano, ma questo non significa che non ci debba essere una riparazione e che non si debba scontare una pena. Perdonare una persona non equivale a concedere la grazia legale, che rimane una decisione che spetta al Papa''.

TMNews, Asca

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