Il Papa: la gioia della vita consacrata passa necessariamente attraverso la partecipazione alla Croce di Cristo. Dal suo cuore trafitto per amore sgorga la luce di Dio, e anche dalle sofferenze, dai sacrifici, dal dono di se stessi che i consacrati vivono per amore di Dio e degli altri si irradia la stessa luce, che evangelizza le genti

Nel pomeriggio di oggi, Festa della Presentazione del Signore e XVII Giornata della Vita Consacrata, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto nella Basilica Vaticana la celebrazione della Santa Messa con i Membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica. Il rito si è aperto con la tradizionale benedizione delle candele e la processione.
Nel Vangelo, il Papa ha sottolineato, all'inizio dell'omelia, che Maria e Giuseppe compiono tutto ciò che è prescritto dopo il parto di un primogenito maschio. Per la donna è stabilito che si astenga per quaranta giorni dalle pratiche rituali e poi offra un duplice sacrificio, se povera “due tortore o due colombi”. Per il primogenito maschio “che secondo la Legge di Mosè è proprietà di Dio – ricorda il Papa - è invece prescritto il riscatto con l’offerta di cinque sicli. Maria e Giuseppe decidono di compiere tutto questo a Gerusalemme. L’avvenimento principale diventa quindi “la presentazione” di Gesù al Tempio, “che significa l’atto di offrire il Figlio dell’Altissimo al Padre che lo ha mandato”. Il bambino Gesù, che viene presentato al Tempio, è “quello stesso che, una volta adulto, purificherà il Tempio e soprattutto farà di se stesso il sacrificio e il sommo sacerdote della nuova Alleanza”.
“La ‘salvezza’ che Gesù porta al suo popolo, e che incarna in se stesso – ha spiegato il Papa -, passa attraverso la croce, attraverso la morte violenta che Egli vincerà e trasformerà con l’oblazione della vita per amore”. Questa oblazione è “già tutta preannunciata nel gesto della presentazione al Tempio, un gesto certamente mosso dalle tradizioni dell’antica Alleanza, ma intimamente animato dalla pienezza della fede e dell’amore che corrisponde alla pienezza dei tempi, alla presenza di Dio e del suo Santo Spirito in Gesù”. Lo Spirito, in effetti, “aleggia su tutta la scena della presentazione di Gesù al Tempio, in particolare sulla figura di Simeone, ma anche di Anna”. È “lo Spirito che suggerisce le parole profetiche di Simeone e Anna, parole di benedizione, di lode a Dio, di fede nel suo Consacrato, di ringraziamento perché finalmente i nostri occhi possono vedere e le nostre braccia stringere ‘la sua salvezza’”. Il tema della luce, ha evidenziato il Pontefice, è “fortemente presente in questa liturgia”, aperta da una “suggestiva processione”, a cui “hanno partecipato i superiori e le superiore generali degli Istituti di vita consacrata qui rappresentati, che portavano i ceri accesi”. Per il Santo Padre, “questo segno, specifico della tradizione liturgica di questa Festa, è molto espressivo. Manifesta la bellezza e il valore della vita consacrata come riflesso della luce di Cristo; un segno che richiama l’ingresso di Maria nel Tempio: la Vergine Maria, la consacrata per eccellenza, portava in braccio la Luce stessa, il Verbo incarnato, venuto a scacciare le tenebre dal mondo con l’amore di Dio”.
“Tutti voi siete stati rappresentati in quel simbolico pellegrinaggio, che nell’Anno della fede esprime ancora di più il vostro convenire nella Chiesa, per essere confermati nella fede e rinnovare l’offerta di voi stessi a Dio”, ha detto Benedetto XVI ai consacrati. “Nella luce di Cristo – ha aggiunto -, con i molteplici carismi di vita contemplativa e apostolica, voi cooperate alla vita e alla missione della Chiesa nel mondo”. In questo “spirito di riconoscenza e di comunione”, il Papa ha rivolto ai consacrati tre inviti per “entrare pienamente in quella ‘porta della fede’ che è sempre aperta per noi”. Innanzitutto, un invito “ad alimentare una fede in grado di illuminare” la “vocazione”, facendo “memoria, come in un pellegrinaggio interiore, del ‘primo amore’ con cui il Signore Gesù Cristo ha riscaldato” il loro “cuore, non per nostalgia, ma per alimentare quella fiamma”. E per questo “occorre stare con Lui, nel silenzio dell’adorazione; e così risvegliare la volontà e la gioia di condividerne la vita, le scelte, l’obbedienza di fede, la beatitudine dei poveri, la radicalità dell’amore”. A partire sempre nuovamente da questo incontro d’amore i consacrati lasciano “ogni cosa per stare con Lui” e mettersi come Lui “al servizio di Dio e dei fratelli”. In secondo luogo, un invito “a una fede che sappia riconoscere la sapienza della debolezza”. Nelle gioie e nelle afflizioni del tempo presente, “quando la durezza e il peso della croce si fanno sentire”, i consacrati non debbono dubitare che “la kenosi di Cristo è già vittoria pasquale. Proprio nel limite e nella debolezza umana siamo chiamati a vivere la conformazione a Cristo, in una tensione totalizzante che anticipa, nella misura possibile nel tempo, la perfezione escatologica”.
Per il Pontefice, “nelle società dell’efficienza e del successo”, la vita dei consacrati “segnata dalla ‘minorità’ e dalla debolezza dei piccoli, dall’empatia con coloro che non hanno voce, diventa un evangelico segno di contraddizione”. Infine, un invito “a rinnovare la fede” per “essere pellegrini verso il futuro. Per sua natura la vita consacrata è pellegrinaggio dello spirito, alla ricerca di un Volto che talora si manifesta e talora si vela”. Questo sia, ha suggerito il Santo Padre ai consacrati, “l’anelito costante del vostro cuore, il criterio fondamentale che orienta il vostro cammino, sia nei piccoli passi quotidiani che nelle decisioni più importanti. Non unitevi ai profeti di sventura che proclamano la fine o il non senso della vita consacrata nella Chiesa dei nostri giorni; piuttosto rivestitevi di Gesù Cristo e indossate le armi della luce – come esorta San Paolo – restando svegli e vigilanti”. La gioia della vita consacrata, ha osservato Benedetto XVI, “passa necessariamente attraverso la partecipazione alla croce di Cristo. Così è stato per Maria Santissima. La sua è la sofferenza del cuore che forma un tutt’uno col Cuore del Figlio di Dio, trafitto per amore. Da quella ferita sgorga la luce di Dio, e anche dalle sofferenze, dai sacrifici, dal dono di se stessi che i consacrati vivono per amore di Dio e degli altri si irradia la stessa luce, che evangelizza le genti”. "In voi - ha concluso - la Buona Novella sia vissuta, testimoniata annunciata e risplenda come Parola di verità".

Radio Vaticana, SIR

SANTA MESSA CELEBRATA DAL SANTO PADRE NELLA FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE - XVII GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA - il testo integrale dell'omelia del Papa
 

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