Giornata della Vita Consacrata. Il Magistero del Papa: testimonia la sovrabbondanza d’amore che spinge a perdere la propria vita, come risposta alla sovrabbondanza di amore del Signore, che per primo ha perduto la sua vita per noi

Con il tweet pubblicato nella tarda mattina di oggi, Benedetto XVI ha offerto un “assaggio” della sua riflessione per l’odierna Giornata Mondiale della Vita Consacrata, Festa della Presentazione del Signore. Giornata che vivrà il culmine nel pomeriggio con la Messa solenne che il Papa presiederà nella Basilica di San Pietro alle 17.30, grande evento dell'Anno della fede. La si può vedere come si vuole, ma il mondo che oggi non vedesse lungo le sue strade e le sue città, nelle scuole, negli ospedali, tra camper e favelas, fra vecchi e nuovi poveri, immigrati di ieri e di oggi, la gratuità dei francescani, o l’antica saggezza dei benedettini, o non avesse mai visto nascere, e visto vivere e agire, un Filippo Neri e un Giovanni Bosco, una Teresa d’Avila e una Teresa di Lisieux, o chi oggi, ricevendo aiuto nelle strutture da loro fondate, dovesse immaginarsi privo del sorriso di un Luigi Orione o una Teresa di Calcutta, e mille altri nomi si potrebbero fare, sarebbe un mondo di una miseria infinita, animato certo dalla generosità di qualche filantropo ma più probabilmente schiacciato da un dilagante egoismo. Perché la carità e la dedizione cristiane, e la mole di bene che esse producono ogni giorno, sono cosa ben al di là delle più bendisposte intenzioni umane. A meno che quelle intenzioni non siano animate da Cristo stesso. E questo sono da sempre i religiosi nel mondo, portatori sani di quell’amore che sembra scaturire direttamente da una pagina di Vangelo, come tante volte ricordato da Benedetto XVI: “Al di là delle superficiali valutazioni di funzionalità, la vita consacrata è importante proprio per il suo essere segno di gratuità e d’amore, e ciò tanto più in una società che rischia di essere soffocata nel vortice dell’effimero e dell’utile. La vita consacrata, invece, testimonia la sovrabbondanza d’amore che spinge a perdere la propria vita, come risposta alla sovrabbondanza di amore del Signore, che per primo ha perduto la sua vita per noi” (2 febbraio 2010).
Si può essere di Cristo in molti modi. E si può imitare Cristo radicalmente, ha affermato il Papa, in una “totale sequela di Lui”: “Con il loro esempio proclamano a un mondo spesso disorientato, ma in realtà sempre più alla ricerca d'un senso, che Dio è il Signore dell'esistenza. Scegliendo l’obbedienza, la povertà e la castità per il Regno dei cieli, mostrano che ogni attaccamento ed amore alle cose e alle persone è incapace di saziare definitivamente il cuore” (2 febbraio 2007).
Per certo mondo di oggi, che guarda come a un folle a chi sceglie di essere volontariamente povero, che ironizza su chi vuole essere casto e disprezza la scelta di voler obbedire, la vita religiosa è fonte di provocazione. E, come sempre, di grande fascino. Perché se le vocazioni calano in Occidente non è così ad altre latitudini. È come dire che, in un mondo che vorrebbe fare a meno delle regole, ci sono Regole scritte magari mille anni fa che continuano a essere un “format” ineguagliato: “Sappiate orientare con la sapienza della vostra vita, e con la fiducia nelle possibilità inesauste della vera educazione, l’intelligenza e il cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo verso la ‘vita buona del Vangelo’” (2 febbraio 2011).

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