


Parlando della città “sacra ai seguaci delle tre grandi religioni”, Benedetto XVI si è soffermato sulla “universale vocazione di Gerusalemme”, definita “un fatto indiscutibile, una realtà irrevocabile fondata nella storia complessa di questa città e del suo popolo”. “Ebrei, musulmani e cristiani qualificano insieme questa città come loro patria spirituale”, ha ricordato il Pontefice, evidenziando “quanto bisogna ancora fare per renderla veramente una ‘città della pace’ per tutti i popoli, dove tutti possono venire in pellegrinaggio alla ricerca di Dio, e per ascoltarne la voce”. Gerusalemme, per il Papa, “è sempre stata una città nelle cui vie risuonano lingue diverse, le cui pietre sono calpestate da popoli di ogni razza e lingua, le cui mura sono un simbolo della cura provvidente di Dio per l’intera famiglia umana”. Di qui il richiamo di Benedetto XVI: “Come un microcosmo del nostro mondo globalizzato, questa città, se deve vivere la sua vocazione universale, deve essere un luogo che insegna l'universalità, il rispetto per gli altri, il dialogo e la vicendevole comprensione; un luogo dove il pregiudizio, l’ignoranza e la paura che li alimenta, siano superati dall’onestà, dall’integrità e dalla ricerca della pace. Non dovrebbe esservi posto tra queste mura per la chiusura, la discriminazione, la violenza e l’ingiustizia”. Quanto ai “luoghi santificati dalla presenza di Cristo”, Benedetto XVI ha auspicato che siano per i cristiani in Terra Santa, ma anche per i “pellegrini di ogni parte del mondo”, un’opportunità per continuare, “giorno dopo giorno, a ‘vedere e credere’ nei segni della provvidenza di Dio e della sua inesauribile misericordia, ad ‘ascoltare’ con rinnovata fede e speranza le consolanti parole della predicazione apostolica e a ‘toccare’ le sorgenti della grazia” per testimoniare agli altri “la libertà nata dal perdono, la luce interiore e la pace che possono portare salvezza e speranza anche nelle più oscure realtà umane”.
Santa Messa nella Josafat Valley (Gerusalemme, 12 maggio 2009) - il testo integrale del discorso del Papa