venerdì 23 settembre 2011

Martin Lutero è il convitato di pietra e il filo rosso del ritorno in patria di Joseph Ratzinger, così come del suo cammino di teologo e di pastore

Sul volo che lo ha condotto a Berlino, a una domanda dei giornalisti sul significato ecumenico del viaggio in Germania, in particolare per quanto riguarda la tappa di Erfurt dove oggi incontrerà i rappresentanti della Chiesa evangelica nell'ex convento agostiniano dove si formò Martin Lutero, il Papa ha chiaramente indicato l'obiettivo: "Approfondire l'unità tra cattolici ed evangelici è essenziale in questo momento storico. Quando ho accettato l'invito per questo viaggio, per me era evidente che l'ecumenismo con i nostri amici evangelici doveva esserne un punto centrale". Infatti, "noi viviamo in un tempo di secolarismo e come cristiani, insieme, abbiamo la missione di rendere presente il messaggio di Cristo, di rendere possibile il credere". Infatti, "essere insieme, cattolici ed evangelici, è un elemento fondamentale del nostro tempo", ha aggiunto il Pontefice, secondo cui "anche se istituzionalmente non siamo uniti, anche se restano problemi anche grandi, siamo uniti nel fondamento della fede in Cristo". Anche il presidente della Repubblica federale tedesca Christian Wulff a Bellevue, salutando il Papa si è rallegrato della circostanza che Benedetto XVI incontrerà esponenti della Chiesa evangelica e celebrerà una funzione religiosa ecumenica. Proprio l'ecumenismo è uno dei temi più volte richiamati in Germania in questi giorni, in vista del viaggio del Papa, dal quale si aspetta un segnale in questa direzione. "La Germania è stata la sede della riforma, e sono immensamente contento che lei domani vada a Erfurt, una delle città in cui ha operato Lutero", ha detto al Pontefice il capo dello Stato tedesco. Insomma Lutero riformatore invece che eretico. Nei suoi studi teologici Joseph Ratzinger si è più volte chiesto se il monaco tedesco che nel Cinquecento spaccò in due la cristianità volesse creare una frattura o, invece, intendesse sì riformare, ma senza traumi, la storia millenaria della Chiesa. La tesi di fondo, condivisa dal Papa professore, è proprio quella che Lutero avesse idee "più cattoliche" di quanto abbia stabilito la storiografia nel corso dei secoli. Una rivalutazione del "gran rivoluzionario" che potrebbe aiutare il dialogo con il mondo protestante. "La riflessione su Lutero è un segnale di attenzione che favorirà il clima di incontro con i protestanti - spiega il cardinale tedesco Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani -. Da Lutero abbiamo molto da imparare, a cominciare dall’importanza attribuita alla Parola di Dio. L'attenzione del Pontefice è espressione di una visione più positiva, di una concezione meglio articolata di Lutero come figura che ha anticipato aspetti che la Chiesa ha nel tempo riscoperto e inscritto nel proprio percorso". In particolare, precisa il card. Kasper, il padre della Riforma "ha giustamente insistito molto sull’importanza della Sacra Scrittura, anche se poi ha distaccato l’interpretazione del Vangelo dal magistero della Chiesa". Una "differenza essenziale" che non annulla, però, l’"originalità e la forza del contributo di Lutero". I luterani oggi sono novanta milioni, quasi tutti in Germania e Scandinavia. L'approfondimento su Lutero è un argomento apparentemente specialistico ma dalle ampie ripercussioni culturali e religiose: la successione apostolica. Gli apostoli, infatti, hanno trasmesso la loro autorità ai vescovi. Ma mentre per i cattolici e per gli ortodossi questo "passaggio di consegne" è la garanzia che la tradizione non vada persa, per la maggior parte dei protestanti la successione apostolica va intesa solo come successione della Parola di Dio e non delle strutture ecclesiastiche, che rimangono teologicamente leggere e non si frappongono tra il credente e Dio. Alcuni studi realizzati di recente in Germania e nel Nord Europa, però, hanno iniziato a istillare un dubbio. Non sarà che questa distinzione era intesa da Lutero in modo meno rigido di quanto non sia sembrato nel corso dei secoli? In Svezia, per esempio, la Chiesa protestante riconosce la successione apostolica in un modo che è più vicino al mondo cattolico. La riabilitazione ratzingeriana del monaco eretico ha radici antiche. Già da cardinale invitava a riflettere "molto seriamente" sul frate agostiniano e a "salvare ciò che vi è di grande nella sua teologia". Senza tacere il punto critico, "Lutero non poteva più condividere quella certezza che nella Chiesa riconosce una coscienza comune superiore all’intelligenza e alle interpretazioni private. Così la relazione fra la Chiesa ed il singolo, fra la Chiesa e la Bibbia era radicalmente mutata", Joseph Ratzinger, "parlando della situazione tedesca, che conosco dall’interno", sottolineava di "essere amico di protestanti davvero spirituali». E che "c’è davvero da parte protestante un nuovo interesse nei riguardi di elementi fondamentali della realtà cattolica".

Giacomo Galeazzi, Vatican Insider