Vian: il Papa di tutti. A Rebibbia con semplicità e partecipazione ha dimostrato affetto per uomini che hanno sbagliato ma che si stanno rialzando

''Appena Benedetto XVI è entrato nella cappella del carcere di Rebibbia, una bella chiesa moderna dalla splendida porta bronzea, si è capito subito dalla vera e propria ovazione levatasi dai detenuti che l'incontro sarebbe stato importante e per nulla scontato. Come ogni visita di un Papa ai detenuti - sin dalle prime, negli ultimi decenni, compiute da Giovanni XXIII e da Paolo VI - anche questa ha commosso e colpito l'opinione pubblica, con un'attenzione mediatica alta''. Con queste parole L'Osservatore Romano di oggi commenta, in un editoriale del direttore Gian Maria Vian dal titolo "Il Papa di tutti", la visita di ieri del Papa alla Casa circondariale di Rebibbia, a Roma. ''Il segno è molto positivo e fa riflettere sulla persistenza profonda - prosegue l'articolo - in società pur largamente secolarizzate e dove la componente di disumanità è sempre più prepotente, dell'insegnamento evangelico - più tardi consacrato dalla tradizione cristiana tra le opere di misericordia corporale - che il Papa ha ricordato in questo tempo di Avvento, quando più nitido risuona il richiamo all'attesa del Signore, alla sua vicinanza e al giudizio finale, con l'affermazione sconvolgente del Figlio dell'uomo 'ero in carcere e siete venuti a trovarmi'''. "Il dialogo tra i carcerati e 'il Papa di tutti' - così l’ha definito uno di loro - è stato davvero un gesto storico": "con semplicità e partecipazione" il Papa, secondo Vian,"ha dimostrato il suo affetto per uomini che hanno sì sbagliato, commettendo reati e peccati, ma che si stanno rialzando. 'Ti voglio bene' gli ha detto un altro che gli ha chiesto il permesso di aggrapparsi con gli altri a lui per risalire a Dio. 'Anch’io ti voglio bene' gli ha risposto commosso Papa Benedetto. Che sa come tutti gli esseri umani abbiano bisogno di camminare insieme per arrivare al Signore", ha concluso.

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Il Papa di tutti

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