Bertone vacilla dopo il caso Viganò. La spaccatura tra la Segreteria di Stato e il mondo vaticano, il timore che ci vada di mezzo Benedetto XVI

Il card. Tarcisio Bertone (nella foto con Benedetto XVI) non ci pensa proprio. Eppure dopo la vicenda delle lettere di mons. Carlo Maria Viganò, il tema delle dimissioni del Segretario di Stato ha ripreso a circolare tra i Sacri Palazzi. Sarebbero "gradite", si ammette a mezza bocca in più di un ambiente vaticano, "per riportare dignità, ordine e serenità nella gestione degli affari correnti dello stato". Il timore di molti prelati è che l'attuale Pontificato, "rischi di essere penalizzato dai pasticci del Segretario di Stato". Le lettere di Viganò ampiamente diffuse dai mass media e la pubblicazione su L'Osservatore Romano dell'intervista al presidente del Consiglio Mario Monti, con l'omissione la firma dei giornalisti della Radio Vaticana che l'hanno realizzata, sono la conferma - si commenta nei palazzi d'oltretevere - di una "spaccatura tra la Segreteria di Stato e il mondo vaticano". Persino la nota del portavoce della Santa Sede, voluta da Bertone, conferma, secondo gli esegeti dei Palazzi, l'esistenza di un pericolo corruzione negli affari interni: "Non una riga della nota fa riferimento al contenuto delle lettere-denuncia di monsignor Viganò". Lo scontro con Bertone, che intende resistere, potrebbe però avere un ulteriore capitolo già in questi giorni: è attesa in settimana la scelta ufficiale del Papa per la nomina alla prestigiosa sede cardinalizia del Patriarcato di Venezia di mons. Francesco Moraglia, 58 anni, genovese, attuale vescovo di La Spezia, presidente della fondazione "comunicazione e cultura" della CEI, da cui dipende anche Tv2000 diretta da Dino Boffo. Su Moraglia c'è un parere concorde e positivo degli uomini di punta della Chiesa italiana, dall'attuale presidente della CEI, card. Angelo Bagnasco, allo storico capo dei vescovi, card. Camillo Ruini, responsabile del progetto culturale della CEI. Pareri condivisi anche dalla Congregazione per il clero. Un consenso diffuso e accettato "obtorto collo" anche dal card. Bertone che invece puntava sul nome dell'osservatore permanente al Consiglio d'Europa, mons. Aldo Giordano. E dopo il ruiniano Nosiglia alla guida dell'arcidiocesi di Torino, anche Venezia, per restare alle grandi sedi cardinalizie italiane, sembra appannaggio della coppia Bagnasco-Ruini.

La Repubblica.it

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