giovedì 5 gennaio 2012

Card. O'Malley: il cammino della Chiesa di Boston a dieci anni dallo scandalo pedofilia. Se non sai fare cose difficili non devi essere vescovo

"Con i chiarissimi codici di comportamento in vigore, se un vescovo è indifferente alla protezione dei fanciulli, credo che sia qualcosa che esige attenzione da parte della Santa Sede. Se non sai fare cose difficili, non devi essere vescovo. Ci sono sempre scelte molto dure da fare". Lo ha detto, in un’intervista al National Catholic Register, il card. Sean O’Malley (nella foto con Benedetto XVI), arcivescovo di Boston e visitatore apostolico per l’Irlanda, due realtà travolte dallo scandalo degli abusi sessuali compiuti da ecclesiastici. Religioso cappuccino, O’Malley è considerato oggi un campione della lotta agli abusi ingaggiata da Papa Ratzinger. A Boston, nel 2003, quando fu nominato al posto del card. Bernard Law costretto a dimettersi per aver sottovalutato il problema, ricorda O’Malley, "c’erano tante ferite e rabbia, e c’erano conseguenze economiche talmente disastrose. C’era un calo delle vocazioni. Da qualsiasi parte ci giravamo, c’era crisi e sofferenza". Per ripartire è stato avviato quello che il porporato definisce un cammino di "'ricostruzione della fiducia', il cercare cioè di aiutare le vittime a fidarsi ancora di noi". "Voleva dire che prendevamo la cosa con serietà e che non avremmo più permesso il ripetersi di tali cose", ha spiegato. "Il mio deciso intento - ha confidato O’Malley nell’intervista - è stato far capire alla gente quello che era successo, i comportamenti che mettevamo in atto, e la nostra determinazione a far rispettare quei codici per far sì che le nostre parrocchie e le nostre scuole siano le piu’ sicure possibili per i giovani". Secondo il cardinale cappuccino, "la trasparenza è stata una parte importante per la ricostruzione". "Abbiamo pubblicato - ha assicurato - tutto quanto riguarda le nostre finanze. Abbiamo pubblicato più di qualsiasi altra diocesi nel mondo. Abbiamo voluto farlo perchè il denaro speso per i casi di abuso sessuale era un argomento molto scottante". "Volevo dimostrare - ha detto O’Malley - che non usavamo i fondi delle parrocchie, che alcune parrocchie venivano chiuse sì, ma non per pagare i risarcimenti degli abusi sessuali. Il denaro infatti lo abbiamo ricavato dalla vendita della residenza episcopale". Per quanto riguarda l’accertamento dei fatti, il cardinale ha sottolineato che le vittime possono dare un grande contributo per aiutare altri a rivelare le offese subite. "Una grande risorsa - ha spiegato - è stata la commissione d’indagine, che ho sempre istituito in ogni diocesi in cui sono stato". "In tale commissione - ha concluso - ho voluto che ci fossero vittime e loro famiglie insieme a giudici, preti ed altri. Questo consente una lettura indipendente, ed è di grande aiuto anche quando un’accusa è senza fondamento".

Agi

Ricostruire dalle rovine. Intervista al card. O'Malley a dieci anni dallo scandalo degli abusi a Boston