I fondatori del Cammino neocatecumenale puntano all'approvazione definitiva del loro modo 'conviviale' di celebrare Messa. Il 20 gennaio il verdetto

Come già altre volte negli anni passati, anche in questo mese di gennaio, venerdì 20, Benedetto XVI incontrerà in Vaticano, nell'Aula Paolo VI, migliaia di membri del Cammino neocatecumenale, con i loro fondatori e leader, gli spagnoli Francisco "Kiko" Argüello e Carmen Hernández. Un anno fa, nell'udienza del 17 gennaio 2011, il Papa comunicò alla platea entusiasta che i tredici volumi del catechismo in uso nelle loro comunità avevano ricevuto la sospirata approvazione, dopo un lunghissimo esame cominciato nel 1997 da parte della congregazione per la dottrina della fede, e dopo che vi erano state introdotte numerose correzioni, con circa 2000 rimandi a passi paralleli del catechismo ufficiale della Chiesa cattolica. Il prossimo 20 gennaio, invece, i leader e i membri del Cammino si aspettano dalle supreme autorità della Chiesa un "placet" ancor più ardentemente agognato. L'approvazione ufficiale e definitiva di quello che è il loro tratto distintivo più visibile, ma anche più controverso: il modo con cui celebrano le Messe. Le Messe delle comunità neocatecumenali si distinguono da sempre per almeno quattro elementi. 1) Vengono celebrate in gruppi ristretti, corrispondenti ai diversi stadi di avanzamento nel percorso catechetico. Se in una parrocchia, ad esempio, le comunità neocatecumenali sono dodici, ciascuna a un diverso stadio, altrettante saranno le Messe, celebrate in locali separati più o meno alla stessa ora, preferibilmente la sera del sabato. 2) L'ambiente e l'arredo ricalcano l'immagine del banchetto: una tavola con attorno i commensali seduti. Anche quando i neocatecumenali celebrano la Messa non in una sala parrocchiale ma in una chiesa, l'altare spesso lo ignorano. Collocano una tavola al centro e vi si siedono attorno in cerchio. 3) Le letture bibliche della Messa sono precedute ciascuna da un'ampia "monizione" da parte dell'uno o dell'altro della comunità e sono seguite, specie dopo il Vangelo, dalle "risonanze", ossia dalle riflessioni personali di un ampio numero dei presenti. L'omelia del sacerdote si aggiunge alle "risonanze" senza distinguersi da esse. 4) La comunione avviene anch'essa riproducendo il modulo del banchetto. Il pane consacrato, un grosso pane azzimo di farina di frumento, per due terzi bianca e per un terzo integrale, preparato e cotto con le regole minuziose stabilite da Kiko, viene spezzato e distribuito ai presenti, che restano ai loro posti. A distribuzione ultimata, viene mangiato contemporaneamente da tutti, compreso il sacerdote. Successivamente, questi passa dall'uno all'altro con il calice del vino consacrato, al quale ciascuno beve. Di particolarità ve ne sono anche altre, ma bastano queste quattro per capire quanta diversità di forma e di sostanza vi sia tra le Messe dei neocatecumenali e quelle celebrate secondo le regole liturgiche generali. Una diversità sicuramente più forte di quella che intercorre tra le Messe in rito romano antico e in rito moderno. Le autorità vaticane, a più riprese, hanno cercato di riportare i neocatecumenali a una maggiore fedeltà alla "lex orandi" in vigore nella Chiesa cattolica. Ma con polso fiacco e risultati quasi nulli. Il richiamo più forte è stato compiuto con la promulgazione degli statuti definitivi del Cammino, approvati nel 2008. In essi, all'articolo 13, le autorità vaticane hanno stabilito che le Messe delle comunità devono essere "aperte anche ad altri fedeli"; che la comunione va ricevuta "in piedi"; che per le letture bibliche sono consentite, oltre all'omelia, solo "brevi monizioni" introduttive. Delle "risonanze", ammesse nei precedenti statuti, provvisori, del 2002, non c'è traccia in questo stesso articolo 13 dedicato alla celebrazione della Messa. Se ne parla solo all'articolo 11, che però riguarda le celebrazioni infrasettimanali della Parola, che ogni comunità fa con i propri catechisti. Sta di fatto che è cambiato pochissimo tra il modo con cui oggi i neocatecumenali celebrano la messa e il modo con cui la celebravano fino ad alcuni anni fa, quando in più si passavano di Mano in mano, festanti, le coppe di vino consacrato. Solo in teoria le loro Messe di gruppo sono state aperte anche ad altri fedeli.Seduti o in piedi, il loro modo conviviale di fare la comunione è sempre lo stesso. Le "risonanze" personali dei presenti continuano a invadere e soverchiare la prima parte della Messa. Non solo. Dall'udienza con Benedetto XVI del 20 gennaio prossimo Kiko, Carmen e i loro seguaci contano di uscire con una esplicita approvazione di tutto ciò. Un'approvazione con tutti i crismi dell'ufficialità. Promulgata dalla Congregazione per il Culto Divino. Con un Francis Arinze cardinale prefetto della Congregazione e soprattutto con un Malcolm Ranjith segretario della stessa, come era fino a pochi anni fa, una simile approvazione sarebbe stata impensabile. Il card. Arinze, oggi in pensione, fu protagonista nel 2006 di un memorabile scontro con i capi del Cammino, quando ingiunse loro per lettera una serie di correzioni, alle quali essi sfrontatamente disubbidirono. Quanto a Ranjith, ora tornato in patria, nello Sri Lanka, come arcivescovo di Colombo, è difficile trovare tra i cardinali uno più agguerrito di lui nel difendere la fedeltà alla tradizione liturgica. Nel campo della liturgia, il card. Ranjith ha fama di essere più ratzingeriano dello stesso Joseph Ratzinger, suo maestro. Oggi alla testa della Congregazione per il Culto Divino c'è un altro cardinale che passa anche lui per ratzingeriano di ferro, lo spagnolo Antonio Cañizares Llovera. Ma a giudicare dal documento che egli avrebbe pronto per il prossimo 20 gennaio, non si direbbe proprio. Infatti, un suo via libera alla "creatività" liturgica dei neocatecumenali farebbe solo danno alla sapiente e paziente opera di ricostruzione della liturgia cattolica che Papa Benedetto sta compiendo da anni, con un coraggio che è pari alla grande solitudine che lo circonda. E fornirebbe un argomento in più alle accuse dei tradizionalisti, per non dire dei lefebvriani. C'è un'astuzia che i neocatecumenali adottano quando alle loro Messe partecipano o presenziano Papi, vescovi e cardinali: quella di attenersi alle regole liturgiche generali. Il card. Cañizares non è il solo ad essere caduto in questa trappola. O a credere che le intemperanze liturgiche del Cammino, se pur ci sono, sono minime e perdonabili, a confronto col fervore di fede di chi vi partecipa. Come lui, numerosi altri cardinali e vescovi hanno un occhio di riguardo per i neocatecumenali, in particolare in Spagna. Nella Curia romana è un loro acceso sostenitore il prefetto di "Propaganda Fide" Fernando Filoni, in precedenza sostituto segretario di Stato. Così, mentre con altri movimenti cattolici le autorità vaticane sono inflessibili nell'esigere il rispetto delle norme liturgiche, con i neocatecumenali sono più indulgenti. Ad esempio si tollera che, nelle loro Messe, le "risonanze" continuino a debordare, quando invece alla pur potente Comunità di Sant'Egidio si ingiunse, anni fa, di far tenere l'omelia esclusivamente dal sacerdote, e non più, come avveniva in precedenza, dal loro fondatore Andrea Riccardi o in subordine da altri leader laici della comunità. Questa diffusa indulgenza nei confronti delle licenze liturgiche dei neocatecumenali ha una spiegazione che risale ai primordi del movimento, e che è utile richiamare. In campo liturgico, più che Kiko, è stata la cofondatrice Carmen Hernández a modellare il "rito" neocatecumenale. Negli anni del Concilio Vaticano II e immediatamente successivi, quando ancora portava l'abito religioso delle Misioneras de Cristo Jesús e studiava per ottenere la licenza in teologia, Carmen si appassionò al rinnovamento della liturgia. Suoi maestri e ispiratori furono in Spagna il liturgista Pedro Farnés Scherer e a Roma don Luigi della Torre, anche lui liturgista di spicco, parroco della chiesa della Natività in via Gallia, che fu uno dei primi insediamenti romani del movimento, e mons. Annibale Bugnini, all'epoca potente segretario della Congregazione per il Culto Divino e principale artefice della riforma liturgica postconciliare. Fu proprio Bugnini, all'inizio degli anni Settanta, a felicitarsi per il modo con cui le prime comunità fondate da Kiko e Carmen celebravano le Messe. Ne scrisse su Notitiæ, la rivista ufficiale della Congregazione per il Culto Divino. E fu ancora lui, assieme ai cofondatori, a decidere di chiamare il neonato movimento "Cammino neocatecumenale". Dalla frequentazione di questi liturgisti e da una disinvolta rielaborazione delle loro tesi, Kiko e Carmen trassero una loro personale concezione della liturgia cattolica, che misero in pratica nelle Messe delle loro comunità. C'è un libro di un sacerdote ligure del Cammino, Piergiovanni Devoto, che avvalendosi di testi inediti di Kiko e Carmen, ha messo in pubblico questa loro bizzarra concezione. Il libro, uscito nel 2004 col titolo “Il neocatecumenato. Un’iniziazione cristiana per adulti” e con la calorosa presentazione di Paul Josef Cordes, all'epoca presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", oggi cardinale, è stato stampato da Chirico, la casa editrice napoletana che ha anche pubblicato l'unica opera tradotta in italiano di Farnés Scherer, il liturgista che per primo ispirò Carmen. Ecco qui di seguito alcuni passaggi del libro, tratti dalle pagine 71-77. “Nel corso dei secoli l’Eucaristia è stata spezzettata e ricoperta, rivestita fino al punto che noi non vedevamo nella nostra messa da nessuna parte la risurrezione di Gesù Cristo”...“Nel IV secolo, con la conversione di Costantino, anche l’imperatore col suo corteo va in chiesa per celebrare l’Eucaristia: nascono così liturgie di ingresso, rese solenni da canti e da salmi e, quando questi vengono poi eliminati, rimane solo l’antifona, senza più il salmo, costituendo un vero e proprio assurdo”...“Analogamente prendono campo le processioni offertoriali, nelle quali emerge la concezione propria della religiosità naturale che tende a placare la divinità mediante doni e offerte”...“La Chiesa ha tollerato per secoli forme non genuine. Il ‘Gloria’, che faceva parte della liturgia delle ore recitate dai monaci, è entrato nella messa quando delle due azioni liturgiche si è fatta un unica celebrazione. Il ‘Credo’ è comparso all’apparire di eresie e di apostasie. Anche l’’Orate Fratres’ è esempio culminante delle preghiere con cui si infarciva la messa”...“Col passare dei secoli le orazioni private si inseriscono in notevole quantità nella messa. L’assemblea non c’è più, la messa ha preso un tono penitenziale, in netto contrasto con l’esultanza pasquale da cui è sorta”...“E mentre il popolo vive la privatizzazione della messa, da parte dei dotti vengono elaborate teologie razionali, che, se contengono ‘in nuce’ l’essenziale della Rivelazione, sono ammantate di abiti filosofici estranei a Cristo e agli apostoli”...“Allora si capisce perché sorse Lutero, che fece piazza pulita di tutto ciò che credeva fosse aggiunta o tradizione puramente umana”...“Lutero, che non ha mai dubitato della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, ha rifiutato la ‘transustanziazione’, perché legata al concetto di sostanza aristotelico-tomistico, estraneo alla Chiesa degli apostoli e dei Padri”...“La rigidità e il fissismo del Concilio di Trento generarono una mentalità statica in liturgia, arrivata fino ai nostri giorni, pronta a scandalizzarsi di qualsisasi mutamento o trasformazione. E questo è un errore, perché la liturgia è vita, una realtà che è lo Spirito vivente tra gli uomini. Perciò non lo si può mai imbottigliare”...“Usciti fuori da una mentalità legalista e fissista, abbiamo assistito col Vaticano II a un profondo rinnovamento della liturgia. Sono stati tolti dall’eucaristia tutti quei paludamenti che la ricoprivano. È interessante vedere che in origine l’anafora [cioè la preghiera della consacrazione - ndr] non era scritta ma improvvisata dal presidente”...“La celebrazione dell’eucaristia il sabato sera non è per facilitare l’esodo domenicale, ma per andare alle radici: il giorno di riposo per gli ebrei parte dalle prime tre stelle del venerdì e i primi vespri della domenica per tutta la Chiesa sono da sempre il sabato sera”...“Il sabato si tratta di entrare nella festa con tutto l’essere, per sedersi alla mensa del Gran Re e gustare già ora il banchetto della vita eterna. Dopo la cena, un po’ di festa cordiale e amichevole concluderà questa giornata”...Una domanda: e questo sarebbe "lo spirito della liturgia", titolo di un libro capitale di Joseph Ratzinger, che le autorità vaticane si appresterebbero a convalidare, con la prassi che ne discende?

Sandro Magister, www. chiesa

Neocatecumenali. Le illusioni degli “indignados”

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