lunedì 16 gennaio 2012

La nomina del prefetto di Dottrina della Fede slitta ad aprile. Oltre al tedesco Müller spunta il francese Ricard, ma si considera anche un anglofono

La prossima settimana si riunirà nel palazzo del Sant’Uffizio (foto) la plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede e quasi tutti immaginavano che subito dopo sarebbe stato annunciato il nome del successore del card. William Levada, dal 2005 prefetto del dicastero dottrinale un tempo chiamato "La Suprema". I tempi, invece, sembrano destinati ad allungarsi. Benedetto XVI vuole decidere con calma, esaminando con estrema attenzione tutte le ipotesi sul tappeto. Resta innanzitutto ancora in piedi la candidatura del vescovo di Regensburg, Gerhard Ludwig Müller, 64 anni, già membro della Congregazione, teologo conosciuto e stimato personalmente da Papa Ratzinger, che lo ha a sorpresa convocato a Roma nei giorni scorsi per parlare della sua futura chiamata in curia. Nel caso non andasse in porto la designazione alla guida del dicastero, il prelato tedesco potrebbe essere nominato Bibliotecario di Santa Romana Chiesa al posto del card. Raffaele Farina e ricevere la porpora in un prossimo Concistoro. Un altro candidato preso in considerazione è Jean-Pierre Bernard Ricard, 67 anni, arcivescovo di Bordeaux, anch’egli membro della Congregazione. In entrambi i casi di tratterebbe di vescovi diocesani che però conoscono bene i meccanismi di funzionamento dell’ex Sant’Uffizio. Ma oltre a questi due nomi, il Papa sta valutando anche la possibilità di designare un prefetto anglofono, continuando in questo la tradizione incominciata con l’americano Levada. La motivazione di questa soluzione va ricercata soprattutto nella competenza acquisita dalla Congregazione per la Dottrina della Fede dopo la pubblicazione, alla fine del 2009, della Costituzione Apostolica "Anglicanorum coetibus", che prevede la possibilità di istituire degli Ordinariati anglo-cattolici per accogliere nella comunione con Roma non solo singoli preti o vescovi, ma anche intere comunità anglicane. Nella Curia romana c’è un anglofono che ha lavorato alla Congregazione per la Dottrina della Fede, il segretario del dicastero per il Culto divino, l’arcivescovo statunitense Joseph Augustine Di Noia. Domenicano, 68 anni, Di Noia è stato sottosegretario dell’ex Sant’Uffizio dal 2002 al 2009 e dunque per tre anni ha lavorato quale numero tre dell’allora card. Joseph Ratzinger. Ma è probabile che nella valutare i possibili candidati provenienti da Paesi di lingua anglosassone si tengano in conto diverse possibilità. Non ha invece alcuna consistenza la candidatura del cardinale salesiano Angelo Amato, attuale prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, già segretario dell’ex Sant’Uffizio, che compirà 74 anni il prossimo giugno. Quello riguardante la scelta del nuovo "custode dell’ortodossia" è un dossier che il Pontefice gestisce personalmente, avendo guidato per oltre un ventennio "La Suprema", che Paolo VI volle riformare mettendo in luce, oltre a quello del controllo, anche il compito di promozione della fede. L’anno appena iniziato sarà importante a questo riguardo, a motivo delle celebrazioni per i vent’anni dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica e per i cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II. La nomina del successore del card. Levada è delicata e decisiva. E Benedetto XVI non vuole agire in fretta.

Andrea Tornielli, Vatican Insider
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