domenica 5 febbraio 2012

Il superiore della Fraternità San Pio X: nostro dovere continuare a bussare alla porta, pregare perché possano cambiare atteggiamento verso di noi

Nel dialogo in corso con la Santa Sede, la Fraternità Sacerdotale San Pio X non ha alcuna intenzione di "chiudere la porta". "Al contrario - afferma il superiore generale, mons. Bernard Fellay (nella foto con Benedetto XVI) - è nostro dovere andare continuamente lì, bussare alla porta, e non chiedere se possiamo entrare (perchè vi siamo già dentro), ma pregare perchè si convertano, perchè possano cambiare atteggiamento verso di noi e tornare a ciò che ci fa Chiesa". Il capo dei lefebvriani sottolinea anche che "quando si vede l'attuale Papa affermare che ci deve essere continuità nella Chiesa, noi diciamo: naturalmente". "Questo - precisa - ciò che abbiamo detto in ogni momento. Quando si parla di tradizione, è proprio questo il significato. Si dice, ci deve essere Tradizione, ci deve essere continuità. Quindi vi è continuità. Ci viene detto quindi, il Vaticano II è stato fatto dalla Chiesa, la Chiesa deve essere un continuo, perciò il Vaticano II è Tradizione". Sono questi i passaggi centrali dell'omelia di mons. Fellay nel seminario di Winona per la festa della Candelora, della quale sono stati diffusi da alcune fonti solo alcuni estratti che in qualche modo sembravano preannunciare una rottura del dialogo tra la Fraternità fondata da mons. Marcel Lefebvre e Roma. Mons. Fellay non dice "non firmeremo mai un accordo". Secondo il blog Fides et Forma, che ne pubblica invece la traduzione integrale, l'omelia "dice al contrario che la Fraternità è disposta a firmare la professione di fede e il giuramento di fedeltà al Pontefice, ma non un giuramento di fedeltà alla dottrina sull'ecumenismo e sulla libertà religiosa", il che peraltro non è richiesto a nessun battezzato. "Non siamo un gruppo indipendente anche se stiamo 'lottando' con Roma - afferma il vescovo Fellay - siamo ancora, per così dire, con Roma. Stiamo lottando con Roma, oppure, se volete, contro Roma, e al tempo stesso siamo con Roma. E noi affermiamo e noi continuiamo a dire che siamo cattolici. Noi vogliamo rimanere cattolici". "Molte volte - continua Fellay - ho detto a Roma: 'tentate di buttarci fuori'. E vediamo che forse sarebbe molto più facile per noi restare fuori... Avremmo tanti altri vantaggi. Saremmo trattati molto meglio. Guardate i protestanti, come si aprono le chiese per loro, mentre per noi - ironizza il presule - si chiudono. E noi diciamo, non fa niente. Facciamo le cose di fronte a Dio. Soffriamo dalla Chiesa, perfetto. Non ci piace, naturalmente. Ma dobbiamo stare lì nella verità. E dobbiamo ribadire che noi apparteniamo alla Chiesa. Siamo cattolici. Noi vogliamo essere e vogliamo rimanere cattolici". Nella sua omelia, il superiore generale sostiene inoltre che la Fraternità recita "lo stesso credo della Chiesa Cattolica, in modo da accettare che ci sia un Papa, accettare che ci sia una gerarchia". E se "a molti livelli" dice dei "no" questo non accade, spiega il presule, "perchè non ci piaccia, ma perchè la Chiesa ha già parlato di queste questioni. Anche molte di queste cose le ha condannate". "E così - chiarisce - nelle nostre discussioni con Roma siamo stati bloccati lì: il problema chiave nelle nostre discussioni con Roma è stato davvero il Magistero, l'insegnamento della Chiesa". In merito alle discussioni portate avanti per un paio d'anni in Vaticano, su richiesta di Benedetto XVI che ha sfidato molte critiche per questa sua apertura, Fellay rivela che per la sua pretesa di distinguere tra Tradizione e Concilio Vaticano II, i rappresentanti della Fraternità hanno sentito definirsi "protestanti". "E noi - sono ancora le parole del successore di Lefebvre - rispondiamo: 'siete modernisti. Pretendete che l'insegnamento di oggi possa essere diverso dall'insegnamento di ieri'. Noi diciamo, quando ci atteniamo a ciò che la Chiesa ha insegnato ieri, per necessità dobbiamo aderire all'insegnamento della Chiesa oggi" in quanto "la verità non è legata al tempo". "Al termine dei dialoghi - conferma mons. Fellay - arriva l'invito da Roma" con "una proposta di una sistemazione canonica" che si potrebbe considerare "come un'ottima soluzione" perchè "sono soddisfatte tutte le nostre esigenze sul piano pratico". Ma "dovete accettare accettare il fatto che per i punti che fanno difficoltà in merito al Concilio, punti che sono ambigui, dove c'è un conflitto, questi punti, come l'ecumenismo, come la libertà religiosa, questi punti devono essere intesi in coerenza con l'insegnamento perenne della Chiesa. Quindi, se c'è qualcosa di ambiguo nel Concilio, è necessario intenderlo come la Chiesa lo ha sempre insegnato, nel corso dei secoli". E "si deve rifiutare tutto ciò che è contrario a questo insegnamento tradizionale della Chiesa". "Beh - osserva il capo dei lefebvriani - questo è ciò che abbiamo sempre detto. Il problema è che in questo testo danno due esempi di cosa e come dobbiamo capire questi principi". "Questi due esempi che ci forniscono - rivela - sono l'ecumenismo e la libertà religiosa, come sono descritti nel nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, che sono esattamente i punti per i quali critichiamo il Concilio". Ed è a questo punto che stanno le trattative. Ora, si domanda Fellay, cosa accadrà? "Per noi - risponde - è chiarissimo: dobbiamo sempre sostenere la verità, professare la fede. Noi non faremo marcia indietro, qualunque cosa accada. C'è qualche minaccia adesso da parte di Roma, certo. Si vedrà". "Dio - conclude il vescovo - sa come dirigere la sua Chiesa attraverso queste prove".

Agi

MONS. FELLAY: ACCETTATECI COSI' COME SIAMO, SIAMO PRONTI!