Il Papa: non ci sottoponiamo alle apparenze ma alla Grazia di Dio, alla sua rivelazione. Lasciamoci plasmare perchè appaia nell’uomo l’immagine di Dio

Questo pomeriggio il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita al Seminario Romano Maggiore, alla vigilia della Festa della Madonna della Fiducia, che ricorre sabato. Al suo arrivo è stato accolto dal cardinale vicario Agostino Vallini e dal rettore, don Concetto Occhipinti. Nella Cappella Maggiore del Seminario, dopo l’indirizzo di omaggio del rettore, il Papa ha tenuto una lectio divina sul testo della Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani, cap. 12, 1-2, per i Seminaristi del Seminario Romano Maggiore, del Seminario Romano Minore, dell’Almo Collegio Capranica, del Collegio diocesano "Redemptoris Mater" e del Seminario della Madonna del Divino Amore.
“È per me sempre una grande gioia” incontrare “i miei seminaristi, i seminaristi di Roma, in cammino verso il sacerdozio, vedere così la Chiesa di domani, la Chiesa che vive sempre”, ha esordito Benedetto XVI. L’epistola, ha affermato il Santo Padre, "è rivolta ai romani di tutti i tempi" e che San Paolo ha scritto "prima di arrivare nella capitale del paganesimo: incatenato, ma libero di annunciare il Vangelo". Ma la fede di Roma, ha ricordato il Papa citando l’apostolo, è da sempre "una fede grande". Di qui la speranza che anche oggi che "si parla tanto della Chiesa di Roma, dicendo molte cose su di essa, si parli anche della sua fede esemplare". È su alcune parole di Paolo che Benedetto XVI ha voluto concentrare la lectio divina. La prima è "esortazione": "Essa contiene tutta la tenerezza dell’apostolo, che si fa strumento di Dio e si appella non solo alla moralità e alla volontà ma alla grazia che è in noi, per lasciare operare Dio". Quindi, nel cuore della sua meditazione, si sofferma sulla parola "corpo". Tra Antico e Nuovo Testamento, il Santo Padre ha messo in luce, per contrasto, la novità di Cristo "che ha dato se stesso sostituendo tutti i sacrifici".È per questo che la dimensione della corporeità "deve essere la realizzazione della nostra adorazione", del nostro rapporto con Dio; la liturgia infatti "non è solo cerimonia ma l’essere nel corpo di Cristo". Quando si parla di cristianesimo perciò non bisogna pensare che esso sia solo "spiritualizzazione perché esso è incarnazione". Infatti "per il cristiano lo Spirito diventa carne e la carne è piena dello Spirito". Riferendosi al Vangelo di Giovanni, poi, Benedetto XVI ha ricordato anche che "si adorerà in spirito e verità" e che lo "spirito è lo Spirito Santo e la verità è Cristo, in cui entriamo per mezzo dello Spirito". Davanti a questa nuova dimensione è necessario quindi che il cristiano "rinnovi il suo modo di pensare". “C'è – ha affermato il Pontefice - un non conformismo del cristiano”, ma “questo non vuol dire che noi vogliamo fuggire dal mondo, che a noi non interessa il mondo; al contrario vogliamo trasformare noi stessi e lasciarci trasformare, trasformando così il mondo. Dobbiamo tener presente che nel Nuovo Testamento soprattutto, nel Vangelo di San Giovanni la parola ‘mondo’ ha due significati e indica quindi il problema e la realtà della quale si tratta: il mondo creato da Dio, amato da Dio, fino al punto di dare se stesso e il suo Figlio per questo mondo; il mondo è creatura di Dio, Dio lo ama e vuol dare se stesso affinché il mondo sia realmente creazione e risposta al suo amore”. Ma c'è anche un altro concetto del mondo, quello che “sta nei poteri del male, che riflette il peccato originale”. “Vediamo questo potere del male oggi – ha evidenziato il Santo Padre - in due grandi poteri, che di per se stessi sono utili e buoni, ma facilmente abusabili: il potere della finanza e il potere dei media. Ambedue necessari, perché possono essere utili, ma talmente abusabili che spesso diventano il contrario rispetto alle loro intenzioni vere”. Infatti, “vediamo come il mondo della finanza possa dominare sull'uomo: l'avere e l'apparire dominano il mondo e lo schiavizzano. Il mondo della finanza non rappresenta più uno strumento per favorire il benessere, per favorire la vita dell'uomo, ma diventa un potere che lo opprime, che deve essere quasi adorato mammona, la vera divinità falsa che domina il mondo”. Di qui l’invito: “Contro questo conformismo della sottomissione a questo potere, siamo non conformisti: non l'avere conta, ma l'essere conta! Non sottomettiamo a questo, usiamolo come mezzo, ma con la libertà dei figli di Dio”. C’è, poi, il potere dell'opinione pubblica. “Certamente – ha osservato Benedetto XVI - abbiamo bisogno di informazioni, di conoscenza delle realtà del mondo, ma può essere poi un potere dell'apparenza: alla fine conta quanto è detto, più che la realtà stessa. Un'apparenza si sovrappone sopra la realtà stessa, diventa più importante e l'uomo non segue più la verità del suo essere, ma vuole soprattutto apparire, essere conforme a queste realtà”. Anche contro questo “c'è il non conformismo cristiano: non vogliamo sempre essere conformati, lodati, vogliamo non l'apparenza, ma la verità e questo ci dà libertà e la libertà vera, cristiana, il liberarsi da questa necessità di piacere”, di “parlare come la massa pensa che dovrebbe essere e avere la libertà della verità e così ricreare il mondo che non sia oppresso dall'opinione, dall'apparenza che non lascia più apparire la realtà stessa”, quasi il mondo virtuale fosse “più vero, più forte, non si vede più il mondo reale e la creazione di Dio. Il non conformismo del cristiano ci redime e ci restituisce alla verità. E preghiamo il Signore che ci aiuti ad essere uomini liberi in questo non conformismo che non è contro il mondo ma è il vero amore del mondo”. San Paolo invita anche a “trasformare, rinnovando il vostro modo di pensare”. Dunque, un invito a “lasciarsi trasformare dal Signore nella forma dell'immagine di Dio, trasformarci ogni giorno di nuovo per la sua realtà alla verità del nostro essere”. Per il Papa, il “rinnovamento” è “la vera novità, che non ci sottoponiamo alle opinioni, alle apparenze, ma alla grazia di Dio, alla sua rivelazione. Lasciamoci formare, plasmare perché appaia realmente nell'uomo l'immagine di Dio”. Non solo: il “rinnovamento, questa trasformazione comincia con il rinnovamento del pensare”. Perciò, “la ragione stessa deve essere rinnovata. Rinnovata non secondo le categorie del consueto, ma rinnovare vuol dire realmente lasciarci illuminare dalla verità che ci parla nella Parola di Dio. E così finalmente imparare il nuovo modo di pensare”, che “non obbedisce al potere e all'avere, all'apparire”, ma “obbedisce alla verità del nostro essere che abita profondamente in noi e ci è ridonata nel Battesimo”. In effetti, “rinnovare il modo di pensare ogni giorno è un compito proprio nel cammino dello studio della Teologia della preparazione per il sacerdozio”. Studiare bene la Teologia “ con l'ascolto verso Dio stesso che ci parla è il cammino di rinnovamento del pensare, di trasformazione del nostro essere e del mondo”. “Conoscere e discernere la volontà di Dio, quanto è buono, questo è fondamentale nella nostra vita”, ha concluso il Pontefice.
Dopo la benedizione il coro del seminario ha guidato il canto O Maria quant’è felice, insieme ai seminaristi erano presenti le suore Figlie di san Giuseppe che si occupano del guardaroba, della Famiglia de Corde Iesu, che si occupano dell’infermeria e il personale che si occupa del Seminario. Come sempre, prima di rientrare in Vaticano, il Papa si è fermato a cena nel refettorio con i seminaristi.

RomaSette, SIR, Korazym.org

VISITA AL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA MADONNA DELLA FIDUCIA - il testo integrale della lectio divina del Papa

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