Diventate legge le nuove norme sulla trasparenza finanziara del Vaticano. Dibattito sui poteri dell’Autorità di vigilanza presieduta dal card. Nicora

Il decreto d’urgenza numero 159 contenente le nuove norme antiriciclaggio pubblicato lo scorso 25 gennaio è già stato confermato dalla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano il 2 aprile scorso, ed è dunque già divenuto legge ordinaria. Oggi, il giorno che precede la scadenza dei 90 giorni dall’entrata in vigore (dopo i quali, in caso di mancata conferma, sarebbe decaduto), verrà pubblicato ufficialmente. Da quanto si apprende, il testo, che Vatican Insider aveva pubblicato integralmente, non avrebbe subito modifiche significative rispetto alla versione di gennaio. Con questa iniziativa il Vaticano, il cui adeguamento alle normative internazionali viene vagliato in questo periodo dagli esperti di Moneyval (Comitato di esperti del Consiglio d’Europa per la valutazione delle misure di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo), spera che si avvicini la possibilità di essere inserito nella "white list" dei Paesi "virtuosi". Molte erano le novità rispetto alla vecchia legge (la n. 127), riscontrabili nel decreto dello scorso gennaio. Viene chiarita e rafforzata la natura "coercitiva" delle disposizioni dell’AIF, l’Autorità di vigilanza interna presieduta dal card. Attilio Nicora. Ed è introdotta una norma che prevede la registrazione di tutte le persone giuridiche presso il Governatorato, stabilendo così un controllo continuativo su chi è il responsabile legale di ogni ente, sulla natura e sui fini dell’ente che opera sul territorio vaticano. Viene introdotta anche una maggiore precisione delle norme penali in materia di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, come ad esempio misure cautelari prima della condanna e della confisca per riciclaggio. Sono poi precisate le competenze delle varie autorità, a partire da quelle dell’AIF, che ha potere di vigilanza e di supervisione. Questi poteri includono esplicitamente la facoltà di fare ispezioni, come pure i poteri di "Financial Intelligence Unit" e potere di sanzione. Sono resi non opzionali i protocolli d’intesa tra l’AIF e gli enti omologhi negli altri Paesi. Viene riconosciuto il ruolo di altri enti nell’ordinamento giuridico vaticano, come ad esempio quello la Gendarmeria, e quello dei tribunali, che era quasi assente nella vecchia legge. Infine, viene esplicitamente riconosciuta l’indipendenza operativa dell’AIF, che ha poteri di controllo su ogni singola operazione finanziaria dei dicasteri della Curia romana e di tutti gli organismi dipendenti dalla Santa Sede, compresi lo Ior, il Governatorato e la stessa Segreteria di Stato in quanto esercitano le attività che ricadono sotto la legge antiriciclaggio. È stato inoltre specificato che le ispezioni dell’AIF dovranno essere regolamentate dalla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, l’unico ente abilitato ad emanare le leggi. Ma il potere relativo ai regolamenti attuativi, anche vincolanti, rimane nelle mani dell’Autorità di vigilanza. Senza contare che proprio la nuova legge introduce esplicitamente il potere di ispezione, non presente nella norma precedente. Rispetto alla vecchia legge cresce il ruolo della Segreteria di Stato, e vengono citate anche la Gendarmeria e l’Apsa: mentre la norma del 2010 non indicava i soggetti, ma piuttosto le attività che ricadono sotto la legge, il nuovo decreto elenca invece diversi soggetti. Sarebbe proprio la distribuzione di compiti antiriciclaggio, ripartita tra più enti, ad avvicinare, secondo gli autori del nuovo testo, l’ordinamento giuridico vaticano agli standard internazionali. Con la nuova legge, il Vaticano si avvicinerebbe dunque agli standard internazionali, cioè alle 49 "Raccomandazioni del Gafi" (Gruppo di Azione Finanziaria del Fondo Monetario Internazionale), le coordinate che tutti gli Stati "virtuosi" devono seguire. Come si ricorderà il dibattito interno sulla nuova legge, venuto alla luce grazie alla pubblicazione di appunti e memoriali riservati nei mesi scorsi, è stato piuttosto acceso. La prima legge antiriciclaggio, scritta dall’avvocato Marcello Condemi, che quando collaborava con la Banca d’Italia aveva redatto la normativa in vigore in Italia, aveva istituito l’Autorità di Informazione Finanziaria, alla quale venivano interamente affidati i compiti di vigilanza sulla "finanza vaticana2. Sia gli autori della vecchia legge come gli estensori del nuovo decreto concordavano sulla necessità di adeguare le norme alle leggi internazionali. Il punto più discusso è stato, invece, il ruolo determinante e i poteri dati all’AIF. Dai "Vatileaks" pubblicati, si evinceva infatti che il card. Nicora riteneva le norme poi approvate nel decreto del 25 gennaio un "passo indietro" rispetto alla legge precedente. Due dunque sono le visioni che si sono confrontate. Da una parte, quella rappresentata dalla Segreteria di Stato e del Governatorato, che ritenevano la vecchia legge troppo ricalcata sulle normative italiane, e che intendevano salvaguardare, oltre alla trasparenza, anche l’autonomia e la sovranità dello Stato della Città del Vaticano e della Santa Sede, coinvolgendo nella responsabilità dell’antiriclaggio tutti gli enti d’Oltretevere. Sull’altro fronte, le preoccupazioni del card. Nicora, condivise da alcuni membri dell’Autorità finanziaria e dal presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, meno inclini a rimettere mano alle norme già approvate nel 2010 per quanto riguarda ruolo e poteri dell’Autorità di vigilanza interna. Diversi anche i team che hanno lavorato ai due testi: il primo, che aveva agito avendo tempi molto ristretti, era quello di Condemi. Il secondo, è stato quello predisposto della Segreteria di Stato e del Governatorato. C’è attesa ora per conoscere quale saranno le valutazioni di Moneyval, che nelle prossime settimane, dopo aver esaminato la prima e la seconda legge, preparerà un report da discutere con la Santa Sede, in vista della scadenza di luglio, quando la posizione vaticana sarà presentata all’assemblea generale di Moneyval.

Andrea Tornielli, Vatican Insider

Il testo del decreto

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