Il sediario pontificio Massimo Sansolini racconta in un libro i commoventi incontri di Benedetto XVI con i sofferenti: l'amore del Papa non ha limiti

Al termine di ogni Udienza generale, Benedetto XVI saluta uno ad uno, con grande tenerezza, i malati presenti nelle prime file. Ad assisterli mentre attendono una carezza del Pontefice ci sono i "sediari", gli uomini cioè che fino a 34 anni fa erano addetti a portare i Pontefici sulla sedia gestatoria e che ancora oggi gli sono accanto nelle occasioni pubbliche. Uno di questi, Massimo Sansolini, che aveva dedicato un libro agli incontri tra Giovanni Paolo II e i sofferenti, si è deciso a fare lo stesso con Papa Ratzinger. Nel nuovo libro, intitolato "Io sediario pontificio" e edito dalla Libreria Editrice Vaticana, ci sono raccontati diversi episodi toccanti, tra i quali uno colpisce molto: è la storia di un giovane focomelico presente in Piazza San Pietro al raduno dei giovani ministranti, che vorrebbe avvicinarsi alla Jeep del Papa. Sansolini se ne accorge e invece di allontanarlo lo solleva affinchè Benedetto XVI, che vedendo i malati spesso "si sporge notevolmente e tende le mani", possa abbracciarlo. "D'urgenza - è il racconto del sediario - chiedo l'autorizzazione ad agire al Reggente della Casa Pontificia, quindi mi avvicino di sorpresa al giovane dicendo di togliersi il cappello, lo invito ad alzarsi e sostenendolo per gli avambracci lo dirigo verso l'auto del Papa, che sopraggiunge in quel momento. Il Pontefice lo carezza sui capelli. Il giovane gli tende le braccia che il Papa stringe teneramente. Pochi attimi meravigliosi che in una giovane esistenza vivranno negli anni: quando qualcuno avesse commentato il perchè degli arti mancanti avrebbe potuto rispondere che una tale realtà gli aveva permesso di incontrare il Vicario di Cristo". "L'amore del Papa non ha limiti", testimonia Sansolini che con discrezione descrive gesti, parole e sguardi che Joseph Ratzinger regala ai sofferenti che incontra ogni settimana. Fermandosi davanti ad ognuno, scrive il sediario, "sempre, e mi piace sottolineare sempre, il Pontefice lo benedice e lo bacia". "Umanamente - aggiunge - ricorderò che talvolta l'affezione si presenta in modo poco accettabile alla vista: cisti, ecchimosi, lineamenti del viso irrimediabilmente alterati". Ma nulla di tutto questo scoraggia Papa Ratzinger. "Ogni singolo incontro dei due Papi con i sofferenti - confida il sediario - mi vive nell'animo e cerco di esporlo non nella sua drammaticità, che pure esiste, ma nella sua dimensione di amore e di amore cristiano".

Agi

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