giovedì 26 aprile 2012

Testimonianze nella biografia di Roncalli su Giovanni Paolo I: avrebbe messo mano a riforme profonde dell Ior, allontanando dalla Santa Sede Marcinkus

Se fosse rimasto in vita, Papa Luciani (nella foto con l'allora card. Ratzinger) avrebbe "messo mano a delle riforme profonde" dello Ior e delle finanze vaticane. Lo racconta don Massimo Camisasca, superiore generale dei Missionari di San Carlo, discepolo di don Giussani e già officiale delle Segreteria di Stato, nel libro "Giovanni Paolo I. Albino Luciani", una poderosa biografia a firma di Marco Roncalli, che esce in questi giorni per i tipi della San Paolo. "Circolavano voci secondo cui Giovanni Paolo I volesse licenziare Marcinkus e allontanarlo dalla Santa Sede", ha detto anche padre Pasquale Farusi, già direttore dei programmi giornalistici della Radio Vaticana e poi storico capo ufficio stampa della Compagnia di Gesù, altro testimone autorevole citato nel libro, ma oggi scomparso. Secondo Roncalli, al quale si deve pure una documentatissima biografia di Giovanni XXIII, del quale è anche nipote, la questione dello Ior è stata un assillo per Papa Luciani nel suo brevissimo Pontificato. In merito riporta l'opinione di Carlo Bellavite Pellegrini, docente di Economia alla Cattolica, per il quale "lo Ior di quegli anni veniva veramente ad assomigliare a un intermediario che agisce su una piazza off shore". E se, ammette Roncalli, appare "difficile documentare l'assoluta convinzione di Giovanni Paolo I che la presidenza di una banca non fosse un posto appropriato per un vescovo e perciò che la sostituzione di mons. Marcinkus fosse necessaria", come sostenuto dal vaticanista Giancarlo Zizola, "la tesi è condivisa da osservatori imparziali come mons. Camisasca e padre Farusi". Roncalli ricostruisce l'antefatto di queste preoccupazioni del Papa appena eletto, ricordando la protesta presentata personalmente a Paolo VI dall'allora Patriarca di Venezia per "l'operazione che nel '72 fagocitò la Banca Cattolica del Veneto", di cui furono artefici "l'allora presidente dello Ior, mons. Marcinkus, già in rapporti col finanziere siciliano Michele Sindona, considerato vicino ad ambienti della mafia italo-americana, e Roberto Calvi". Ma riporta anche le parole di mons. Marcinkus che, dopo la morte del Pontefice, dichiarò di essere "completamente ignaro" che ci fosse un qualsiasi progetto per sostituirmi". La tesi di Roncalli, ben documentata, è che invece la riforma ci sarebbe stata. Questo, ovviamente, non significa che Albino Luciani sia stato ucciso: in proposito il libro racconta che l'ipotesi dell'omicidio avanzata da alcuni media trovò alimento nelle bugie del Vaticano, diffuse per non far sapere che una suora aveva accesso liberamente alla stanza del Papa e cioè che era stata una religiosa a scoprire la morte di Luciani e a dare l'allarme. Ma di fatto il cambiamento profondo dello Ior e delle finanze è stato rinviato: qualcuno dice dell'intero Pontificato di Giovanni Paolo II (27 anni) perchè anche con la gestione successiva a Marcinkus le cose rimasero poco chiare, altri sostengono che nemmeno le nuove leggi sulla trasparenza e l'antiriciclaggio varate da Papa Ratzinger abbiano risolto davvero il problema Ior. Lo proverebbero i "corvi" ancora annidati Oltretevere, e i "veleni" che essi continuano a spandere.

Agi
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