Il Codice Melloni. Curioso che in questo momento salti fuori l’accusa di un complotto antisemita mosso dall'ultimo dei dattilografi del Vaticano

Complotto antisemita in Vaticano? Lo ha sostenuto Alberto Melloni, storico, esponente della Scuola di Bologna, ovvero dell’officina che più di tutte si è battuta per l’interpretazione del Concilio Vaticano II come rottura. E che, in un articolo sul Corriere della Sera del 6 maggio scorso, ha accusa "qualcuno" che “lavora o ha lavorato per il sito della Santa Sede” il quale “è riuscito a depositare nel sito web Vatican.va, per sfregio, una riga sulla 'razza' ebraica”. La riga sarebbe stata inserita nella "Nostra Ætate", la dichiarazione della Chiesa sulle religioni non cristiane pubblicata il 28 ottobre del 1965. Melloni rivendica che il “misfatto” era stato segnalato cinque mesi fa, senza successo. E padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ammette che sì, c’è stata una segnalazione, e l’errore era stato prontamente corretto, ma non era stato recepito dal sistema informatico. Ci tiene a sottolineare, però, che “comunque, l’interpretazione data da Melloni di questa vicenda, cioè che la parola ‘razza’ fosse stata inserita nella traduzione a ragion veduta e ciò manifestasse chissà quali tendenze razziste in Vaticano, so per certo che è priva di qualsiasi fondamento e del tutto gratuita”. "'Nostra Ætate' - scrive Melloni nell’articolo del 6 maggio - affermò che la Chiesa ha sempre innanzi agli occhi le parole di Paolo 'de cognatis eius' (cioè 'sui suoi congiunti') che dicono che l'adozione, la gloria, il patto, la legge, il culto e le promesse appartengono a Israele e ai padri 'dai quali è nato Cristo secondo la carne'". Sarebbe quel “cognatis” ad essere stato tradotto con la parola "razza" nel sito del Vaticano. In realtà, del Concilio Vaticano II non esistono traduzioni ufficiali. Ne sono state fatte molte. E, tra queste traduzioni, le due traduzioni di razza e stirpe hanno sempre convissuto. Senza che ci fossero problemi. Basta inserire la frase “incriminata” su Google per ottenere quasi 2100 occorrenze. Tra questi, è segnalato il sito www.vivailconcilio.it, che di certo non è lontano dalle posizioni di Melloni. E poi, anche www.documentazione.info riporta la traduzione con razza. E rimanda, come fonte, al sito del Vaticano. Dove la traduzione è stata corretta (la versione con “razza” era ancora presente il 3 maggio scorso, come risulta da una ricerca sulla cache). Un attacco pretestuoso? Nell’articolo Melloni fa capire che si sarebbe tratta di una manipolazione recente, dato che già dal 1965 L’Osservatore Romano traduceva con stirpe. Ma poi, quando il cronista chiede conto allo storico via e-mail di quando ci si è resi conto dell’errore, la risposta – alquanto sbrigativa – è: “Da quando è stato caricato c’era razza”. Le due versioni di Melloni sono in contrasto tra loro: la prima lascia intendere che il testo sia stato cambiato artatamente e recentemente, la seconda che il testo on-line ha sempre presentato la traduzione errata (la qual cosa fa pensare: perché non è stato fatto notare prima?). Quale delle due versioni è quella corretta? Tra l’altro, ogni mezz'ora il sito del Vaticano viene aggiornato in automatico con altri documenti, inseriti manualmente. E proprio perché questi inserimenti sono costanti, ma manuali, la possibilità di errore è altissima. Interpellato sulla questione della traduzione della "Nostra Ætate", padre Lombardi spiega che quando il sito Vatican.va è stato messo on-line, nel 1997, sono stati immessi moltissimi testi in tempo “assai breve”. “Purtroppo – afferma Lombardi in una e-mail inviata a chi scrive - al momento, non sono riuscito a risalire a quale traduzione italiana precisamente si fece ricorso quando fu inserita nel sito www.vatican.va. E’ vero che in essa, come segnalato da Melloni, si trovava la parola ‘razza’, ma, come in altri casi, nessuno l’aveva notato. Ora, che sia meglio e più corretto mettere ‘stirpe’ al posto di ‘razza’ è poco ma sicuro e si è quindi provveduto a correggere la traduzione in tal senso. Comunque, l’interpretazione data da Melloni di questa vicenda so per certo che è priva di qualsiasi fondamento e del tutto gratuita”. Per Melloni, però, la questione non è chiusa. Di complotto si tratta, scrive in una e-mail inviata al redattore di questo articolo l’8 maggio scorso, “perché prima del sito, tutte le traduzioni italiane (Civiltà cattolica, Osservatore, Avvenire, Enchiridion, Cod) davano ‘stirpe’ e il sito Vatican.va ha copiato sempre, non ha mai ritradotto nulla ad hoc”. E aggiunge: “Ho visto con piacere che ieri mattina alle 11 il misfatto era corretto, giustamente: una richiesta scritta perché ciò avvenisse era stata depositata in via ufficiale 5 mesi fa, senza successo”. Da chi fosse stata depositata e perché “non è affare che la riguarda”, taglia corto Melloni. Lo spiega invece padre Lombardi, in una e-mail inviata a chi scrive il 10 maggio, dopo aver svolto una indagine interna. “E' vero – dice Lombardi - che c'era stata una precedente segnalazione di Melloni, a cui era seguita già in febbraio una indicazione da parte di chi di dovere ad un tecnico incaricato dei testi del sito affinché operasse la correzione. Dai registri la correzione risultava fatta, ma - misteri dell'informatica -, non era stata di fatto recepita nel sito, forse per un ordine dato in modo inesatto o per altro inconveniente tecnico non spiegato; di qui il permanere della parola ‘razza’, che è stata corretta quando, a seguito dell'articolo di Melloni, ci si è accorti della situazione”. Ma, aggiunge Lombardi, l’interpretazione della vicenda è comunque “ingiustificatamente negativa”. Eccolo srotolato il Codice Melloni. Certo, è curioso che, di fronte a un Papa che ha lavorato sempre e incessantemente in favore dei rapporti con l’Ebraismo, e proprio mentre il Pontefice sta adoperandosi per una ricomposizione dello scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, alcuni membri della quale hanno fatto con dichiarazioni antisemite, in questo momento salti fuori l’accusa di un complotto antisemita mosso dall'interno del Vaticano, magari dall'ultimo dei dattilografi. Dato che la segnalazione era arrivata, allo storico della scuola di Bologna bastava semplicemente reiterare la segnalazione. Perché creare un caso, quando anche le due traduzioni hanno convissuto per così tanto tempo?

Andrea Gagliarducci, Korazym.org

Commenti