Lombardi: passi uno dopo l'altro con totale serietà perchè sia chiaro che l'idea di Paolo Gabriele 'capro espiatorio' non corrisponde a realtà

I legali dell'ex-maggiordomo di Papa Benedetto XVI, Paolo Gabriele, hanno fatto domanda di scarcerazione per il loro assistito, arrestato nell'inchiesta vaticana sulle fughe di documenti. Lo ha detto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in un briefing con i giornalisti, aggiungendo che il giudice istruttore vaticano, Piero Antonio Bonnet, si è ''riservato di decidere'' ma ''al momento'' Gabriele ''rimane in custodia cautelare''. L'ex-assistente di camera del Papa ''ha visto e continua a vedere sia gli avvocati che i familiari e un sacerdote se lo desidera''. Gabriele non è un ''capro espiatorio'', ha detto il gesuita, smentendo anche che siano indagati al momento due cardinali e quattro o cinque laici, tra cui un giornalista, come scritto da alcuni ordini di stampa. L'apparente ''lentezza'' delle indagini testimonia, secondo il direttore della Sala Stampa vaticana, che le indagini procedono con ''scrupolo". ''Si vogliono fare i passi uno dopo l'altro con totale serietà, in modo che sia assolutamente chiaro che l'idea di un 'capro espiatorio' non sia assolutamente corrispondente a realtà. Abbiamo trovato un elemento concreto e ora si vogliono capire le eventuali responsabilità al di là della persona coinvolta''. ''La ripresa degli interrogatori - ha spiegato ancora il portavoce - non è imminente. Oggi è nei prossimi giorni non ci sono interrogatori. Continuano le indagini, le riflessioni, lo studio del materiale e la ricerca di possibili elementi utili per avere un quadro più definito e concreto in cui ulteriori interrogatori si collochino con maggior frutto''. ''Il mito che il Vaticano non intende collaborare con la giustizia italiana non rispondendo alle rogatorie va sfatato'', ha detto citando eventi recentemente alla ribalta delle cronache come quelli legati allo Ior, al rapimento di Emanuela Orlandi, e all'inchiesta sugli ammanchi di denaro negli enti della diocesi di Trapani. Lombardi ha anche ribadito che gli inquirenti vaticani non ha ancora inviato rogatorie all'Italia per il caso Vatileaks.

Asca

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