giovedì 12 luglio 2012

Associazione patriottica: Santa Sede non favorisce l'unità e il sano sviluppo della Chiesa in Cina. Vescovo ausiliare di Shanghai recluso e indagato

L'Associazione Patriottica critica e il Consiglio dei vescovi cinesi rispondono alla nota della Santa Sede sull'ordinazione illecita di padre Yue Fusheng di Harbin. In un comunicato, diffuso ieri, le autorità cinesi sottolineano che il documento vaticano "non favorisce l'unità, la comunione e il sano sviluppo della Chiesa in Cina". A differenza delle dichiarazioni ostili pubblicate il 4 luglio dall'Ufficio per gli Affari religiosi (State Administration for religious Affair, Sara), il comunicato dell'AP utilizza parole e toni più pacati, senza menzionare la parola "scomunica". Fonti della Chiesa Cattolica in Cina definiscono il documento "pretestuoso" e atto a "confondere i lettori". La dichiarazione parla delle qualità di padre Yue come sacerdote, sottolineando che il prete era già stato scelto come candidato vescovo nel 1999 e riproposto come tale lo scorso 16 maggio. Nella sua nota, la Santa Sede affermava invece che padre Yue era stato informato che "egli non poteva essere approvato dal Papa come candidato vescovo. In diverse occasioni gli era stato chiesto di non accettare l'ordinazione episcopale senza il mandato pontificio". Per le fonti, ciò non ha nulla a che fare con la sua dedizione al lavoro pastorale o all'essere considerato o meno un possibile candidato vescovo. Molti prelati che hanno partecipato all'ordinazione illecita di Harbin hanno espresso il proprio dolore e tristezza. "I fedeli della Chiesa ufficiale di Harbin - sottolinea una fonte locale - sono delusi e tristi di avere un leader debole e scomunicato dal Vaticano". Nel suo comunicato, l'AP afferma che una diocesi senza vescovo rallenta lo sviluppo della Chiesa, e il Consiglio dei vescovi farà di tutto per formare e selezionare i canditati e guidarli attraverso il processo di elezione e ordinazione. Ma secondo le fonti, il fine dell'AP è confondere i fedeli e sottolineano che la scelta del vescovo deve essere la cosa più importante, anche se la diocesi è vacante. "Un buon prelato - affermano - deve essere pronto a difendere la Chiesa e i suoi fedeli". Riprendendo il comunicato della Sara, l'ultimo punto del documento, afferma che i vescovi in Cina godono dello stesso rispetto che ha nei loro confronti la Chiesa universale. Per le fonti i prelati sono tali "solo se sono approvati dal Papa e difendono il principio della Chiesa. una, santa, cattolica e apostolica". In una nota di ieri l'Associazione patriottica e il Consiglio dei vescovi cinesi hanno confermato che mons. Thaddeus Ma Daqin, vescovo ausiliare di Shanghai, è indagato per aver violato "in modo grave" il regolamento sulle ordinazioni episcopali in Cina. Tuttavia, il documento non spiega in quali termini mons. Ma Daqin avrebbe violato la norma. Inoltre, fonti cattoliche di AsiaNews ad Harbin (Heilongjiang) riferiscono che due sacerdoti della Chiesa ufficiale sotto il controllo del governo stanno avendo problemi con le autorità religiose locali, per essersi opposti all'ordinazione illecita del 6 luglio scorso. Secondo quanto si legge nel sito ufficiale del Consiglio dei vescovi cinesi, la nota di oggi su mons. Ma dice: "Sui quesiti sollevati nei giorni scorsi circa le regole [da seguire] per l'ordinazione del vescovo coadiutore di Shanghai, il portavoce del Consiglio dichiara: il 7 luglio, le azioni del vescovo coadiutore della diocesi di Shanghai hanno violato in modo grave il regolamento sull'ordinazione episcopale del Consiglio dei vescovi in Cina". Per questo, prosegue, "il Consiglio sta indagando e valutando il caso". Intanto, mentre i media internazionali continuano a concentrarsi sul "riposo" di mons. Ma, la diocesi di Shanghai rompe il silenzio e annuncia sul proprio sito che il vescovo è in "ritiro personale", negando "tutte le accuse che lo indicano detenuto, agli arresti domiciliari o scomparso", che sono "soltanto pettegolezzi". Tuttavia, il messaggio non si riferisce a lui come "vescovo" ma solo come "Ma Daqin". La nota di Shanghai, apparsa sotto il nome di "portavoce della diocesi di Shanghai", sottolinea che "Ma in persona ha richiesto e ottenuto il consenso del vescovo Aloysius Jin Luxian [per andare in ritiro]. Dall'8 luglio scorso, egli è in ritiro al santuario di Sheshan, dove spera di non essere disturbato". "Dispiace" alla Santa Sede che "proprio dopo un'ordinazione episcopale che per noi è stata fonte di gioia e di soddisfazione" ora "si sia creata una situazione anomala" ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, a commento della reclusione del vescovo cinese. Interpellato dai cronisti nel corso di un briefing, il gesuita ha precisato: "Non abbiamo una comunicazione diretta con lui e non abbiamo informazioni specifiche". Ad AsiaNews i webmaster di alcuni siti cattolici della Cina continentale hanno detto che da ieri funzionari religiosi li hanno avvertiti di cancellare ogni notizia legata all'ordinazione di mons. Ma. Nei giorni scorsi, le discussioni e i commenti apparsi su vari forum online e di gruppi cattolici sono stati molto attivi, in particolare nell'esprimere sostegno alla coraggiosa azione di mons. Ma, e nell'esortare gli altri vescovi di seguire il suo esempio. Tuttavia, altri hanno espresso disaccordo circa la mossa del vescovo.

AsiaNews, TMNews
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