L'invito di Gesù alla preghiera per gli operai nella messe. Il Papa: il mondo di oggi ha bisogno di persone che parlino a Dio per poter parlare di Lui

La liturgia del Vangelo di oggi, nel quale Gesù invita a pregare perché Dio mandi operai nella sua messe, echeggia alcuni pensieri espressi ieri mattina dal Papa nella sua visita alla comunità dei Padri Verbiti di Nemi. La Chiesa, ha affermato Benedetto XVI, ha il dovere di vivere in un continuo “dinamismo” dell’annuncio dell’amore di Dio al mondo, perché il bene “ha la necessità in sé di comunicarsi”. Un tema sul quale il Pontefice è tornato diverse volte negli ultimi mesi, in particolare parlando della nuova evangelizzazione. Diventare terra di missione dopo essere stata una terra di missionari. È la capriola all’indietro del cristianesimo in Occidente. Una lenta erosione che dopo duemila anni dal primo annuncio ha portato, in quest’area del pianeta, a un analfabetismo di ritorno del Vangelo che ha reso indispensabile una seconda diffusione del messaggio di Cristo. La nuova evangelizzazione è il terreno sul quale Benedetto XVI ha scelto di combattere una delle buone battaglie del suo Pontificato. E l’arma utilizzata è quella prevista dalla “legge del chicco di grano”, che vuole uomini e donne che prima di ammaestrare le folle in pubblico sappiano mettersi in ginocchio in silenzio.
"Il mondo di oggi ha bisogno di persone che parlino a Dio, per poter parlare di Dio. E dobbiamo anche ricordare sempre che Gesù non ha redento il mondo con belle parole o mezzi vistosi, ma con la sua sofferenza e la sua morte. La legge del chicco di grano che muore nella terra vale anche oggi; non possiamo dare vita ad altri, senza dare la nostra vita" (All'Incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, 15 ottobre 2011).
In questo modo, nota il Papa, chi annuncia non perde di vista che è Dio stesso a dare forza alle sue parole e non il contrario. Il che è poi massima garanzia di successo nella diffusione del
Vangelo. Poi, certo, duemila anni di storia della santità sono lì a dimostrare che audacia, dedizione, entusiasmo sono monete che un testimone della fede non può non trafficare lungo la via che porta Cristo.

“E su questa via non si cammina mai da soli, ma in compagnia: un’esperienza di comunione e di fraternità che viene offerta a quanti incontriamo, per partecipare loro la nostra esperienza di Cristo e della sua Chiesa. Così, la testimonianza unita all’annuncio può aprire il cuore di quanti sono in ricerca della verità, affinché possano approdare al senso della propria vita” (16 ottobre 2011, Santa Messa per la Nuova Evangelizzazione).
La maggiore efficacia che Benedetto XVI attribuisce alla “testimonianza unita” dilata la riflessione su un cerchio più ampio, quello ecumenico: "La mancanza di unità tra i cristiani
impedisce un annuncio più efficace del Vangelo, perché distrugge o mette in pericolo la nostra credibilità. Come possiamo dare una testimonianza convincente se siamo divisi? Certamente, per quanto riguarda le verità fondamentali della fede, ci unisce molto più di quanto ci divide”
(Udienza generale, 18 gennaio 2012).


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