giovedì 2 agosto 2012

Bertone: il Papa ha concluso il terzo volume su Gesù di Nazaret, grande regalo per l'Anno della fede. Poi, forse, la quarta Enciclica del Pontificato

Per l’Anno della fede, il Papa potrebbe pubblicare la sua quarta Enciclica. E sicuramente arriverà il terzo volume su Gesù. Ad annunciarlo è stato ieri il il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, in questi giorni in vacanza in Valle d’Aosta. "Il Santo Padre – ha riferito il porporato – ha concluso il suo terzo volume, un manoscritto dedicato a Gesù di Nazaret. È un grande regalo nell’Anno della fede. Poi, forse, ci sarà anche l’Enciclica". Quindi ha aggiunto: "Leggeremo questo terzo volume con avidità e con grande gusto". Fino ad oggi Papa Ratzinger ha scritto ha scritto tre Encicliche, la "Deus caritas est", firmata il giorno di Natale del 2005, la "Spe salvi", che porta la data del 30 novembre 2007, e la "Caritas in veritate", del 29 giugno 2009. Si è ipotizzato che dopo quella sulla carità e quella sulla speranza, Benedetto XVI voglia dedicare un’Enciclica alla fede, completando così una sorta di trilogia sulle tre virtù teologali. Il card. Bertone non ha detto l’argomento dell’Enciclica, ma un documento sulla fede sarebbe in sintonia con l’Anno della fede. E sempre in autunno dovrebbe essere edita la terza parte del libro "Gesù di Nazaret", sui Vangeli dell’infanzia. Il porporato ha detto che in questo periodo di riposo sta rivedendo carte, appunti e problemi che bisogna mettere in ordine, naturalmente sempre in contatto con Roma, sia con i suoi collaboratori sia con il Papa. Ad una domanda su quale invito fare ai politici italiani, ha parlato della necessità dell’impegno per il bene comune: è l’esortazione lanciata dallo stesso Benedetto XVI nella sua ultima Enciclica. L'importante, ha affermato, è rimboccarsi le maniche, anche con qualche sacrificio personale o di gruppo. Nell’omelia, prendendo spunto dalla memoria liturgica di Sant’Eusebio di Vercelli, ha tracciato “il compito di colui che governa con senso di responsabilità, a differenza del mercenario che svolge un mestiere. Governare – ha spiegato - significa prendersi cura, prendere le difese dei deboli, dei bisognosi, e nell’immagine del ‘buon pastore’ far risplendere la regalità di Cristo”. Ha ricordato poi l’opera di evangelizzazione compiuta da Sant’Eusebio che “non restò a casa sua”. “Affrontò – invece - viaggi durissimi, pericoli, incomprensioni e persecuzioni dei nemici, pur di portare il Vangelo e la salvezza di Cristo dappertutto”. “Quando si parla di ‘nuova evangelizzazione’ – ha osservato Bertone - dobbiamo saper riconoscere in questa espressione tutta la carica di fiducia che Dio dà a noi oggi, nel volerci annunciatori del Vangelo in mezzo alla nostra gente, tanto quanto i primi discepoli fra le genti pagane del loro tempo. Il Signore ha bisogno oggi del nostro cuore, della nostra mente, delle nostre forze affinché il progetto di vita da lui annunciato possa avere la forza attrattiva nel nostro mondo vitale, differenziato e complesso nel quale bisogna saper rendere concretamente visibile la forza della speranza cristiana. In ogni ambito sociale: nel lavoro, nel matrimonio e nella famiglia, come in tutte le cerchie amicali e di impegno sociale, ciascuno è davvero insostituibile per una ramificazione della testimonianza di fede”. “Comprendiamo allora la grande importanza dell’annuncio fatto da Benedetto XVI di proclamare l’Anno della fede, che prenderà inizio nel prossimo mese di ottobre a cinquant’anni dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Sarà un anno importante – ha aggiunto - se si pensa alla necessità del nostro tempo di servire la causa dell’uomo” che, secondo quanto detto da Benedetto XVI - senza Dio “non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia”. “Coscienti della nostra dignità di collaboratori o operatori di una ‘nuova evangelizzazione’ – ha concluso il card. Bertone - dobbiamo coltivare una grande passione per Dio prima di tutto. Ma dobbiamo anche sforzarci in molti modi per scoprire di nuovo, attraverso una formazione realmente cristiana, i molti tesori della nostra cultura e della fede che sono sfuggiti di mano a molti e che per questo sono divenuti quasi irriconoscibili”.

Avvenire, Radio Vaticana
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