Anno della fede. La preghiera dei cattolici di Siria e Iraq: una fede rinnovata unita al coraggio di restare e di testimoniarla in mezzo alle tante difficoltà

Una fede rinnovata unita al coraggio “di restare e di testimoniare la fede in mezzo a tante difficoltà”: è la preghiera delle comunità cattoliche di Siria e Iraq, paesi accomunati da una grave situazione interna e attraversati da violente tensioni, per l’Anno della fede che Benedetto XVI aprirà l’11 ottobre. In un’intervista all'agenzia SIR mons. Shlemon Warduni, vicario ausiliare caldeo di Baghdad e il patriarca greco-cattolico melkita di Damasco, Gregorio III Laham, raccontano le attese e le speranze dei loro fedeli per l’Anno della fede. “La situazione nel Paese è tale che non possiamo fare tutto ciò che ci prefiggiamo ma da questo Anno della Fede speriamo di ricevere il coraggio per andare avanti e non lasciare la nostra terra” dichiara mons. Warduni che pochi giorni fa ha presenziato ad un incontro di preparazione di oltre 400 giovani a Baghdad. Alle gravi situazioni dei loro Paesi corrispondono però anche grandi attese: “ci attendiamo una fede rinnovata e coraggiosa per essere testimoni di Cristo in un contesto, - sottolinea Gregorios III Laham - musulmano. Il dialogo è un elemento essenziale per la vita delle nostre chiese, dal dialogo discende anche la testimonianza di vita nel Vangelo. L’Anno della fede ci servirà per rafforzare la comunione e la testimonianza tra le nostre Chiese per essere più credibili al mondo musulmano, non solo mediorientale”.

SIR

IRAQ E SIRIA - Il coraggio di credere: l'Anno della fede e il 50° del Concilio in due Paesi segnati dalla violenza

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