Anno della fede. Tessarollo: vi siano segni di autentico rinnovamento. Miglio: occasione per ricominciare. Cavallotto: mettersi alla scuola del Concilio. Pennisi: messaggio di salvezza per tutti

“L’Anno della fede sia per tutti, ciascuno nel suo impegno di vita, personale, religiosa, sociale, economica e politica, un anno di autentica conversione. Abbiamo bisogno tutti di vedere segni di autentico rinnovamento per ritrovare fiducia e speranza”. Lo scrive, sul numero in uscita del settimanale diocesano Nuova Scintilla, il vescovo di Chioggia, mons. Adriano Tessarollo, invitando i presbiteri e i fedeli della diocesi alle celebrazioni nei vicariati, il prossimo 11 ottobre, per l’apertura dell’Anno della fede. L’augurio del vescovo è che questo “sia l’inizio di un cammino di fede che in quest’anno vogliamo percorrere insieme, nella Chiesa diocesana, nel territorio vicariale e in ciascuna parrocchia o unitaÌ pastorale”, poiché “il cammino fatto insieme stimolerà e arricchiraÌ la fede personale di ciascuno e la fede di ciascuno arricchirà l’intera Comunità e Chiesa”. Mons. Tessarollo riflette quindi sull’attualità, riconoscendo che “stiamo attraversando un periodo in cui anche le nostre comunità civili e politiche patiscono lo scandalo di molte guide”. Da qui l’esortazione: “Ritroviamoci a pregare nella speranza che chi si professa cristiano torni alla coerenza del Vangelo, al senso del servizio e dell’onestà, della giustizia, dell’equità e della trasparenza”.
“Sarebbe bello camminare in quest’Anno della fede sui passi di Abramo, con la fede di Maria e con l’umilta di Pietro”. Sono le tre figure che l’arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio, propone per la riflessione sul numero in uscita del settimanale diocesano Il Portico, alla vigilia dell’apertura dell’Anno della fede. La “via della fede”, evidenzia, “viene da lontano, da Abramo, e su questa via abbiamo una moltitudine di testimoni”. “Sono colpito - ammette il vescovo - dal numero rilevante di martiri antichi che segnano la vita della diocesi e delle varie parrocchie, a cominciare da Cagliari, dalla cattedrale. Nell’Anno della fede questi nostri martiri dobbiamo rimetterli in vista, all’attenzione di tutti”. Mons. Miglio invita quindi a “riscoprirci credenti” e vivere quest’Anno “come occasione per ricominciare”. “Prima di tutto - riconosce - siamo dei credenti, tutti quanti, siamo chiamati a credere, poi viene tutto il resto. Quanta gente dà per scontati i discorsi di fede, crede di sapere e di conoscere: occorre ricominciare, riscoprire e riprendere slancio, entusiasmo. Ridiventare un po’ neofiti”. Infine, “tornare a quelli che erano e sono gli obiettivi” del Concilio Vaticano II e poi ripercorrere quelle “tappe fondamentali”, in termini di “documenti, veri e propri eventi”, che hanno caratterizzato la Chiesa degli ultimi 50 anni.
L’apertura dell’Anno della fede non avviene in “una data occasionale”, bensì “è stata scelta dal Papa per ricordare, a cinquant’anni di distanza, l’apertura del Concilio ecumenico Vaticano II”, segno che “fede e Concilio si richiamano e sono vitalmente connessi”. È quanto sostiene, sul numero in uscita del settimanale cattolico cuneese La Guida, mons. Giuseppe Cavallotto, vescovo di Cuneo e Fossano. In altri termini, “si vuole affermare che la nostra fede, per ravvivarsi e rinnovare le nostre comunità, deve ripensarsi alla luce degli insegnamenti conciliari”. Il Vaticano II, ricorda il vescovo, “non ebbe come finalità la definizione di verità di fede”, bensì “dire Dio oggi e il suo piano universale di salvezza”. In sintesi, “il Concilio sollecita le comunità cristiane e i singoli battezzati a una concreta e attiva apertura” e “l’Anno della fede - precisa mons. Cavallotto - è un’occasione propizia per metterci alla scuola del Concilio: raccogliere le sue grandi intuizioni e proposte, interrogarci sui ritardi nell’attuare le sue scelte, rafforzare la nostra fede che, sostenuta dalla Chiesa e alimentata dalla Parola e dai sacramenti, diventa adesione personale a Dio e si traduce in amore fraterno per la costruzione del Regno”.
“Per ravvivare il dono della fede siamo chiamati, nello spirito del Concilio Vaticano II, a dialogare non solo con gli altri cattolici ma anche con i fratelli e sorelle delle altre confessioni cristiane, con gli appartenenti alle altre religioni e con i non credenti e gli indifferenti”. Lo scrive, nel numero in uscita del settimanale diocesano Settegiorni dagli Erei al Golfo, il vescovo di Piazza Armerina, mons. Michele Pennisi, riflettendo sull’Anno della fede, “straordinario tempo di grazia per riscoprire, con il dono prezioso della fede, la bellezza e la gioia di essere cristiani”. “Solo se fondata sull’incontro con Gesù Cristo risorto - ricorda il vescovo - la fede potrà essere riscoperta nella sua autentica integrità senza essere ridotta a una realtà intellettuale o sentimentale o moralistica”. Sì al dialogo, dunque, sapendo che “la necessità di dialogare con tutti esige il rispetto della verità rivelata che ci è stata affidata, che non ammette mezze o doppie misure sia in campo dogmatico sia in campo morale e implica la salvaguardia dell’originalità del messaggio cristiano, come messaggio di salvezza da proporre a tutti”. “In quest’anno - precisa il vescovo - siamo chiamati alla riscoperta della fede come nuovo criterio d’intelligenza e di azione, che cambia la nostra mentalità e la nostra vita e apre il nostro cuore alla speranza”.

SIR

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