lunedì 8 ottobre 2012

Appello di Gianluigi Nuzzi al Papa: conceda la grazia a Paolo Gabriele. Benedetto XVI un uomo puro in mezzo ai lupi, tra lui e gli scontri del potere una distanza siderale

Un appello "affinché il Papa conceda la grazia al suo ex collaboratore Paolo Gabriele (foto)" e una riflessione sui motivi che hanno spinto l'ex maggiordomo a portare allo scoperto i segreti nascosti del Vaticano. A fare entrambi, appello e riflessione, è Gianluigi Nuzzi, giornalista e autore del libro "Sua Santità": è a lui che Paolo Gabriele ha consegnato quelle carte riservate, sottratte dall'appartamento privato di Benedetto XVI, ed è con lui che, durante mesi di frequentazione, il corvo si è sfogato raccontando i perché del suo gesto. Ora Nuzzi racconta e spiega quei perché in un articolo che esce oggi in contemporanea su Le Monde e El Mundo e, in stralci, sulla Süddeutsche Zeitung. Quello di Gabriele, scrive Nuzzi, era un gesto fatto per denunciare, "per evidenziare storie opache che si sviluppano in Vaticano, nuocendo alla Chiesa stessa". C'è da chiedersi, continua il giornalista, "se il danno alla Chiesa lo cagiona Gabriele che, pur violando la fiducia del Papa, ha fatto emergere storie di interessi in Vaticano o i protagonisti di quelle vicende". Quello che emerge dalle parole di Nuzzi è il ritratto di un uomo che ha agito seguendo un fine preciso: rendere pubblici fatti che, a suo avviso, stavano minando dall'interno il Vaticano. Fatti di cui era all'oscuro lo stesso Joseph Ratzinger, descritto come "un uomo puro in mezzo ai lupi". Tra il Papa e "gli scontri, le espressioni più dure del potere" ci sarebbe una distanza siderale, un "vuoto da vertigine tra chi lavora per la trasparenza e chi coltiva interessi lontani dalle Scritture". Nuzzi, seguendo Gabriele, racconta un mondo lontano dallo spirito del primitivo cristianesimo e ricorda tre fatti emblematici: "L'allontanamento di mons. Carlo Maria Viganò, economo della Città del Vaticano promosso a Washington dopo le denunce al Papa, il durissimo scontro con il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il siluramento di Ettore Gotti Tedeschi dallo Ior". E poi corruzione e "interessi opachi negli appalti", casi come quello del presepe in Piazza San Pietro che, ogni anno, costa 250mila euro. Storie ancora tutte da chiarire, scrive Nuzzi, ma "che spiegano la frustrazione di un uomo solo di fronte a questi intrighi".

Corriere della Sera
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