La deposizione di mons. Gänswein: documenti sequestrati a Paolo Gabriele in copia e in originale a partire dal 2006. Durante gli anni del suo servizio non ho avuto mai ragione di dubitare di lui

''Quando sono andato con i gendarmi a visionare i documenti sequestrati a Paolo Gabriele, c'erano sia documenti originali che fotocopie, i primi originali che ho visto risalivano all'inizio della presa di servizio di Paolo Gabriele, nel 2006. Ho visto documenti in copia e in originale del 2006, del 2007 e del 2008'': così il segretario personale del Papa, mons. Georg Gänswein, che ha deposto questa mattina per mezz'ora al processo sulla furto di documenti riservati della Santa Sede. "Durante gli anni del suo servizio non ho avuto mai ragione di dubitare di lui", ha detto il sacerdote tedesco, seduto a pochi metri da Paolo Gabriele. I due non si sono scambiati nessuno sguardo, sebbene l'ex assistente di camera di Papa Ratzinger si sia alzato ogni volta che Georg Gänswein è entrato nell'aula. Il segretario del Papa ha detto di aver dubitato per la prima volta di Paolo Gabriele quando ha visto nel libro di Gianluigi Nuzzi "Sua Santità" tre documenti che aveva solo lui: una lettera a lui indirizzata da Bruno Vespa, una seconda lettera di una banca milanese e un appunto del portavoce vaticano Federico Lombardi sul caso di Emanuela Orlandi. Il segretario personale del Papa ha spiegato ancora: ''Io sono una persona precisa e non ho mai riscontrato una mancanza di documenti proprio perché sono una persona molto precisa''. "Non mi sono accorto che gli originali mancavano", ha detto più in generale Gänswein, "ma erano riconoscibili perché avevano il timbro dell'ufficio". I gendarmi Giuseppe Pesce, Gianluca Gauzzi Broccoletti, Costanzo Alessandrini hanno dichiarato che tra le migliaia di pagine sequestrate nell'abitazione di Paolo Gabriele, "moltissime riguardavano la Massoneria e i servizi segreti". I gendarmi hanno spiegato che la grande quantità di materiale rinvenuta in casa di Gabriele durante la perquisizione dell’abitazione non ha permesso di vagliare il materiale in loco, e che quindi sono state sequestrate le ormai note 82 scatole piene di fogli e materiale informatico. Discrepanti infine le testimonianze di due gendarmi sul ritrovamento della presunta pepita d’oro e dell’assegno: secondo uno rinvenuti entrambi in una scatola delle scarpe nel soggiorno di Gabriele, secondo l’altro la sola pepita sarebbe stata trovata nella scatola, mentre l’assegno sarebbe emerso in un secondo momento durante il controllo degli atti in Gendarmeria.  

Adnkronos, TMNews, Radio Vaticana

Commenti