Il Papa: il vescovo dev’essere valoroso. E tale valore o fortezza non consiste nel colpire con violenza, nell’aggressività, ma nel lasciarsi colpire e nel tenere testa ai criteri delle opinioni dominanti. Il coraggio di restare fermamente con la verità è inevitabilmente richiesto a coloro che il Signore manda come agnelli in mezzo ai lupi

 “Per la Chiesa credente ed orante – ha spiegato il Papa nell'omelia della Santa Messa della Solennità dell'Epifania, nella quale ha conferito l'Ordinazione episcopale a quattro presbiteri -, i Magi d’Oriente che, sotto la guida della stella, hanno trovato la via verso il presepe di Betlemme sono solo l’inizio di una grande processione che pervade la storia”. Come i pastori “personificano i poveri d’Israele e, in genere, le anime umili che interiormente vivono molto vicino a Gesù – ha chiarito -, così gli uomini provenienti dall’Oriente personificano il mondo dei popoli, la Chiesa dei gentili – gli uomini che attraverso tutti i secoli si incamminano verso il Bambino di Betlemme, onorano in Lui il Figlio di Dio e si prostrano davanti a Lui”. La Chiesa chiama questa festa “Epifania”, “la comparsa del Divino. Se guardiamo il fatto che, fin da quell’inizio, uomini di ogni provenienza, di tutti i Continenti, di tutte le diverse culture e tutti i diversi modi di pensiero e di vita sono stati e sono in cammino verso Cristo, possiamo dire veramente che questo pellegrinaggio e questo incontro con Dio nella figura del Bambino è un’Epifania della bontà di Dio e del suo amore per gli uomini”. Facendo riferimento ai quattro nuovi presuli, il Pontefice ha posto l’accento sul “nesso tra questa ordinazione episcopale e il tema del pellegrinaggio dei popoli verso Gesù Cristo”. 
Il vescovo, infatti, “ha il compito non solo di camminare in questo pellegrinaggio insieme con gli altri, ma di precedere e di indicare la strada”. Come i Magi “erano ricercatori di Dio”, il vescovo “deve soprattutto essere un uomo il cui interesse è rivolto verso Dio, perché solo allora egli si interessa veramente anche degli uomini. Potremmo dirlo anche inversamente: un vescovo dev’essere un uomo a cui gli uomini stanno a cuore, che è toccato dalle vicende degli uomini. Dev’essere un uomo per gli altri. Ma può esserlo veramente soltanto se è un uomo conquistato da Dio”. La fede, ha evidenziato il Santo Padre, “ci tira dentro uno stato in cui siamo presi dall’inquietudine di Dio e fa di noi dei pellegrini che interiormente sono in cammino verso il vero Re del mondo e verso la sua promessa di giustizia, di verità e di amore”. In questo pellegrinaggio, “il vescovo deve precedere, dev’essere colui che indica agli uomini la strada verso la fede, la speranza e l’amore”. Ma, come pellegrino di Dio, “dev’essere soprattutto un uomo che prega”. I Magi “erano anche e soprattutto uomini che avevano coraggio, il coraggio e l’umiltà della fede”. Ci voleva “del coraggio per accogliere il segno della stella come un ordine di partire” ed è facile “immaginare” che la loro decisione “abbia suscitato derisione”. Ma “la ricerca della verità era per loro più importante della derisione del mondo, apparentemente intelligente”. 
Allo stesso modo, “l’umiltà della fede, del credere insieme con la fede della Chiesa di tutti i tempi, si troverà ripetutamente in conflitto con l’intelligenza dominante di coloro che si attengono a ciò che apparentemente è sicuro. Chi vive e annuncia la fede della Chiesa, in molti punti non è conforme alle opinioni dominanti proprio anche nel nostro tempo”. Infatti, “l’agnosticismo oggi largamente imperante ha i suoi dogmi ed è estremamente intollerante nei confronti di tutto ciò che lo mette in questione e mette in questione i suoi criteri”. Perciò, “il coraggio di contraddire gli orientamenti dominanti è oggi particolarmente pressante per un vescovo”. Il vescovo, ha aggiunto il Papa, “dev’essere valoroso”: “E tale valore o fortezza non consiste nel colpire con violenza, nell’aggressività, ma nel lasciarsi colpire e nel tenere testa ai criteri delle opinioni dominanti. Il coraggio di restare fermamente con la verità è inevitabilmente richiesto a coloro che il Signore manda come agnelli in mezzo ai lupi. ‘Chi teme il Signore non ha paura di nulla’, dice il Siracide. Il timore di Dio libera dal timore degli uomini. Rende liberi!”. L’approvazione delle opinioni dominanti, ha ribadito Benedetto XVI, “non è il criterio a cui ci sottomettiamo. Il criterio è Lui stesso: il Signore. Se difendiamo la sua causa, conquisteremo, grazie a Dio, sempre di nuovo persone per la via del Vangelo". 
"Ma inevitabilmente saremo anche percossi da coloro che, con la loro vita, sono in contrasto col Vangelo, e allora possiamo essere grati di essere giudicati degni di partecipare alla Passione di Cristo”. "I Magi - ha proseguito il Pontefice - hanno seguito la stella, e così sono giunti fino a Gesù, alla grande Luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Come pellegrini della fede, i Magi sono diventati essi stessi stelle che brillano nel cielo della storia e ci indicano la strada. I Santi sono le vere costellazioni di Dio, che illuminano le notti di questo mondo e ci guidano". Benedetto XVI ha concluso l'omelia rivolgendosi ai quattro nuovi presuli: "Se vivrete con Cristo, a Lui nuovamente legati nel Sacramento, allora anche voi diventerete sapienti. Allora diventerete astri che precedono gli uomini e indicano loro la via giusta della vita. In quest’ora noi tutti qui preghiamo per voi, affinché il Signore vi ricolmi con la luce della fede e dell’amore. Affinché quell’inquietudine di Dio per l’uomo vi tocchi, perché tutti sperimentino la sua vicinanza e ricevano il dono della sua gioia. Preghiamo per voi, affinché il Signore vi doni sempre il coraggio e l’umiltà della fede".

SIR, Radio Vaticana

CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DELLA EPIFANIA DEL SIGNORE, CON IL RITO DI ORDINAZIONE EPISCOPALE - il testo integrale dell'omelia del Papa
 

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