martedì 8 gennaio 2013

Lo stile di Benedetto XVI al centro di una tavola rotonda alla 'Radio Vaticana' di tre ambasciatori presso la Santa Sede: le parole al Corpo diplomatico le più potenti, vivaci e dirette che abbiamo sentito di recente da un leader mondiale

Una tavola rotonda di ambasciatori presso la Santa Sede, in rappresentanza di tre continenti: è stata questa la scena che si è presentata ieri pomeriggio nello studio 3 di Radio Vaticana. Gli ambasciatori svedese, australiano e filippino si sono uniti al presentatore radiofonico Christopher Altieri per parlare del discorso tradizionale rivolto da Benedetto XVI al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Ulla Birgitta Gudmundson Perols per la Svezia, John McCarthy per l’Australia e Mercedes Arrastia Tuason per le Filippine hanno riflettuto insieme sul cosiddetto discorso "sullo stato del mondo". Tra i temi più importanti gli ambasciatori hanno sottolineato, oltre all’invito del Papa a una giusta comprensione dei diritti civili e alla valorizzazione della libertà di religione, la pacificazione e la carità, specialmente in riferimento alla Siria. Si sono poi soffermati sulla riaffermazione dell’importanza della cooperazione e della collaborazione nel fornire aiuti alla popolazione siriana e a quelle di altre parti del mondo. Hanno poi concordato sulla fondamentale necessità di ascoltare le parole del Pontefice e di farsi interpreti presso i loro Governi a proposito della responsabilità condivisa di offrire gli aiuti essenziali alle popolazioni in difficoltà. Hanno poi spiegato in quale modo trovi attuazione concreta nei loro Paesi l’appello del Papa. A questo proposito l’ambasciatore Gudmundson ha parlato del flusso intenso di rifugiati siriani in Svezia, dell’accoglienza che gli riservano offrendo loro un rifugio. Parlando dell’Australia l’ambasciatore McCarthy ha affermato che attualmente si sta facendo proprio ciò che chiede il Papa. Il Governo sta prendendo molto sul serio questa "grande responsabilità - ha precisato - tanto che l’Australia è, in ordine d’importanza, circa il settimo donatore per i programmi per i rifugiati e gli sfollati siriani". Organizzazioni tipo AusAID stanno facendo davvero la differenza nella vita del popolo della Siria. L’ambasciatore ha poi definito le parole di Benedetto XVI come "le più potenti, vivaci e dirette che abbiamo sentito di recente da un leader mondiale. Dubito che qualcuno abbia colto la situazione meglio di quanto ha fatto il Papa". Ha quindi sottolineato l’invito rivolto ai Governi, di assumere ciascuno il proprio ruolo "giusto e morale nel mondo". A proposito dell’appello del Papa a deporre le armi e a far prevalere un dialogo costruttivo per porre fine al conflitto in Siria, gli ambasciatori sono stati concordi nel ritenere che questo invito possa e debba essere esteso a molti altri Paesi e situazioni in tutto il mondo. Per questo si sono dichiarati consapevoli dell’importanza del ruolo che essi rivestono. L’ambasciatore delle Filippine ha quindi ricordato che l’aiuto umanitario non conosce confini: "Siamo tutti fratelli e sorelle, in questo mondo, e dobbiamo davvero aiutare" chiunque sia nel bisogno. Commentando l’affermazione del Papa per cui la pace è a rischio a causa di diverse minacce alla libertà religiosa gli ambasciatori hanno sottolineato l’impegno dei loro Paesi per assicurare una libertà religiosa completa e valida per tutte le fedi, anche in società secolarizzate. L’ambasciatore Gudmundson ha spiegato come lo Stato svedese stia ponendo grande enfasi sull’esercizio della religione e sul sostegno alle diverse religioni. Di fatto, è stato questo ruolo della religione nella società svedese il tema al centro del Cortile dei Gentili, ha spiegato, promosso in collaborazione dal Pontificio Consiglio della Cultura e dall’ambasciata di Svezia presso la Santa Sede, svoltosi lo scorso settembre a Stoccolma. Definito il discorso come "vintage Pope Benedict", l’ambasciatore del Paese scandinavo ha posto poi l’accento su due nuovi argomenti: l’enfasi del Papa nel parlare della necessità di investire di più nell’educazione, e il suo costante appello a un rinnovato impegno per la pace, che "deve essere costantemente ispirato dalla dignità trascendente della persona umana". Due argomenti strettamente legati, ha commentato, perché non è possibile ottenere la pace senza educare l’intera persona. L’ambasciatore Gudmundson ha descritto le sfide che la Svezia deve affrontare in questo campo, quale Paese spesso indicato come uno tra i più laici al mondo. Effettivamente gli svedesi, ha notato, hanno conservato alto il senso del miglioramento di sé attraverso lo sport e le diete, mentre è invece andato perso il senso del miglioramento dell’anima e della mente. In riferimento alla situazione dell’educazione nelle Filippine, l’ambasciatore Tuason ha sottolineato quanto sia importante il dialogo. Le persone "perfino i familiari e i collaboratori", ha detto, non parlano o parlano poco tra di loro. Questa mancanza di dialogo ostacola l’educazione. Proseguendo nell’analisi del discorso di Benedetto XVI, l’ambasciatore svedese ha detto di essere rimasta profondamente impressionata dal fatto che il Papa ha "trattato ogni aspetto della persona umana", parlando anche della dimensione spirituale degli esseri umani, "che è una cosa - ha detto - che solo lui può fare". Nella sua valutazione complessiva l’ambasciatore Tuason ha definito come "commovente" il discorso del Papa, tanto che, ha rivelato, mentre ascoltava Benedetto XVI rifletteva sulla situazione globale e stentava a trattenere le lacrime. "Ho pianto - ha confessato - perché ho sentito quello che provava lui in quel momento". Sostanzialmente gli ambasciatori hanno convenuto sul fatto che Benedetto XVI, si è rivolto ai membri del corpo diplomatico e li ha incoraggiati a compiere azioni concrete e non solo come diplomatici, ma anche come esseri umani e cittadini del mondo. Li ha fatti sentire come persone che devono lavorare insieme a favore della pace "non per scelta, ma per necessità". Il dibattito è stato diffuso sul canale YouTube della Radio Vaticana (www.youtube.com/radiovaticanavideo).

Elizabeth Simari, L'Osservatore Romano
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