Il Papa: vivere di fede vuol dire riconoscere la grandezza di Dio e accettare la nostra piccolezza, la nostra condizione di creature lasciando che il Signore la ricolmi del suo amore e così cresca la nostra vera grandezza

Udienza generale questa mattina nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nella catechesi il Papa ha continuato il ciclo dedicato all’Anno della fede. Un pulviscolo, un nulla fatto con un pugno di terra. Questo è l’uomo davanti alla grandezza del cosmo. Ma un pugno di terra con dentro “l’alito di vita” di Dio e perciò una creatura unica e speciale come altre non ne esistono, anche se sempre tentata di sentirsi al di sopra del suo Creatore. Benedetto XVI si ferma sulle sei parole del Credo che definiscono Dio “Creatore del cielo e della terra” e attraverso di esse sfoglia il Libro della Genesi, mettendolo in rapporto con le convinzioni della scienza e della tecnica sull’origine dell’universo e dell’uomo. Ribadendo che la Bibbia “non è un manuale di scienze naturali”, il Papa ha affermato: “La verità fondamentale che i racconti della Genesi ci svelano è che il mondo non è un insieme di forze tra loro contrastanti, ma ha la sua origine e la sua stabilità nel Logos, nella Ragione eterna di Dio, che continua a sorreggere l’universo...Credere che alla base di tutto ci sia questo, illumina ogni aspetto dell’esistenza e dà il coraggio di affrontare con fiducia e con speranza l’avventura della vita”. Dunque la Genesi, ha spiegato Benedetto XVI, ci aiuta a “conoscere il progetto di Dio sull’uomo” e in particolare la sua straordinaria identità: “L’essere umano è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Tutti allora portiamo in noi l’alito vitale di Dio e ogni vita umana – ci dice la Bibbia – sta sotto la particolare protezione di Dio. Questa è la ragione più profonda dell’inviolabilità della dignità umana contro ogni tentazione di valutare la persona secondo criteri utilitaristici e di potere”. Inoltre, il fatto di essere “a immagine e somiglianza” di Dio si ripercuote anche sull’ambiente nel quale Dio ha posto l’uomo, affidandogliene la cura: “L’uomo deve riconoscere il mondo non come proprietà da saccheggiare e da sfruttare, ma come dono del Creatore, segno della sua volontà salvifica, dono da coltivare e custodire, da far crescere e sviluppare nel rispetto, nell’armonia, seguendone i ritmi e la logica, secondo il disegno di Dio”. Tuttavia, c’è una “ferita” che dall’alba della sua esistenza impedisce all’uomo di riferirsi a Dio con un rapporto d’amore filiale tra Creatore e creatura. La “ferita” è il “peccato originale”. Il presupposto del peccato, ha affermato il Papa, è che l’uomo “è relazione”, ma tale relazione, ha aggiunto, è stata spezzata quando, con Adamo, “l’uomo ha fatto la scelta di se stesso contro Dio”. Solo se Dio “viene a noi e ci tende la mano con amore, le giuste relazioni possono essere riannodate”, ha ricordato il Papa, e questo “avviene in Gesù Cristo, che compie esattamente il percorso inverso di quello di Adamo: mentre Adamo non riconosce il suo essere creatura e vuole porsi al posto di Dio, Gesù si abbassa, diventa il servo, per rimettere in ordine le relazioni con Dio”. E “la Croce di Cristo diventa il nuovo albero della vita”. “La tentazione diventa quella di costruirsi da soli il mondo in cui vivere, di non accettare i limiti dell’essere creatura, i limiti del bene e del male, della moralità...Andando contro il suo Creatore, in realtà l’uomo va contro se stesso, rinnega la sua origine e dunque la sua verità; e il male entra nel mondo, con la sua penosa catena di dolore e di morte...Cari fratelli e sorelle, vivere di fede vuol dire riconoscere la grandezza di Dio e accettare la nostra piccolezza, la nostra condizione di creature lasciando che il Signore la ricolmi del suo amore e così cresca la nostra vera grandezza”.

Radio Vaticana, SIR 

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa
 

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