Oliver: nella lotta alla pedofilia straordinari passi in avanti. 600 le denuncie all'anno, obbligo morale collaborare con le autorità. Linee guida da più di tre quarti delle Conferenze Episcopali. L’esempio e l'ammonimento del Papa stanno avendo grande presa nella Chiesa

Alla sua prima uscita pubblica dopo la nomina dello scorso 22 dicembre da parte di Benedetto XVI, padre Robert Oliver, promotore di giustizia presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, ha osservato che sono stati compiuti “straordinari passi avanti” in “questo progetto che è un servizio ai vescovi e alle Chiese locali”. “La nostra vocazione - ha aggiunto - è essere al servizio di ogni persona umana: in cammino verso la guarigione e il rinnovamento. La Chiesa si è messa su questa strada”. Il sacerdote dell’arcidiocesi di Boston ha presentato alcuni aggiornamenti sulle linee guida per la lotta contro gli abusi che le 112 Conferenze Episcopali del mondo stanno elaborando a seguito della lettera circolare loro inviata nel maggio 2011 dalla Congregazione vaticana. “Più di tre quarti - ha spiegato -, soprattutto da Nord e Sud America e dall’Oceania, hanno già inviato le proprie linee guida e abbiamo iniziato a rispondere mandando loro le nostre osservazioni”. Nel richiamare i cinque punti della circolare (assistenza alle vittime, protezione dei minori, formazione dei futuri sacerdoti, supporto ai sacerdoti abusanti e collaborazione con le autorità civili), il promotore di giustizia ha sottolineato l’importanza di “ascoltare e sostenere le vittime e le loro famiglie” richiamando al riguardo il “grande effetto” degli incontri personali di Benedetto XVI con molte di esse: "L’esempio personale del Papa - ha commentato il sacerdote - sta avendo grande presa nella Chiesa in tutto il mondo, il Papa ha incontrato le vittime, ne ha ascoltato il grido, capisce il senso del tradimento e chiede a tutti noi di riconoscere che abbiamo fallito perchè chi ha gridato troppo spesso ha trovato negazione". Circa la richiesta di cooperare con le autorità civili nel perseguire i crimini di abuso, padre Oliver ha spiegato che “anche nei Paesi dove questo aspetto non è regolato da leggi specifiche, resta per la Chiesa un obbligo morale di collaborazione con le autorità civili”. L’“obbligatorietà” vale “universalmente”, anche se ogni Paese ha la sua legislazione, e queste sono ovviamente diverse: “La legge civile deve essere sempre seguita” e la cooperazione deve svolgersi “in modo tempestivo”. Il promotore di giustizia si è anche soffermato sulla valutazione delle linee guida precisando che occorre andare oltre la visione occidentale o eurocentrica, tenendo conto delle “differenze tra le diverse culture” e di come esse “incidano sulla visione della sessualità e sull’educazione ad essa”, padre Oliver ha citato come esempio la “Touch culture” (cultura del contatto) di India, Indonesia e Filippine, ma ha sottolineato la necessità, in ogni caso, di “un approccio rigoroso”, in continuità con i suoi predecessori, sulla “linea tracciata dal Santo Padre”. Secondo il promotore di giustizia, il maggior numero di segnalazioni di abusi - 800 - è pervenuto alla Congregazione nel 2004. “Negli ultimi tre anni - ha concluso - il numero dei casi denunciati si aggira intorno ai 600 l’anno, per la maggior parte commessi tra il 1965 e il 1985”. "A Roma - ha spiegato il sacerdote giurista - intendo muovermi in continuità con gli sforzi dei superiori della Congregazione per la Dottrina della Fede e del mio predecessore, mons. Scicluna, portando certamente però anche la mia esperienza maturata negli Stati Uniti". Ma, ha aggiunto, "una voce si distingue tra tutte nella Chiesa: è quella di Papa Benedetto che ci dice come dobbiamo affrontare il dramma degli abusi". "Benedetto XVI - ha spiegato padre Oliver - esorta a riconoscere con profondo dolore gli errori compiuti, accostandosi alle vittime con una volontà reale di ascolto e un chiaro impegno per assisterle nel loro cammino di guarigione psicologica e spirituale". "Il Papa, poi ci ammonisce: noi del popolo di Dio - ha continuato Oliver - abbiamo tragicamente fallito. Questo riconoscimento porta a un dolore sincero. Dobbiamo riconoscere che i gravi errori compiuti e i difetti gravi nelle risposte, hanno contribuito a far perdere fiducia e rispetto per la Chiesa. Ecco - ha concluso il sacerdote - il mio lavoro è stato plasmato da questo. Ascoltando le vittime ho potuto per comprendere l'ampiezza del danno e fare mai la volonta' di riparare espressa dal Papa".

SIR, Agi

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