giovedì 26 gennaio 2012

Il Papa in Messico e a Cuba. Vescovi messicani: viene per darci speranza di fronte a un epoca così difficile, altre letture assolutamente arbitrarie

Il 1° luglio 2012 ci saranno le elezioni generali per scegliere il presidente della Repubblica, i 128 senatori e i 500 deputati delle camere in Messico. Soltanto quattro mesi prima Benedetto XVI si recherà nel Paese e, anche se i viaggi dei Pontefici non dipendono dei calendari elettorali delle diverse nazioni, è già scoppiato un accesso dibattito pubblico sul valore politico del viaggio apostolico. Ma i vescovi sono stati chiari: il Papa cerca solo di confermare nella fede il popolo cattolico. Joseph Ratzinger atterrerà a Guanajuato, nel centro del Messico, il prossimo 23 marzo (di pomeriggio, ora locale), giusto il giorno dopo la chiusura del registro dei candidati e poche ore prima dell’avvio della campagna elettorale. In Messico si fermerà fino lunedì 26, quando volerà verso Cuba dove terminerà il suo primo viaggio nell’America Latina di lingua spagnola. Nonostante il viaggio apostolico abbia avuto tutto il supporto del governo federale messicano, in materia logistica e organizzativa, diversi uomini politici hanno voluto interpretare appunto in chiave “politica” l’arrivo del vescovo di Roma. "Ci sono due cose che non si devono dimenticare in nessuna circostanza: primo, siamo, come dice la nostra legge, uno Stato laico; secondo, ci troviamo in un contesto elettorale. Non trasformiamo la visita del Pontefice in una visita elettorale", ha detto Porfirio Muñoz Ledo, uno dei principali collaboratori del candidato alla presidenza della Repubblica del partito di sinistra PRD (Partito della Rivoluzione Democratica), Andrés Manuel López Obrador. Intervistato da Vatican Insider, l’arcivescovo messicano di Puebla, Víctor Sánchez Espinosa, ha minimizzato la coincidenza tra il viaggio del successore di Pietro e le elezioni. "I tempi dei candidati, delle elezioni, non sono i tempi del Papa. Lui ha deciso di venire perché voleva farlo; che poi questa visita coincida con il momento elettorale è un’altra cosa e che alcuni cerchino di approfittare del viaggio è un’altra cosa ancora; credo che si tratti di tempi diversi. Quando il Santo Padre si reca in un paese non si mette certo a pensare se,in quel momento, ci siano o meno delle elezioni", ha detto l’arcivescovo. Sulla stessa lunghezza d’onda il vescovo ausiliare di Puebla, Eugenio Lira Rugarcía, il quale considera molto importante il fatto che il Pontefice stia viaggiando per confermare nella fede i cristiani. "Le altre letture - ha dichiarato - sarebbero assolutamente arbitrarie, perché il Papa non va per appoggiare un candidato o un partito né per fare proselitismo di nessun tipo. Se qualcuno osasse usare le sue parole, sarebbe fuori luogo; il Papa viaggia per un altro motivo, per darci una speranza di fronte all’epoca così difficile che sta vivendo il Messico". Per Víctor Sánchez il viaggio costituisce "una gioia" e una "grande notizia" per tutto il popolo, che sta vivendo un’epoca difficile a causa della violenza provocata dalle delinquenza organizzata, soprattutto al confine con gli Stati Uniti, ma anche in altri stati come la Baja California, Tamaulipas, Nuevo León, Michoacán e Guerrero. Il presule ha anche chiesto di considerare il problematico contesto sociale come un elemento di speranza per la Chiesa Cattolica che potrà contare sulla presenza del suo pastore universale. I cattolici del Messico, ha detto, sono impegnati nella "missione continentale" che coinvolge tutti i paesi dell’America Latina e che cerca di riconquistare le aree “acquisite” da altri gruppi religiosi come le “sette”, nel promuovere l’incontro con le famiglie e con le comunità e nel mostrare uno dei volti della Chiesa missionaria, semplice e preoccupata per le necessità della gente. "Abbiamo amato tantissimo Giovanni Paolo II, ma il Papa è una figura fondamentale a prescindere da chi in un certo momento ricopre quel compito. Ogni giorno sentiamo crescere l’interesse che c’è nel mondo per il messaggio di Benedetto XVI, anche da parte di persone che non sono cristiane. È questo che man mano va riconoscendo il popolo messicano. Non possiamo fare confronti confrontare, ma la figura del Papa è molto amata", ha indicato. "Le visite dei Papi - ha concluso - rappresentano momenti che ci fanno crescere come Chiesa, in questo caso come Chiesa del Messico. Ci fanno crescere nella vita di fede e nella vita familiare. Sì, Benedetto XVI ci lascerà il suo messaggio e la sua parola ci farà diventare più maturi e consapevoli".

Andrés Beltramo Álvarez, Vatican Insider
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