Più che probabile la riconferma del card. Bagnasco a presidente della CEI. Nell'odierna prolusione rinnoverà disponibilità alla discussione sull'Ici

Il Consiglio permanente della CEI, il "parlamentino" dei vescovi, che si apre questo pomeriggio a Roma è il primo dopo il cambio di governo e sarà l’ultimo prima della scadenza del mandato del card. Angelo Bagnasco (foto), che il 7 marzo di cinque anni fa venne nominato dal Papa presidente dell’episcopato italiano. Nell’incontro avvenuto nei giorni scorsi con Benedetto XVI, Bagnasco ha presentato come di consueto i temi della prolusione che si terrà oggi. Il termine di marzo appare ancora lontano, ma la riconferma per un secondo quinquennio dell’arcivescovo di Genova è più che probabile: Papa Ratzinger stima il presidente della CEI e ha instaurato con lui un ottimo rapporto personale di collaborazione. Bagnasco, che è solito includere nella prolusioni riferimenti di cronaca anche dell’ultima ora, se necessario, ha limato attentamente il testo. Il cardinale dovrebbe rinnovare la disponibilità della Chiesa italiana a una soluzione che meglio precisi e definisca il tema del pagamento dell’Ici-Imu. Come si ricorderà, all’inizio di dicembre, dopo il cambio di governo e l’annuncio della manovra che sarebbe costata notevoli sacrifici agli italiani, la polemica era divampata. Il presidente della CEI ricorderà che in linea di principio la normativa in vigore è giusta, perché riconosce il valore sociale delle attività svolte da tutti gli enti non profit. Ribadirà che la Chiesa paga l’Ici, e oltre a ripetere che gli eventuali casi di elusione vanno sanzionati con rigore, perché le tasse non sono un optional, rinnoverà la disponibilità ad approfondire e chiarire le norme esistenti: una disponibilità che trova d’accordo l’intero episcopato italiano e che ha già da qualche settimana messo in modo un lavoro congiunto tra la CEI e il governo. Bagnasco non dovrebbe precisare nulla in proposito, i tempi non sono ancora maturi. Ma si sta cercando di arrivare a una soluzione per il prossimo 16 febbraio, quando si terrà l’annuale ricevimento per i Patti Lateranensi all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Il cardinale si dilungherà sulla crisi, in qualche modo "aggiornerà" il concetto di crisi e oltre a descriverne la portata sempre più internazionale e la necessità che essa venga affrontata e condivisa in ambito europeo, ne parlerà a partire dall’esperienza vissuta dalla Chiesa italiana sul territorio, nell’incontro con le persone più in difficoltà. C’è attesa anche per la parte dedicata alla situazione politica del Paese: lo scorso settembre, all’ultimo Consiglio permanente, dal capo dei vescovi venne quella che è stata definita una "spallata" al premier Berlusconi, con un’implicita richiesta di un gesto di responsabilità: non perché i vertici della Chiesa italiana fossero antiberlusconiani per partito preso, ma perché era evidente che una fase si era ormai chiusa. Bagnasco userà parole di collaborazione e di rispetto istituzionale per il governo Monti, senza sbilanciarsi troppo, ma riconoscendo la finalità prioritaria per cui l’esecutivo del professore è nato e per cui ha ottenuto la fiducia di un amplissima maggioranza parlamentare: il risanamento dei conti pubblici. È possibile che nel toccare il tema delle manovre approvate dal governo Monti il presidente dei vescovi sottolinei l’importanza della concertazione, della coesione sociale e del sostegno alle famiglie. Per quanto riguarda l’impegno politico dei cattolici, la CEI cerca di accompagnare il percorso nato con il convegno di Todi e la collaborazione tra le sigle che caratterizzano la galassia del laicato cattolico, divenuta più assidua, non per indicare soluzioni di strategia partitica o di schieramento, ma per mettere a punto una piattaforma ancorata sui valori e sulla dottrina sociale della Chiesa.

Andrea Tornielli, Vatican Insider

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