L’abbraccio dell’Irlanda al nunzio Brown. Per molti l’inizio di una nuova era di cooperazione positiva e costruttiva fra la Santa Sede e il Paese

Il 31 gennaio l’arcivescovo Charles John Brown, nuovo nunzio apostolico in Irlanda, è stato accolto calorosamente al suo arrivo all’aeroporto di Dublino dai più illustri prelati della Chiesa cattolica irlandese e da un alto rappresentante del governo del Paese. Il card. Sean Brady, arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda, e Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino, hanno dato il benvenuto all’arcivescovo Brown insieme a Joseph Brennan, viceresponsabile del Protocollo presso il Ministero degli Affari Esteri irlandese. La visita del prelato irlandese-americano, nato a New York 52 anni fa e noto per il suo carattere aperto e amichevole, è considerata da molti l’inizio di una nuova era di cooperazione positiva e costruttiva fra la Santa Sede e la Repubblica d’Irlanda. Le relazioni diplomatiche fra i due Paesi, instaurate nel 1929, sono rimaste intatte fino a oggi. Il nuovo nunzio gode di un rapporto confidenziale con Papa Benedetto XVI: oltre ad aver lavorato al suo fianco presso la Congregazione per la Dottrina della Fede dal 1994 al 2005, è stato ordinato da lui vescovo il 6 gennaio nella Basilica di San Pietro, a Roma. La presentazione delle credenziali del nunzio apostolico al Presidente irlandese Michael D. Higgins è prevista entro la fine del mese. Il giorno successivo al suo arrivo a Dublino, l’arcivescovo Brown ha senz’altro seguito con interesse il dibattito intrapreso dai membri parlamentari del Fine Gael, partito principale del governo di coalizione irlandese, in merito alla decisione governativa di chiudere l’ambasciata irlandese a Roma nominando un ambasciatore non residente, finalizzata il 3 novembre 2011. Durante l’incontro di due ore tenutosi il 1° febbraio sono intervenuti 35 parlamentari. L'intervento del Taoiseach (Primo Ministro) e leader del Fine Gael, Enda Kenny, “è stato alquanto positivo e ha sottolineato l'importanza di un buon rapporto col Vaticano, senza però minimizzare in alcun modo le responsabilità della Chiesa per il modo in cui ha affrontato la questione degli abusi sui minori”, come riportato da uno dei presenti all’Irish Times. Nel corso dell'incontro, Kenny ha aggiunto che il governo è pronto a invitare Papa Benedetto e ad accoglierlo in Irlanda col massimo rispetto. Leo Varadkar, Ministro dei trasporti, ha sottolineato che la decisione di chiudere l’ambasciata presso il Vaticano “è stata una decisione presa dal governo, non da un ministro o da un qualsiasi partito”. L'ha descritta come una decisione “effettuata nel contesto di una congiuntura economica molto difficile, che ha avuto come conseguenza la chiusura di diverse ambasciate”, e ha proseguito dichiarando: “Non credo che sarà rivista in tempi brevi, ma forse, se la situazione economica si evolverà nel giro di qualche anno, è possibile che venga revocata in futuro”. Charlie Flanagan, segretario del partito parlamentare Fine Gael, ha riassunto l’esito della riunione, affermando che i partecipanti hanno raggiunto “un parere unanime” sulla necessità, da parte del governo, di riconsiderare la propria decisione. Flanagan ha proseguito dichiarando che tutti i partecipanti alla riunione si sono mostrati concordi nel dare la priorità alla risoluzione delle attuali difficoltà economiche rispetto alla riapertura dell’ambasciata. Ha chiarito, tuttavia, che la questione sarà ripresa in esame “non appena possibile”, a seguito di un miglioramento del clima economico. Flanagan ha aggiunto che la recente nomina a nunzio apostolico dell’arcivescovo Charles John Brown, appena giunto in Irlanda, è senz’altro un’opportunità per rinsaldare i rapporti col Vaticano. “Il Taoiseach ha riconosciuto l’importanza di una relazione positiva con lo Stato Pontificio”, ha concluso.

Gerard O'Connell, Vatican Insider

Verso una riapertura dell'ambasciata d'Irlanda presso la Santa Sede?

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