giovedì 22 marzo 2012

Nessuna Canonizzazione a tempo di record per Giovanni Paolo II: Benedetto XVI non vuole clamori. La figura dell'ex segretario Stanislaw Dziwisz

La "Guerra dei Papi" che da tempo sta agitando i Sacri Palazzi, ossia la corsa al patrocinio di questo o quel beatificando da parte di movimenti e realtà cattoliche, sembra essere arrivata ad una battaglia cruciale: quella sulla Canonizzazione di Giovanni Paolo II, già Beato in tempi abbastanza rapidi grazie allo "sconto" concesso dal suo immediato successore e già collaboratore, Benedetto XVI. Lo stesso Benedetto XVI che adesso, secondo indiscrezioni raccolte da Affariitaliani.it Oltretevere, starebbe procedendo con passo molto calmo, soprattutto a seguito delle voci di un possibile miracolo che porterebbe rapidamente il Papa polacco a diventare Santo. Affaritaliani.it ha provato a contattare, ma senza ricevere risposta, mons. Slawomir Oder, postulatore della Causa di Beatificazione di Karol Wojtyla. Ma la risposta più affidabile arriva dai piani alti dei Sacri Palazzi, questa volta: "Qui non ne sa niente nessuno", dice una fonte, che però ci tiene a precisare: "Ultimamente la Congregazione per le Cause dei Santi si è fatta molto accorta. E in molti si sono adeguati, ma posso dire questo: la Canonizzazione di Wojtyla arriverà a suo tempo, senza però battere alcun record. Il Papa non vuole clamori". Come mai questo raffreddamento? La fonte spiega: "Il punto è don Stanislao". Stanislaw Dziwisz, oggi cardinale arcivescovo di Cracovia, è stato per quarant'anni il segretario particolare di Giovanni Paolo II. Una figura molto vicina e fidata da parte del Pontefice polacco, tanto che nei duri anni della malattia di Wojtyla fu soprannominato "il Papa ombra". Figlio di un ferroviere, taciturno, senza fronzoli, carattere deciso, don Stanislao avrebbe costituito, secondo le indiscrezioni circolate già nei tardi anni '90 in Vaticano, quando la salute di Giovanni Paolo II iniziò vistosamente a peggiorare, una sorta di "consiglio della Corona" insieme all'allora cardinale segretario di Stato Angelo Sodano, il cardinale vicario di Roma Camillo Ruini (allora anche presidente CEI), e il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l'allora card. Joseph Ratzinger. I quattro collaboratori più stretti e fidati del Papa polacco, con Ratzinger e Dziwisz praticamente insostituibili per Wojtyla. Il professore teologo tedesco e il segretario polacco, due figure completamente all'opposto ma accomunate dalla stessa timidezza, uguale riservatezza e basso profilo. Ma qualcosa sembra essere successo tra i due, ricorda la fonte, se poco dopo la sua elezione al soglio Pontificio Dziwisz viene creato cardinale (non era successo con i segretari di Paolo VI e Giovanni XXIII, promossi però arcivescovi proprio da Wojtyla) e inviato a Cracovia. Un posto di prestigio, certo. Ma lontano da Roma. E nel corso dell'omelia dei funerali di Giovanni Paolo II, l'8 aprile 2005, il futuro Benedetto XVI dice, parlando della missione del Papa: "Pascendo il gregge di Cristo, Pietro entra nel mistero pasquale, va verso la croce e la risurrezione. Il Signore lo dice con queste parole, '… quando eri più giovane... andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi'. Nel primo periodo del suo Pontificato il Santo Padre, ancora giovane e pieno di forze, sotto la guida di Cristo andava fino ai confini del mondo. Ma poi sempre più è entrato nella comunione delle sofferenze di Cristo, sempre più ha compreso la verità delle parole: 'Un altro ti cingerà…'". E qualcun altro si occupava di "cingere la veste" dell'anziano Giovanni Paolo II, ossia proprio don Stanislao. La fonte interpellata da Affaritaliani.it riprende a spiegare: "In Polonia Dziwisz è una figura molto centrale, anche troppo. È lui il diretto erede di Wojtyla, è polacco e ha servito il Papa per quarant'anni. L'attenzione è ovviamente su di lui. Se ci fosse una Canonizzazione a tempo record, questo naturalmente ne accrescerebbe la popolarità e la cosa a Roma potrebbe dare fastidio, ringalluzzendo peraltro quella che una volta chiamavamo 'la polacchità', ossia tutto quel gruppo di sacerdoti, religiosi e suore provenienti dalla Polonia in Vaticano e cresciuti all'ombra di Wojtyla". Una cordata che sembra non passarsela bene sotto questo Pontificato: "Diciamo che hanno perso lo smalto che avevano a quel tempo, mettiamola così". Non è tutto. "Peraltro, diciamocela tutta: la Polonia oggi non è proprio il primo Paese cattolico del mondo, specialmente dopo le intemerate antisemite e razziste di Radio Maryja". Attenzione: questa radio non c'entra niente né con la Radio Maria che trasmette da Erba (CO) ed è diretta da padre Livio Fanzaga, né col network mondiale cui fa parte. È un'emittente fondata nei tardi anni '80 da un padre Redentorista, Tadeusz Rydzyk, che per le sue continue prese di posizione ultracattoliche (e anche fuori dalla dottrina cattolica, come l'antisemitismo) e fortemente antigovernative ha spinto il governo polacco a pestare i piedi in Vaticano e chiedere di ridurre Rydzuk alla ragione. Risultati: zero. Diziwisz è fortemente contrario alla linea editoriale di quest'emittente, anche se una lettera inviata dal Vaticano al superiore dei Redentoristi polacco in occasione dei 20 anni dell'emittente, sembra essere più che altro entusiasta della "missione" compiuta in questi anni dalla radio polacca. A firmare la lettera, come ha ricordato Sandro Magister, è stato il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, a nome del Papa. "La domanda è: chi ha voluto questa mossa? Soprattutto: perché, sebbene Dziwisz sia contrario a questa radio, Bertone ha spedito questa lettera a nome del Papa scritta in questi termini?", si chiede la fonte. La risposta? "È nel tempo che passerà. Vediamo quanto tempo ci vorrà a vedere Wojtyla Santo. Ma non credo sarà una canonizzazione a tempo record", conclude.

Antonino D'Anna, Affaritaliani.it