giovedì 3 maggio 2012

Il Papa ad Arezzo, La Verna e Sansepolcro. Monaci: temi al centro della visita di comune interesse con attività e funzioni del Consiglio regionale

"Confido che molti tra i temi al centro della visita di Papa Benedetto XVI in Toscana, il prossimo 13 maggio, risulteranno di comune interesse con l'attività e le funzioni del Consiglio regionale". E' quanto afferma Alberto Monaci, presidente della stessa Assemblea toscana, in apertura della seduta solenne in Palazzo Panciatichi con il vescovo di Arezzo, Riccardo Fontana. Monaci, nell'introdurre l'arcivescovo che aveva chiesto di svolgere una comunicazione in Consiglio, richiama le prerogative dell'organo di rappresentanza della comunità toscana: "Plurale, istituzione laica, luogo di incontro e di confronto fra culture politiche diverse". Un profilo confermato da principi e valori che animano lo Statuto della Regione, gli stessi che incardinano nella costituzione toscana il pieno sviluppo della persona umana, declinandolo nei diritti individuali e colletivi di libertà e dignità. C'e' però la consapevolezza di quanto quegli stessi principi e valori siano "messi a dura prova" da un presente "segnato dalla crisi economica e dai rischi di una ancor più grave crisi sociale, culturale e morale". Al centro della preoccupazione del presidente Monaci "la tenuta di un tessuto sociale finora coeso e solidale" alle prese con impoverimento diffuso, disoccupazione, perdita di potere di acquisto dei salari; ma anche con il rigore fiscale e di spesa pubblica "resosi necessario per provare a scongiurare scenari apocalittici". Dentro il pericolo di derive isolazioniste, xenofobe e razziste "si è diffuso il pessimismo, è innegabile" e con esso anche "una sempre più condivisa totale mancanza di aspettative per il futuro". L'uomo della contemporaneità e per Monaci "senza più voglia di scommettere nel futuro; quella voglia necessaria a far ripartire la macchina della crescita" magari, aggiunge il presidente, una crescita "davvero sostenibile". Ed ecco allora la sintonia tra "l'agire delle laiche istituzioni" e "la voce e testimonianza della Chiesa, le diffuse opere nel quotidiano". La trama comune è intessuta dalla "centralità della persona nella definizione e realizzazione delle politiche pubbliche"; una "persona" intesa in tutti suoi aspetti di "essere sociale", aggiunge il presidente. Un cammino che chiama le istituzioni a "reciproco riconoscimento di legittimità di ruoli e di funzioni, e di credibilità". Le pubbliche istituzioni, in particolare, sono chiamate a un recupero di etica agli occhi dei cittadini. Monaci lo chiama "un recupero sostanziale" facendolo derivare da crescita di "efficienza ed efficacia", "morigeratezza negli usi e nei costumi", "da una accurata sobrietà nell'utilizzo del danaro pubblico". "Un lavoro che il Consiglio, mi creda eccellenza, sta convintamente facendo dal suo insediamento", dice il presidente rivolto al vescovo. Un lavoro per il quale il Consiglio, chiarisce Monaci, ritiene di "meritare il rispetto e il riconoscimento di legittimità che devono essere dati a questa Istituzione, e a tutte le sue componenti. Nessuna esclusa, perchè figlia di una investitura popolare democraticamente scaturita da libere elezioni". Così "l'autorevole voce della Chiesa può costituire un contributo importante alla libera e indipendente riflessione del massimo organo regionale di sovranità democratica e rappresentanza popolare".

Adnkronos
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