Le accuse al card. Brady su un prete pedofilo. Esponenti del governo che lo invitano a dimettersi segnano nuovo capitolo nei rapporti con il Vaticano

La nuova bufera che investe la Chiesa irlandese non accenna a placarsi. Gli ultimi imprevedibili sviluppi riguardanti il card. Sean Brady (nella foto con Benedetto XVI), arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda, accusato dalla BBC di non aver fatto nulla, quando era semplice sacerdote, per proteggere le vittime di un prete pedofilo seriale, rischiano di creare nuovi problemi nei rapporti tra il governo di Dublino e la Santa Sede, ma anche, paradossalmente, di rallentare l’eventuale ricambio della leadership cattolica nel Paese. Sean Brady compirà 73 anni il prossimo agosto: sacerdote dal 1964, nel 1994, quando aveva 55 anni, era stato nominato coadiutore dell’arcivescovo di Armagh, il card. Brendan Daly, succedendogli due anni dopo. È stato creato cardinale da Benedetto XVI nel 2007. Nel 2010, nel pieno dello scandalo pedofilia che ha sconvolto la Chiesa irlandese, Brady è stato accusato di aver partecipato all’insabbiamento delle accuse contro un prete pedofilo, padre Brendan Smyth, avvenuto nel 1975. Smyth avrebbe continuato ad abusare di bambini per altri tredici anni, i suoi superiori non fecero nulla per fermarlo né per proteggere le sue vittime. Il ruolo di Brady all’epoca fu quello del notaio: assistette all’interrogatorio della vittima e stese il verbale. Lo scorso 1° maggio, la BBC, in una puntata del programma "This World" intitolata "La vergogna della Chiesa Cattolica", ha reso noti gli appunti presi in quell’occasione dal futuro cardinale irlandese, rivelando che Brady venne a conoscenza dei nomi e degli indirizzi di altre vittime dello stesso prete pedofilo, senza prendere alcuna misura per proteggerli. Il programma della BBC è stato interamente focalizzato sull’episodio del 1975 e non ha citato alcun caso di comportamento inadeguato o negligente da parte di Brady dopo che questi è diventato vescovo e dunque ha assunto una posizione di responsabilità diretta anche nella gestione di questi problemi. Già nel 2010 il primate aveva preso in considerazione la possibilità di dimettersi decidendo poi di rimanere al suo posto. Il cardinale è stato coraggiosamente difeso nel corso di un programma radiofonico dal promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede, mons. Charles J. Scicluna, l’uomo che per conto di Papa Ratzinger conduce la difficile battaglia contro la pedofilia clericale. Scicluna ha ribadito che Brady svolse un ruolo del tutto secondario e che la responsabilità di quanto accaduto ricadeva su coloro che all’epoca erano i superiori del futuro primate. Com’era prevedibile l’onda delle polemiche non si è fatta attendere e ieri con il coinvolgimento del mondo politico nella richiesta di dimissioni del primate irlandese, il caso è diventato internazionale: il primo ministro Enda Kenny, parlando ai giornalisti, ha invitato il card. Brady a riflettere sul programma della BBC. Il vicepremier e ministro degli Esteri Eamon Gilmore, intervenendo sempre ieri alla Camera bassa del Parlamento irlandese, ha detto di credere nella separazione tra Stato e Chiesa, ma ha aggiunto che le rivelazioni della BBC rappresentato un altro "orribile episodio del fallimento dei responsabili della Chiesa Cattolica nel proteggere i bambini". Aggiungendo, seppure "a titolo personale", che chiunque abbia agito in quel modo di fronte a quel tipo di abusi "non dovrebbe ricoprire alti incarichi". Di fatto, un suggerimento al cardinale di dimettersi. Analoghi messaggio sono arrivati dal leader di Fianna Fail, il principale partito di opposizione, Michael Martin ("Credo che la sua autorità sia stata seriamente messa in discussione da ciò che è accaduto"); dal ministro dell’Educazione Ruairi Quinn e anche dal primo ministro dell’Irlanda del Nord, Martin McGuinnes, il quale ha dichiarato, anch’egli "a titolo personale", che il cardinale si sarebbe dovuto già dimettere due anni fa. Al di là delle decisioni che prenderà il card. Brady, e al di là delle intenzioni di chi ha parlato nelle ultime ore, il fuoco di fila delle dichiarazioni degli uomini di governo, evidentemente intenzionati a sintonizzarsi con l’opinione pubblica, potrebbe paradossalmente rallentare ora l’eventuale ricambio della leadership cattolica del Paese. È noto infatti che il Vaticano difficilmente prende decisioni sull’onda delle pressioni politiche e di quelle che nei Sacri Palazzi vengono considerate come "ingerenze" nella vita della Chiesa. Da quanto apprende Vatican Insider, la situazione del primate Brady, uomo mite e stimato dagli altri vescovi del Paese, era già da tempo presa in considerazione da parte delle autorità romane, dopo le accuse rivolte contro di lui nel 2010 e più in generale i successivi sviluppi dovuti ai risultati della visita apostolica alle diocesi irlandesi. In Vaticano si stava cominciando a valutare la possibilità di affiancargli un vescovo coadiutore, che lo aiutasse nel portare avanti il rinnovamento. E sullo sfondo c’è anche l’annoso problema della riorganizzazione delle numerose diocesi del Paese, alcune delle quali molto piccole, e l’eventualità di accorparne alcune. Passi che devono essere compiuti con il tempo necessario, dopo l’arrivo del nuovo nunzio apostolico, mons. Charles Brown. Le richieste dei politici intervengono dunque in questo delicato processo, introducendo un elemento di politica internazionale. Le tensioni tra Vaticano e governo irlandese, come si ricorderà, avevano raggiunto l’apice l’anno scorso, con la decisione di Dublino di chiudere la sua ambasciata presso la Santa Sede. Decisione contestata da molti in Irlanda, ma sulla quale il governo non sembra intenzionato a far marcia indietro. Bisogna tenere conto dunque anche di questo scenario nell’inquadrare le dichiarazioni dei politici sul caso Brady, anche se per il momento non sembra che le autorità irlandesi siano intenzionate ad aprire nuovi fronti diplomatici con la Santa Sede. A tutto questo si aggiunge il clima già surriscaldato delle ultime settimane nell’opinione pubblica, a motivo dei provvedimenti presi dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nei confronti di alcuni sacerdoti irlandesi protagonisti nel mondo dei media, invitati al silenzio o a sottoporre i loro testi e i loro interventi a un controllo preventivo perché avevano espresso opinioni non in linea con l’insegnamento della Chiesa in materia di etica sessuale e sacerdozio femminile. Gli altri vescovi, fino a questo momento, sono rimasti in silenzio, compreso l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin: manca ormai un mese all’inizio del 50° Congresso Eucaristico internazionale che avrà luogo nella capitale irlandese dal 10 al 17 giugno. Il tema del Congresso sarà "L’Eucaristia: comunione con Cristo e tra di noi". Ma l’evento, e il tema proposto, non sono certo in primo piano in questi giorni di polemiche nella lunga Quaresima della Chiesa irlandese.

Andrea Tornielli, Vatican Insider

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