mercoledì 13 giugno 2012

Seewald: tradimento non per portare all'attenzione qualche irregolarità, bensì con l'obiettivo di danneggiare fortemente il governo di Benedetto XVI

L’agenzia cattolica in lingua tedesca Kath.net, nei giorni scorsi ha pubblicato una lunga sui vatileaks ponendo 16 domande a Peter Seewald (nella foto con Benedetto XVI), il giornalista tedesco che ha scritto due libri-intervista con l’allora card. Ratzinger, "Il sale della terra" e "Dio e il mondo", e uno con Benedetto XVI, "Luce del mondo". Seewald è un giornalista molto stimato da Papa Ratzinger e le sue parole sui vatileaks sono dunque significative. Il sito Korazym.org, diretto da Angela Ambrogetti, ha messo online la traduzione italiana (curata da Simona Storioni) dell’intera intervista. Ecco alcuni passaggi. "Il tradimento non è una bella cosa, sebbene sia fin troppo umano. Il fatto che non si fermi nemmeno davanti alla Chiesa è già dimostrato dall’esempio degli apostoli. Solo i risultati delle indagini potranno gettare luce sui retroscena della vicenda vaticana, che ha tutte le caratteristiche di una parabola. Tutto il resto è speculazione. In base alle informazioni di cui dispongo, una cosa è certa, ovvero che Vatileaks implica un’azione preparata nei dettagli, condotta in modo sistematico e coperta con professionalità. E tutto ciò non per portare all’attenzione qualche irregolarità, bensì con l’obiettivo di danneggiare fortemente il governo di Benedetto XVI". Sul coinvolgimento del segretario personale del Papa, don Georg Gänswein, Seewald dice: "Il fatto che la persona più vicina al Papa debba essere screditata non è un punto contro di lui, bensì a suo favore. È impossibile fare da scudo e non essere colpiti da qualche freccia nello scontro. Chi, per giunta, come Georg Gänswein, smaschera anche il traditore, diventa a maggior ragione un bersaglio da prendere di mira". Seewald dopo aver affermato che l’importanza delle rivelazioni contenute nei vatileaks è stata "decisamente" sopravvalutata, invita però a non minimizzare: "Ciò che fa paura non è soltanto la rivelazione di segreti e di irregolarità riguardanti la banca vaticana, ma anche il comportamento poco fraterno di molti monsignori e vescovi tra di loro. Non può essere ignorata una nomenclatura, insediata da lungo tempo, che sembra orientarsi più a Macchiavelli che a Gesù, costituita da risaputi tiratori di fili, che dalla fede tessono politica, dalla politica intrighi e dagli intrighi intrecci di potere. Tra l’altro, spesso lo fanno per pura abitudine, a partire da una mentalità in base alla quale queste cose fanno semplicemente parte del gioco". Benedetto XVI è un Papa debole? "'Quando sono debole, è allora che sono forte', ha detto San Paolo", risponde Seewald, singolare coincidenza con la catechesi del Papa all'Udienza generale di questa mattina. "Da questo punto di vista, questo papa è, di fatto, un papa debole. Ma lo capisce solo chi ha imparato a pensare con l'intelligenza della fede, secondo l'insegnamento di Cristo. Il potere non è in grado di modificare il mondo per il meglio. E non è il mero management a poter mantenere o addirittura salvare la Chiesa. Nella sua incrollabile fiducia nella forza dello Spirito, dunque, il papa può scrivere dritto anche sulle righe storte e, come Gesù, andare avanti con collaboratori che, in un certo senso, gli sono capitati". Benedetto XVI è un Papa forte? "Fisicamente Benedetto non è un gigante, ma è abbastanza pesante da poter pestare i piedi a qualcuno".

Andrea Tornielli, Sacri Palazzi - TMNews

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