mercoledì 11 luglio 2012

Festa di San Benedetto da Norcia. Il Magistero del Papa: non anteporre nulla a Cristo, via per uscire dalle notti oscure della storia

Oggi la Chiesa celebra la Festa di San Benedetto, Patrono d’Europa. Il Papa, che ha posto il suo Pontificato sotto la protezione del Santo di Norcia, ha dedicato al padre del monachesimo occidentale la catechesi dell'Udienza generale del 9 aprile 2008, invitando i fedeli a seguire la sua esortazione a non anteporre nulla a Cristo, via per uscire dalle notti oscure della storia. Dalla crisi alla rinascita: questo il percorso compiuto da Benedetto da Norcia, secondo il profilo tracciato dal Papa. Nato nel 480, quattro anni dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, di fronte ad una società passata dal benessere alla miseria, Benedetto dà il suo contributo non puntando il dito ma iniziando a cambiare se stesso. Appena ventenne, si ritira in una grotta nei pressi di Subiaco per superare, dice il Papa, le tre tentazioni fondamentali di ogni essere umano: “La tentazione dell’autoaffermazione e del desiderio di porre se stesso al centro, la tentazione della sensualità e, infine, la tentazione dell’ira e della vendetta. Era infatti convinzione di Benedetto che, solo dopo aver vinto queste tentazioni, egli avrebbe potuto dire agli altri una parola utile per le loro situazioni di bisogno. E così, riappacificata la sua anima, era in grado di controllare pienamente le pulsioni dell’io, per essere così un creatore di pace intorno a sé”.
"Io, ma non più io – sottolinea il Papa - è questa la formula dell'esistenza cristiana”. Se Gesù vive in noi, allora “trasformiamo il mondo”. E Benedetto si lascia cambiare da Dio attraverso la preghiera, contatto vivo con Cristo, non sterile intimismo consolatorio: “La preghiera è in primo luogo un atto di ascolto, che deve poi tradursi nell’azione concreta. ‘Il Signore attende che noi rispondiamo ogni giorno coi fatti ai suoi santi insegnamenti’, egli afferma”.
La preghiera produce opere: “Ora et labora”. Così i monasteri benedettini forgiano la nuova civiltà europea, rilanciano l’agricoltura, l’artigianato e il commercio, all’insegna della solidarietà, conservano e tramandano la cultura sia pagana che cristiana. Un solo uomo, che ha messo Cristo al centro della propria vita come via per la “vera autorealizzazione”, cambiando se stesso ha cambiato gli altri, un intero mondo. Oggi l’Europa, spiega il Papa, ha certo bisogno di soluzioni politiche ed economiche per superare la sua crisi, che è prima di tutto crisi d’identità e crisi di valori, ma per “creare un’unità nuova e duratura” ha bisogno soprattutto di “un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente, altrimenti non si può ricostruire l’Europa”: “Senza questa linfa vitale, l’uomo resta esposto al pericolo di soccombere all’antica tentazione di volersi redimere da sé – utopia che, in modi diversi, nell’Europa del Novecento ha causato, come ha rilevato il Papa Giovanni Paolo II, ‘un regresso senza precedenti nella tormentata storia dell’umanità’”.

Radio Vaticana

Udienza generale, 9 aprile 2008
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