Il Papa in Libano. Padre Dall'Oglio offre una settimana di digiuno per sostenere il difficile viaggio: solidarietà e stima al Santo Padre

''Non ho mai visto un viaggio così drammatico come contesto'', come quello che Papa Benedetto XVI sta per compiere in Libano, ''per questo esprimo solidarietà e stima per il Santo Padre''. Per questo, il gesuita Paolo Dall'Oglio, fondatore del monastero di Deir Mar Musa in Siria, recentemente cacciato dal Paese dal regime di Bashar al Assad, ha annunciato una settimana di digiuno per sostenere il difficile viaggio del Pontefice. Sarà un digiuno che unisce elementi della tradizione cristiana e musulmana: completa astensione dal cibo mentre rinuncia all'acqua solo durante le ore diurne, in maniera analogia a quanto avviene nel mese di Ramadan. ''Il viaggio in Libano è sicuramente rischioso - ha spiegato il gesuita ai giornalisti in un incontro organizzato da Religions for Peace - per motivi di sicurezza e per motivi politici più delicati. Il governo di Beirut è favorevole in linea di massima alla Siria del presidente Assad''. ''Va ricordato - ha aggiunto - che una parte delle gerarchie cattoliche mediorientali si è espressa in sostegno del regime soprattutto perchè allarmata dal pericolo islamista e a volte ha sposato le tesi complottiste del potere siriano''. Per padre Dall'Oglio, il documento finale del Sinodo dei vescovi sul Medio Oriente, che il Papa consegnerà durante il suo viaggio, sarà un documento molto importante perchè l'incontro di due anni fa in Vaticano, con il suo accento sui diritti e la giustizia, ha ''quasi disegnato il programma della primavera araba''. ''L'Esortazione post sinodale che il Papa consegnerà a tutte le chiese della regione - ha affermato il gesuita - è molto importante: in quel documento si è detto, che c'è bisogno di più diritti umani, più democrazia, più partecipazione e più trasparenza, meno gestione mafiosa degli interessi''. In sostanza, il documento afferma la volontà di cristiani e musulmani del Medio Oriente di ''vivere insieme non nonostante le nostre religioni ma vogliamo costruire una convivenza a partire dalle nostre fedi, una convivenza pluralista''. Secondo il gesuita, il Papa nei suoi interventi pubblici sulla crisi siriana, in questi mesi ''ha espresso chiaramente la posizione della Chiesa in favore del popolo siriano''. Ma durante il viaggio, alla luce delle difficoltà e delle simpatie per il regime di ampi settori della Chiesa, ''si terrà sulle generali ma alcune parole forti le dirà senza nominare i destinatari sui diritti umani, sulla protezione dei civili e dei profughi, e spero che possa dire una parola chiara alla diplomazia internazionale. E ancora parlera' in difesa dell'armonia religiosa''. Per il gesuita, ''il Patriarca maronita, Bechara Rai, guida oggi una Chiesa divisa e una società divisa, speriamo però che possa dire qualcosa sulla fiducia del percorso di emancipazione dei popoli del Medio Oriente''.

Asca

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