lunedì 24 settembre 2012

Nel discorso del Papa ai vescovi francesi un particolare riferimento alla possibilità del card. Schönborn di chiedere ai laici uno specifico coinvolgimento nella guida delle parrocchie austriache

Papa Benedetto XVI ha recentemente incontrato i vescovi della Conferenza Episcopale di Francia per la consueta visita "ad limina" che, di regola, ogni cinque anni i presuli devono compiere a Roma per rendere conto alla Santa Sede dello stato della propria diocesi. Oltre alle parole di benvenuto, il Pontefice ha posto in rilievo alcune priorità pastorali, in risposta alle sfide della società odierna che “ampiamente secolarizzata invitano a ricercare una risposta coraggiosa ed ottimistica, proponendo con audacia e inventiva la novità permanente del Vangelo”. Tra i doveri del vescovo, “Buon Pastore” verso fedeli e sacerdoti, il Papa sottolinea la “sollecitudine particolare verso i sacerdoti, in particolare coloro che sono di recente ordinazione e quanti si trovano nel bisogno o sono anziani”. Benedetto XVI ricorda, inoltre, la particolare responsabilità che ogni vescovo ha nei confronti dei propri sacerdoti in ordine alla santità; “la vita spirituale – prosegue, infatti, il Pontefice – è il fondamento della loro vita apostolica» e, di conseguenza, il garante della fecondità del loro ministero”. Successivamente il Papa ha ricordato una della Sante patrone di Francia, Giovanna d'Arco, di cui quest'anno ricorre il sesto centenario della nascita, l’importanza della famiglia “minacciata in tanti modi, a seguito di una concezione della natura umana che si rivela difettosa” e l’unità di tutta la Chiesa che il vescovo è chiamato a difendere. Nonostante i suoi 85 anni di età, il 264° Successore di Pietro, in barba alle ingenue considerazioni che vedevano in Joseph Ratzinger un Papa di transizione, dimostra una notevole capacità di giudizio su tutto ciò che riguarda il governo della Chiesa “Urbi et Orbi”. E così, anche se si ritrova a parlare con l’Episcopato francese, non è detto che il Papa non faccia espliciti riferimenti a situazioni che riguardano anche altre diocesi sparse per il mondo! C’è, infatti, nel discorso dettato da Benedetto XVI ai vescovi di Francia un particolare riferimento che ci permette di richiamare alla nostra attenzione un dichiarazione di pochissimi giorni fa. Il card. Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e presidente della Conferenza Episcopale austriaca, ha recentemente annunciato la possibilità di chiedere ai laici uno specifico coinvolgimento nella guida pastorale delle 660 parrocchie austriache che, a causa anche di un notevole calo di vocazioni sacerdotali, nei prossimi dieci anni verrebbero accorpate come entità più grandi e composte da singole filiali per meglio svolgere gli impegni pastorali. “Molte comunità locali dirette dai laici – dichiara Schönborn – formano nel loro insieme una nuova parrocchia che sarà diretta congiuntamente da sacerdoti e laici con la responsabilità finale di un parroco”. Tale riforma comporterebbe, come riconosce l’arcivescovo di Vienna, un “profondo cambio di prospettiva”, poiché “dobbiamo staccarci dall’idea che la Chiesa esista solo là dove c’è un sacerdote”: ma “così si ridà importanza al principio del sacerdozio comune” di “tutti i battezzati e cresimati”, realizzando “una coesistenza di sacerdoti e laici sulla base della loro vocazione comune di cristiani”. Se questa fosse stata una domanda, la risposta del Pontefice la si sarebbe potuta rintracciare fra le righe del discorso rivolto ai vescovi francesi che riportiamo di seguito: “La soluzione dei problemi pastorali diocesani che si presentano non deve limitarsi a questioni di organizzazione, per quanto importanti. Esiste il rischio di porre l'accento sulla ricerca dell'efficacia con una sorta di 'burocratizzazione della pastorale'; focalizzandosi sulle strutture, sull'organizzazione e i programmi, che possono divenire 'autoreferenziali', a uso esclusivo dei membri di tali strutture. (...) Il compito specifico dei fedeli laici è l'animazione cristiana delle realtà temporali nelle quali essi agiscono di propria iniziativa ed autonomamente, alla luce della fede e dell'insegnamento della Chiesa. È dunque necessario vigilare sul rispetto della differenza fra il sacerdozio comune di tutti i fedeli ed il sacerdozio ministeriale di coloro che sono stati ordinati al servizio della comunità, differenza che non è soltanto di grado, ma di natura. D'altra parte, si deve conservare la fedeltà al deposito integrale della fede come è insegnato nel Magistero autentico e professato da tutta la Chiesa”.

Michelangelo Nasca, Korazym.org
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