martedì 9 ottobre 2012

Terza Congregazione generale. La viva partecipazione in preghiera del Papa e dei Padri sinodali al dramma che stanno vivendo i cittadini della Siria. Gli interventi: il grande potere del silenzio e la Confessione come sacramento della nuova evangelizzazione

Alle 9.05 di oggi, alla presenza del Santo Padre, con il canto dell’Ora Terza, ha avuto luogo la terza Congregazione generale, per la continuazione degli interventi dei Padri sinodali in Aula sul tema "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana". Presidente Delegato di turno era il card. Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Guadalajara in Messico. A questa Congregazione Generale, che si è conclusa alle 12.30 con la preghiera dell’Angelus Domini, erano presenti 259 Padri, dei quali 142 partecipano per la prima volta ad un’Assemblea sinodale. "Preoccupati per la tragica situazione in cui versa il popolo siriano - ha detto l’arcivescovo Nikola Eterović, segretario generale, in apertura dei lavori - il Papa e i Padri sinodali assicurano la loro vicinanza alla gente di questa terra martoriata, scossa da tanta violenza. Assicurano altresì la loro costante preghiera per le vittime di tanta barbarie, che sono soprattutto persone povere e bambini. Chiedono al Signore che guerra e violenze possano presto finire e che si trovi finalmente una giusta soluzione". L’appello ha fatto seguito alla meditazione dell’arcivescovo Joseph Absi, ausiliare e protosincello di Damasco dei greco-melkiti, durante la liturgia dell’Ora Terza. Commentando il Salmo 118 il presule si è soffermato in particolare sul significato vero dell’amore per la legge del Signore, un amore che per l’uomo deve trasformarsi in amore per l’altro. Ed è questo che molti credenti non hanno ben compreso: tutti sanno, infatti, che una legge, ha detto, può piacere, può convenire, può essere giusta e può essere rispettata; ma il fatto che "essa possa essere amata e meditata deve farci riflettere". Soprattutto sul modo in cui questa legge viene trasmessa. Se ciò "avviene in modo freddo - ha spiegato - e impersonale, senza trasporto" allora difficilmente si riuscirà a contagiare gli altri. Il richiamo a una riflessione sul modo di trasmettere il Vangelo nel mondo di oggi è stato un po’ il filo conduttore degli interventi di stamani, ventisette in tutto. In molti hanno sottolineato la necessità di un rinnovamento che inizi proprio dagli evangelizzatori e li chiami a rinvigorire il loro rapporto diretto con il Cristo prima di comunicarlo agli altri. Il cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan, per rafforzare il concetto, ha ricordato che la prima parola dell’evangelizzazione è "vieni" e l’ultima è "vai". Ciò significa, ha spiegato, che "l’evangelizzatore è il primo a essere chiamato e dunque a dover andare all’incontro con Cristo. Solo dopo potrà andare e portarlo agli altri". Il cardinale statunitense ha posto, di conseguenza, la questione della troppa attenzione data alle strutture, alle cose che ci circondano, alle apparenze, allorquando si cerca di capire ciò che è sbagliato in questo mondo. Forse sarebbe più opportuno pensare che a essere sbagliati siamo noi; "e dunque siamo noi - ha aggiunto - che dobbiamo convertirci e riscoprire il valore della riconciliazione". Il porporato è andato oltre e ha proposto che sia proprio la riconciliazione "il sacramento della nuova evangelizzazione". A fargli eco l’intervento dell’arcivescovo di Manila, Luis Antonio Tagle, il quale ha chiesto di aiutare la Chiesa a riscoprire "il grande potere del silenzio". Solo nel silenzio si può ascoltare più chiaramente la voce del Signore, l’unico in grado di dare veramente "risposte a tutto e a tutti". “Tutti noi viviamo in un mondo che quotidianamente si nutre di ‘novità’. Le mille novità ci interpellano su cosa sia davvero la novità. II mondo di oggi, frastornato da mille cambiamenti, è infatti privo di novità perché prigioniero di un pensiero debole, ed è sempre alla ricerca di emozioni perché ingombrato da mille cose che non lo soddisfano veramente. Si pone pertanto la grande domanda: dove sta davvero la novità?”. Così mons. Gerhard Ludwig Müller, arcivescovo emerito di Regensburg e prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede. Per il presule, “la nuova evangelizzazione richiede di superare certi dibattiti intra-ecclesiali in cui, da tanti anni, si ripropongono sempre gli stessi temi, e di riproporre invece la fede cristiana nella sua pienezza e perenne novità”. “In questa pienezza e novità trova consistenza e forza di comunione la collegialità tra i vescovi - ha aggiunto mons. Müller -, la quale non può però divenire pretesto per un’autonomia mal intesa”. La nuova evangelizzazione, ha concluso, “esige di attingere a questa comunione ed avrà efficacia solo se fondata sull’unità dei vescovi con il Successore di Pietro e tra loro. Questa unità è la pietra angolare su cui il Signore edifica la sua Chiesa”. Per ritrovare questa forza c’è forse bisogno "di una nuova Pentecoste", ha suggerito l’arcivescovo di San Antonio, Gustavo García-Siller, il quale ha auspicato una "consacrazione del mondo allo Spirito Santo". Un richiamo al rinnovamento è venuto anche dall’arcivescovo Rino Fisichella, il quale si è augurato un ripensamento su quella che ha definito "la burocratizzazione della vita di fede e sacramentale". Al termine della Congregazione, infine, l’Aula ha ascoltato l’intervento del delegato fraterno Simo Peura, luterano, e dell’invitato speciale Lamar Vest, presidente dell’American Bible Society, alla quale per la prima volta, in 200 anni di operato, è stata offerta questa opportunità. “Il ruolo del cristianesimo sta notevolmente cambiando nei Paesi tradizionalmente cristiani. Di conseguenza il tema del Sinodo dei vescovi, l‘evangelizzazione, è fondamentale per tutte le Chiese cristiane”, ha detto nella sua riflessione Peura. “Riconosciamo la necessità di rinnovamento della Chiesa e dei suoi membri, anche nella comunione delle chiese luterane”, ha proseguito. Per questo “siamo grati di avere l‘opportunità di camminare con voi”. Il mondo di oggi, ha sottolineato Peura, “ci sfida a sostenere il battesimo come solido fondamento della vita cristiana. E’ il battesimo e la fede che ci uniscono a Cristo e alla Chiesa”. Nel sottolineare come l’"Instrumentum laboris" coniughi insieme “fede e amore”, il vescovo luterano ha espresso soddisfazione per il “consenso raggiunto” dalle Chiese cattolica e luterana sulla “dottrina della giustificazione”, e ha rammentato che la “Joint Declaration” “ci aiuta a dare una testimonianza comune, in modo che il mondo possa credere e la nostra sequela di Cristo sia credibile”. “Solo una Chiesa missionaria - ha concluso - può rimanere viva in futuro”. Pur nei “cambiamenti del nostro mondo”, ha osservato da parte sua Lamar Vest, presidente dell’American Bible Society, “la grande, travolgente narrazione della Bibbia resta la nostra più grande speranza e aspirazione”. Prima di lasciare l’Aula il Papa ha salutato entrambi.

L'Osservatore Romano, Radio Vaticana, SIR

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