Sodano: portiamo avanti il nostro lavoro d'evangelizzazione con grande umiltà, coraggio e ottimismo. Rylko: movimenti e nuove comunità ancora una risorsa non pienamente valorizzata nella Chiesa

"Vorrei concludere con un appello che mi sento di fare, non come decano del Collegio Cardinalizio, quanto come decano, per anzianità, dei vescovi presenti: portiamo avanti il nostro lavoro d'evangelizzazione con grande umiltà, sapendo che non siamo i primi a lavorare nella vigna del Signore nè saremo gli ultimi". Con queste parole il card. Angelo Sodano ha concluso, ieri sera, il suo intervento al Sinodo dei vescovi. "Con coraggio ed ottimismo - aggiunge - pur riconoscendo le grandi difficoltà esistenti nella presente situazione" della Chiesa e del mondo. Per il card. Sodano, "la nuova evangelizzazione, a cui ora siamo chiamati, non vuole essere soltanto uno slogan o una nuova tecnica, come accade oggi per la cosiddetta nuova alfabetizzazione, che vuole insegnare ad usare i metodi di comunicazione on line". "Si tratta invece - ha spiegato - di un'evangelizzazione nuova nel senso indicatoci dagli ultimi Romani Pontefici, per affrontare le sfide che la Chiesa oggi trova dinnanzi a sè, vincendo ogni forma di scetticismo e confidando nell'aiuto del Signore". "Ci troviamo di fronte - ha concluso - a un'impresa grandiosa, che vede coinvolti cielo e terra, un'opera misteriosa per l'intervento preveniente e concomitante della grazia di Dio". Che, nonostante "la presenza devastante del Maligno nella storia umana", alla fine, auspica il decano del Collegio cardinalizio,"sia la potenza vittoriosa di Cristo a splendere su tutte le miserie umane".
Nella Chiesa Cattolica "purtroppo movimenti e nuove comunità rimangono ancora una risorsa non ancora pienamente valorizzata nella Chiesa, un dono dello Spirito e un tesoro di grazie ancora nascosti agli occhi di molti Pastori, forse intimoriti dalla novità che apportano alla vita delle diocesi e delle parrocchie", ha affermato nel suo intervento di ieri al Sinodo il card. Sranislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. "Il Santo Padre - ha spiegato - è ben consapevole di questa difficoltà, perciò esorta i Pastori a non spegnere i carismi, essere grati anche se sono scomodi". Secondo Rylko, "si esige dunque una vera 'conversione pastorale' dei vescovi e dei preti, chiamati a riconoscere che i movimenti sono innanzitutto un dono prezioso piuttosto che un problema". "Lo slancio missionario delle nuove realtà - ha affermato il porporato polacco - non deriva da un entusiasmo emotivo e superficiale, ma scaturisce da esperienze molto serie ed esigenti di formazione dei fedeli laici ad una fede adulta, capace di rispondere adeguatamente alle sfide della secolarizzazione". "La novità della loro azione - per Rylko - non va ricercata nei loro metodi, ma nella capacita' di riaffermare la centralità di Dio nella vita dei cristiani, una questione fondamentale negli insegnamenti del Santo Padre Benedetto XVI". E se "i metodi di evangelizzazione che movimenti e nuove comunità adottano sono all'apparenza diversissimi, veramente multiformi, tutti risultano - ha assicurato il capo dicastero - riconducibili alle 'tre leggi della nuova evangelizzazione' che l'allora card. Ratzinger formulo' per catechisti e insegnanti di religione in occasione del Giubileo del 2000: innanzitutto la 'legge dell'espropriazione', ovvero non parlare a nome proprio, ma a nome della Chiesa, il coraggio di evangelizzare con pazienza e perseveranza, senza pretendere di ottenere risultati immediati, e infine accettare la logica della croce". "In queste leggi - conclude - è racchiuso il segreto più profondo dell'efficacia dell'impegno evangelizzatore della Chiesa in tutti i tempi".

Agi

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