martedì 9 ottobre 2012

La vita, la ricerca teologica e la riflessione spirituale di Joseph Ratzinger sono intrecciati in mondo singolare con il Concilio Vaticano II, di cui é insieme protagonista, testimone e custode. L'ermeneutica della riforma nel discorso del 22 dicembre 2005

Giovane teologo, al Concilio  Vaticano II Joseph Ratzinger era assistente dell'arcivescovo di Colonia Joseph Frings (foto), antagonista del card. Alfredo Ottaviani, cioé del prefetto del Sant'Uffizio e presidente della Commissione teologica, che cercava di frenare le riforme. Da Papa si accinge a celebrare solennemente il cinquantesimo anniversario dell'apertura del Vaticano II, in occasione del quale ha convocato un Anno della fede per rilanciare la nuova evangelizzazione. Come perito conciliare era annoverato tra i "progressisti" e partecipava alle riunioni della "fronda" di lingua tedesca nel collegio romano di Santa Maria dell'Anima, ma docente in Germania ha subito i contraccolpi del dopoconcilio negli anni tesi della contestazione. La vita, la ricerca teologica e la riflessione spirituale di Joseph Ratziger-Benedetto XVI sono intrecciati in mondo singolare con il grande evento ecclesiale del Novecento. Del Concilio Ecumenico Vaticano II Benedetto XVI é insieme protagonista, testimone e custode. E se in una intervista del 1977 l'allora card. Ratzinger ha affermato che il Concilio è stato "un terremoto e al tempo stesso una crisi salutare", fino ad oggi la sua riflessione più esaustiva sulla eredità del Concilio è quella formulata nel primo discorso natalizio alla Curia romana dopo l'elezione al Pontificato, il 22 dicembre 2005. La categoria che ha scelto per valutare le assise ecumeniche del Novecento è quella di "riforma", la stessa, ha ricordato, "presentata" anche da Giovanni XXIII e Paolo VI. "Ermeneutica della discontinuità e della rottura" e "ermeneutica della riforma", per il Pontefice sono due interpretazioni del Concilio che "si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro; l'una ha causato confusione, l'altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti". La prima interpretazione, "non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media e anche di parte della teologia moderna" ma "rischia di far finire in una rottura tra Chiesa preconciliare e Chiesa conciliare". Benedetto XVI ha indagato i rischi insiti nel credere che fedeltà al Concilio debba essere soprattutto al suo "spirito" più che ai testi, dando in questo modo "spazio ad ogni estrosità ". Non si deve considerare il Concilio "come una specie di Costituente, - ha detto - che elimina una Costituzione vecchia e ne crea una nuova", ma "la Costituente ha bisogno di un mandante e poi una conferma da parte del mandante, cioé del popolo alla quale la Costituzione deve servire, i Padri non avevano tale mandato e nessuno lo aveva mai dato loro; nessuno del resto poteva darlo perché la costituzione essenziale della Chiesa viene dal Signore...". Il Papa, che parlava a quaranta anni dalla conclusione del Concilio, osserva che "possiamo rilevare che il positivo è più grande e più vivo di quanto non potesse apparire nell'agitazione degli anni intorno al 1968; oggi vediamo che il seme buono, pur sviluppandosi lentamente, tuttavia cresce, e cresce così anche la nostra profonda gratitudine per l'opera svolta dal Concilio". La "vera natura della riforma" conciliare, per il Papa, é quindi "nell'insieme di continuità e discontinuità a livelli diversi". E "le decisioni della Chiesa riguardanti cose contingenti dovevano necessariamente essere esse stesse contingenti". Tra tali forme contingenti, il Papa ha annoverato "certe forme concrete di liberalismo o di interpretazione liberale della Bibbia". C'é poi una critica al considerare la libertà di religione "come espressione della incapacità dell' uomo di trovare la verità". Oltre a una ampia analisi del rapporto tra la Chiesa missionaria e il concetto di verità, Benedetto XVI ha analizzato il concetto di "apertura al mondo moderno" enunciato dal Concilio: "chi si era aspettato che con questo 'si'' fondamentale all'età moderna tutte le tensioni di dileguassero e l' 'apertura verso il mondo' così realizzata trasformasse tutto in pura armonia, aveva sottovalutato le interiori tensioni e anche le contraddizioni della stessa età moderna...". "Non era certo intenzione del Concilio" a giudizio di papa Ratzinger, "abolire la contraddizione del Vangelo nei confronti dei pericoli e degli errori dell'uomo, era invece senz' altro suo intendimento accantonare contraddizioni erronee o superflue, per presentare a questo nostro mondo l'esigenza del Vangelo in tutta la sua grandezza e purezza".

Ansa

Discorso ai membri della Curia e della Prelatura Romana per la presentazione degli auguri natalizi (22 dicembre 2005)
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