L'ex cappellano della Gendarmeria vaticana mons. Viviani: la mia partenza inattesa dispiacque ma non c'è collegamento con la vicenda di Paolo Gabriele

Mons. Giulio Viviani (nella foto con Benedetto XVI) era cerimoniere pontificio e cappellano della Gendarmeria vaticana. Nel 2010, senza preavviso, non fu confermato al suo posto e tornò a Trento sua città d'origine. Quell'episodio è stato citato ieri da Paolo Gabriele, l'ex maggiordomo del Papa, durante l'interrogatorio del processo per la fuga di documenti riservati della Santa Sede. Per spiegare perché nel 2010 si mise a raccogliere informazioni sulla Gendarmeria, Gabriele ha precisato che "era un momento particolare nella Gendarmeria e i gendarmi erano sconcertati per il trattamento poco corretto nei confronti del cappellano". Non ha aggiunto di più, né lo fa mons. Viviani. "Ci fu un po' di sconcerto", conferma al telefono con TMNews, "la mia partenza non fu così serena, i gendarmi si attendevano che sarei stato confermato e invece non fu così, questo è dispiaciuto. Ma sono tornato a Trento d'accordo con il vescovo, ci sto bene, e - sottolinea il prelato - non c'è collegamento con la vicenda" di Paolo Gabriele. Il prelato ricorda che la notizia del suo allontanamento da Roma fu pubblicata in anteprima da un quotidiano italiano. "Era una cosa riservata e fu pubblicata prima ancora che lo venissi a sapere io...". Ci è rimasto male? "Lasciamo stare, è passato molto tempo", risponde gentilmente. “Sono meravigliato per essere stato citato in questa vicenda, se il trafugamento dei documenti è iniziato nel 2006, allora ancora non conoscevo Gabriele”. “Ho conosciuto Gabriele – precisa – in circostanze esterne al Vaticano, in una scuola cattolica frequentata dai suoi figli dove ho tenuto una serie di incontri di catechesi per i genitori. Da quell’occasione e dal fatto che lavoravamo entrambi presso la Santa Sede è iniziato un rapporto di conoscenza". "Non riesco a capire - conclude - cosa intenda per suggestione, posso ricondurlo al fatto che era prodigo di apprezzamenti nei miei confronti per i contenuti dei miei interventi alla scuola e per il linguaggio molto diretto che utilizzavo. Si è sempre parlato dei figli, della sua famiglia. Niente di più”.

TMNews, Zenit

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