mercoledì 17 ottobre 2012

Quindicesima Congregazione generale. La nuova evangelizzazione trova un suo ulteriore punto di forza nel rinnovamento dei rapporti tra vescovi e consacrati. La parrocchia, i movimenti ecclesiali e l'annuncio del Vangelo in contresti difficili

Nella mattinata di oggi, memoria di Sant'Ignazio di Antiochia, vescovo e martire, alle 9.00, con il canto dell’Ora Terza, ha avuto inizio la quindicesima Congregazione generale per la continuazione degli interventi in Aula dei Padri Sinodali sul tema "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana". Presidente Delegato di turno il card. Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa. Sono intervenuti anche alcuni Uditori e Uditrici. A questa Congregazione generale, che si è conclusa alle 12.35 con la preghiera dell'Angelus Domini, erano presenti 253 Padri.
Tra gli interventi di questa prima fase della Congregazione il card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, si eèsoffermato sui tanti inviti al rinnovamento della Chiesa ripetuti in queste giornate sinodali. Un rinnovamento, ha precisato, che deve riguardare tutti, anche i membri della vita consacrata. "Nelle relazioni tra gerarchia e vita consacrata - ha notato - sono sorti non pochi disagi: talora per una certa ignoranza dei carismi e del loro ruolo nella missione e nella comunione ecclesiale; tra l'altra per l'inclinazione di alcuni consacrati alla contestazione del magistero". La nuova evangelizzazione invece può trovare un suo ulteriore punto di forza nel rinnovamento dei rapporti tra vescovi e consacrati. Altro argomento spesso al centro del dibattito sinodale e la parrocchia. Questa mattina ne ha parlato il card. Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Ne ha sottolineato il ruolo fondamentale soprattutto nel contesto attuale ma ha denunciato una certa fatica ad aprirsi con più decisione verso una pastorale di evangelizzazione. "Una conversione pastorale di questo tipo è più che mai necessaria, ma - ha anche riconosciuto - non è semplice da realizzare". Ha quindi indicato alcune linee operative. Di evangelizzazione in contesti difficili si e parlato a lungo nella seconda parte della mattinata. Sono stati fatti alcuni esempi specifici: dalla Guinea, da cui nel 1967 furono cacciati tutti i missionari, all'Egitto, dove, come ha ricordato mons. Kyrillos William, vescovo di Assiut dei copti, nonostante la progressiva islamizzazione dello Stato "la presenza dei seguaci di Gesù va molto al di là delle dimensioni della comunità, con 170 scuole, frequentate spesso da allievi musulmani, e moltissimi ospedali e dispensari presenti su tutto il territorio". Un richiamo all'umiltà è venuto da mons. Soane Patita Paini Mafi, vescovo di Tonga. Tutti i cristiani, ha detto in sostanza il presule, non devono dimenticare la semplicità, e non devono farsi travolgere dal desiderio di essere famosi, conosciuti e rispettati, seguendo così la mentalità del "divo" prevalente nella nostra epoca: "In questo Gesù ci deve essere da modello, perchè tra i suoi era noto come 'il figlio del carpentiere'". Dello stesso tenore l'intervento di mons. Petro Herkulan Malchuk, arcivescovo-vescovo della diocesi ucraina di Kyiv-Zhytomyr. Ha parlato di una fede che sta fiorendo in Ucraina. "Se vuoi correre - ha detto tra l'faltro citando un proverbio locale - devi sapere due cose: perchè corri e dove devi andare"; per l'evangelizzazione, ha sottolineato il vescovo, è importante soprattutto capire la posta in gioco e il valore del dono ricevuto. Una nuova primavera per una nuova evangelizzazione: è ciò che i carismi, i movimenti ecclesiali e le comunità portano alla Chiesa. Ma essa deve essere incoraggiata ad accogliere tali frutti, discernendoli nel segno della comunione. Il Sinodo dei vescovi ha riflettuto su questo tema facendo anche autocritica: talvolta i sacerdoti sono poco preparati sull’argomento e non vogliono prendersene cura, rivelando una certa stagnazione spirituale. La nuova evangelizzazione, dunque, non li dimentichi e metta a frutto le loro potenzialità. Poi, il Sinodo ha affrontato la questione della crisi economica globale, ostacolo alla nuova evangelizzazione perché costringe l’uomo a soddisfare solo i bisogni vitali, come quello del cibo. Ma in questo modo, hanno detto i presuli, crisi sociale e crisi di fede si equivalgono e l’annuncio del Vangelo viene schiacciato dall’incudine economico. Di qui, il suggerimento di creare una struttura finanziaria basata su esperienze ecclesiali che mettano in atto un’economia di comunione e un credito sociale. Solo così, ha affermato il Sinodo, si otterrà un sistema finanziario immune dai debiti e a servizio dell’uomo. La Chiesa, quindi, deve essere capace di scoprire come affrontare il problema economico in un modo rispettoso dell’ecologia della persona umana. Sulla stessa linea, anche l’invito del Sinodo a migliorare la qualità della vita delle donne e dei bambini, perché la nuova evangelizzazione sarà significativa solo quando terrà conto di tale obiettivo.

L'Osservatore Romano, Radio Vaticana

QUINDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE
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