martedì 6 novembre 2012

'La nascita e lo sviluppo della Sala Stampa vaticana: dal Concilio ad oggi', convegno all'Università Lumsa. Padre Lombardi: la trasparenza via obbligata da percorrere con coraggio

“La nascita e lo sviluppo della Sala Stampa vaticana: dal Concilio ad oggi” è il titolo del convegno che si è tenuto oggi alla Lumsa, Libera Università Maria Santissima Assunta di Roma. Un incontro per fare il punto sulle nuove sfide dell’istituzione vaticana ma anche sulle prospettive future. Alla tavola rotonda hanno partecipato il rettore della Lumsa, Giuseppe Dalla Torre, Andrea Melodia, presidente Ucsi, i vaticanisti Gianfranco Svidercoschi e Raniero La Valle, i docenti della Lumsa Giuseppe Ignesti e Gennaro Iasevoli, Gian Maria Vian, direttore de L’Osservatore Romano, mons. Pierfranco Pastore, già vicedirettore della Sala Stampa vaticana, Joaquìn Navarro-Valls, già direttore Sala stampa vaticana. “Le vicende legate agli abusi sessuali su minori da parte di membri del clero nell’ambito delle Istituzioni della Chiesa” e quelle legate all’“amministrazione” e all’“attività economica” hanno rappresentato, per la Chiesa, “un duro banco di prova per la crescita della trasparenza”. Naturalmente “la Sala Stampa e anche le altre istituzioni mediatiche della Santa Sede sono state luoghi in cui questa crescita si è misurata con tutte le difficoltà e le sofferenze che comporta”. Lo ha detto nel suo intervento il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi. Circa gli abusi sessuali, padre Lombardi ha dichiarato che “la pressione mediatica è stata una componente importante della spinta verso una profonda revisione degli atteggiamenti comunicativi sul problema degli abusi. La pressione mediatica è stata sperimentata molto concretamente in sala stampa, con richiesta frequente di risposte e nella stessa sala stampa ci si è impegnati molto per un’informazione corretta e obiettiva per dare ragione delle prese di posizione del Papa, delle azioni normative della Congregazione per la Dottrina della Fede, per mettersi in rapporto collaborativo con gli uffici di comunicazione delle Conferenze episcopali coinvolte in questa problematica, fino a collaborazioni attive nell’organizzazione del convegno alla Gregoriana, un grande sforzo per passare risolutamente dall’atteggiamento di sola difesa a quello della cultura della prevenzione”. A tale riguardo il portavoce vaticano ha pubblicamente ringraziato mons. Charles Scicluna, già promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, e oggi vescovo ausiliare di Malta, definito “un amico e un interlocutore essenziale in questa vicenda per la Sala Stampa e per me personalmente”. Mons. Scicluna è stato per oltre dieci anni responsabile di tutti i dossier relativi a preti pedofili. Altro campo individuato da padre Lombardi nel quale “sono cresciute le esigenze di trasparenza e su cui pure si misura il peso e la credibilità della Chiesa” è quello dell’amministrazione e dell’attività economica. “Anche su questo fronte – ha detto Lombardi - la sala stampa si è impegnata in particolare nel seguire il racconto dell’inserimento delle amministrazioni facenti capo alla Santa Sede e alla Città del Vaticano nel sistema dei controlli internazionali. Tutto ciò che, insomma, appartiene alla valutazione e al rapporto di Moneyval pubblicato nel luglio scorso. Si è manifestata anche la necessità di un’informazione più obiettiva della realtà dello Ior e dei bilanci della Santa Sede e dello Stato del Vaticano. La visita di una quarantina di giornalisti allo Ior nel giugno passato voleva essere un segnale in questa direzione e spero ce ne saranno altri”. La trasparenza, ha concluso padre Lombardi, “è una via obbligata da percorrere con coraggio per il bene e la credibilità della Santa Sede e della Chiesa. La sala stampa è un luogo cruciale in cui da una parte si tenta concretamente di crescere nella domanda di trasparenza, generale, ma anche rivolta specificatamente alla Chiesa e alle sue istituzioni. La Sala Stampa è così un luogo in cui si sperimenta la capacità o l’incapacità delle nostre istituzioni di crescere in questa direzione”. Più volte nel corso degli interventi è emersa la stretta sinergia tra la Sala Stampa vaticana ed i giornalisti. Toccante il ricordo di mons. Pastore, che dal vaticanista della Rai Giuseppe De Carli venne definito "l'amico dei giornalisti", durante la radiocronaca della sua Messa di ordinazione episcopale. Sono stati tanti gli aneddoti ricordati nel corso della mattina, alcuni legati a Giovanni Paolo II e raccontati dall’ex direttore della Sala Stampa Joaquin Navarro Valls: “Il Papa aiutava molto, quando c’era qualche dubbio da parte mia su un tema, sulla opportunità di una materia: parlavo con lui, la soluzione si raggiungeva in pochissimi minuti e si faceva qualche comunicazione. Devo aggiungere che è stato identico il sistema con Benedetto XVI nei primi due anni del Pontificato che lo ho accompagnato. Naturalmente con il card- Ratzinger c’erano stati moltissimi contatti, direi quasi un’amicizia, nel lungo Pontificato di Giovanni Paolo II, ma in quei primi due anni sono cominciati i viaggi, i primi messaggi, e si è fatto questo stesso lavoro. Anche lui era di una cordialità straordinaria, è stato un tipo di collaborazione stupenda che la gente riceveva con grande gioia e con grande interesse”. Comunicare dunque al mondo, facendosi interpreti corretti del messaggio che il Papa vuole dare. Una sfida importante e appassionante che si poggia su due pilastri, ha ribadito Joaquin Navarro Valls, cosa comunicare e perché comunicarlo: “Ho pensato sempre che il giornalismo è trasmettere una verità che il giornalista crede sia vera. Se il giornalista non crede che sia vera e la trasmette, allora sta facendo propaganda non giornalismo. Però, la sfida per il giornalista, per quello che trasmette, c’è sempre, perché la sfida per chi comunica è adattare quello che si vuole dire alla semantica propria del mezzo con il quale si dice. Non è lo stesso dire ciò che sto dicendo in televisione, in radio, in un sms… Ogni mezzo comunicativo ha una propria semantica e la persona che comunica deve conoscere quella semantica per adattare il suo linguaggio senza tradirlo. Nella comunicazione per me trasparenza è dire: faccio questo, ho deciso di fare questo e le ragioni per cui farò questo sono queste. Allora il messaggio è chiaro”.

Radio Vaticana, SIR
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