Benedetto XVI presiede un momento di preghiera con i 40mila giovani del 35° Incontro europeo della Comunità di Taizè. Il priore: Ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci separa, ci uniscono un solo Battesimo e la stessa Parola di Dio

Questo pomeriggio, sul Sagrato della Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto un momento di preghiera con i circa 40mila giovani pellegrini giunti a Roma in occasione del 35° Incontro europeo dei giovani convocato dalla Comunità di Taizé e in corso nella capitale dal 28 dicembre al 2 gennaio 2013. “Siamo venuti da tutta l’Europa e da altri continenti, apparteniamo a confessioni diverse. Ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci separa: ci uniscono un solo Battesimo e la stessa Parola di Dio”. Con queste parole ha esordito frère Alois, priore della comunità di Taizè nel suo saluto rivolto al Pontefice. “Questa sera – ha aggiunto - siamo venuti intorno a Lei a celebrare questa unità, vera anche se non ancora pienamente compiuta”. Il religioso ha ricordato che “frère Roger ha lasciato in eredità alla nostra comunità la sua preoccupazione di trasmettere il Vangelo, particolarmente ai giovani. Era davvero cosciente che le separazioni fra i cristiani sono un ostacolo alla trasmissione della fede. Ha aperto percorsi di riconciliazione che non abbiamo ancora finito di esplorare. Ispirati dalla sua testimonianza, moltissimi sono coloro che vorrebbero anticipare la riconciliazione attraverso la loro vita, vivere già da riconciliati”. Frère Alois ha notato che “la ricerca di una relazione personale con Dio è il fondamento di questo passo. Questo ecumenismo della preghiera non incoraggia una facile tolleranza. Favorisce un reciproco ascolto e un dialogo vero”. Il priore ha poi ricordato che “l’ultima lettera scritta da frère Roger, proprio prima della sua morte violenta, era indirizza a Lei, Santo Padre, per dirLe che la nostra comunità voleva camminare in comunione con Lei. Neppure possiamo dimenticare quanto, dopo questa tragica morte, il Suo sostegno ci è stato prezioso per incoraggiarci ad andare avanti. Allora vorrei dirLe ancora l’affetto profondo dei nostri cuori, per la Sua persona e per il Suo ministero”. Il momento è terminato con la consegna al Papa di “un segno di speranza” di giovani ruandesi, con i quali la comunità ha avuto un incontro il mese scorso, dei semi di sorgo, affinché crescano in Europa, magari proprio nei Giardini Vaticani.

SIR

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