lunedì 7 gennaio 2013

Il motto episcopale di Fortunatus Nwachukwu, ordinato vescovo dal Papa e nominato nunzio in Nicaragua: 'Sciogliere i calzari'. Richiama alla missione e al servizio, ambedue si fondano sulla Parola di Dio e trovano compimento nella Croce dell’Incarnazione e dell’abbraccio universale

“'Sciogliere i calzari' richiama alla missione e al servizio. Ambedue si fondano sulla Parola di Dio e trovano compimento nella Croce dell’Incarnazione e dell’abbraccio universale”. Fortunatus Nwachukwu, da ieri arcivescovo e nunzio apostolico in Nicaragua lo ha scritto per spiegare il suo motto episcopale: "Solvere calceamenta". E nel suo stemma ha messo proprio un calzare sotto il Libro con l’Alfa e l’Omega e sotto la Croce. Un motto insolito che dice molto dell’ex capo del protocollo della Santa Sede nigeriano. E del resto quel “togliti i sandali” che Dio dice a Mosé davanti al roveto ardente è anche il tema degli esercizi spirituali che qualche anno Nwachukwu ha tenuto e raccolto in un volume: “Togliti i sandali - Il coraggio di cambiare (Spiritualità del quotidiano)", edizioni Paoline. Uno strumento per rileggere la propria fatica, la sfida che ogni conversione inevitabilmente porta con sé, alla luce delle figure di Mosè, Bartimeo, e il figlio prodigo. Una riflessione per Per tutti coloro che prima o poi si trovano ad affrontare la necessità di un "cambiamento di rotta" nella vita. La Messa di ringraziamento la celebrerà nella Cattedrale di Cristo Re ad Aba, nella sua Nigeria. Anche questo dice molto di mons. Fortunatus. La Nigeria che in questi anni è andata sulle pagine dei giornali per le violenze contro i cristiani, la Nigeria dove Boko Haram ha scatenato uno guerra fatta di attentati ai fedeli che escono dalle Chiese, la Nigeria dove cristiani e musulmani tentano di vivere in buona armonia nonostante le violenze. Negli ultimi venti anni sono state molte le violenze contro le chiese, ma la violenza di Boko Haram è visto da molti solo come un pretesto utilizzato dalla setta per "nascondere i propri atti criminali". Lo dicono i vescovi in Nigeria come Mattew Hassan Kukah, vescovo di Sokoto. Una storia difficile quella del cristianesimo in Nigeria dove i missionari sono stati visti in epoca coloniale come rappresentanti della religione degli invasori. Una democrazia fiaccata dalla corruzione e dal “dilagare di ogni impunità” spiega il vescovo di Sokoto, uno dei 36 stati nigeriani, sede di uno storico califfato. Eppure i cristiani in Nigeria sono tanti, e la fede è forte, entusiasta. “Non ho paura di morire, io devo andare in Chiesa. Succeda quel che succeda, la gente deve andare in Chiesa” racconta una signora di Abuja, Benedette Nwachukwu, a don Valentine Onwunjiogu, sacerdote nigeriano recentemente intervistato da ACS-Italia. Quest’anno nel Nord del Paese gli attentati hanno segnato una tragica ricorrenza settimanale, dichiara don Valentine. A causa del fondamentalismo, la religione, il conforto e il rifugio dei figli di Dio, è divenuta un “incubo”. Un incubo che il 19 e 20 gennaio troverà tregua e consolazione festeggiando attorno al nuovo arcivescovo. Una storia tutta al servizio della diplomazia della Santa Sede la sua. Sacerdote dal 17 giugno del 1984, laureato in Teologia Dogmatica e in Diritto Canonico dal 1994 ha prestato servizio presso le Nunziature apostoliche in Ghana, Paraguay, Algeria, presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e Istituzioni specializzate a Ginevra e infine nella Sezione rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. È stato nominato Capo del Protocollo della Segreteria di Stato il 4 settembre 2007. Quando nel 2009 ha celebrato i 25 anni di sacerdozio ha voluto festeggiare in Italia a Carsoli, in Abruzzo ma con un po’ della sua Africa, un centinaio di nigeriani che hanno animato la liturgia celebrata da una ventina di sacerdoti. L’omelia la tenne un cardinale amico da sempre amico dell’Africa, Fiorenzo Angelini. Tra i parenti erano presenti alcuni fratelli, come ieri del resto, quando, durante la Messa, uno di loro con la moglie si è inginocchiato davanti al Papa offrendo i doni. Un dono per la Nigeria anche se sarà in giro per il mondo mons. Fortunatus come tutti lo chiamano in Vaticano dove è molto amato e molti sentiranno la sua mancanza. A chi gli chiedeva per il giubileo sacerdotale per cosa pregare diceva: la forza per essere un buon sacerdote. Oggi da vescovo sicuramente quella preghiera deve essere intensificata, ma sempre mantenendo lo spirito della festosità africana. Quella spirituale emotività che ha riunito centinaia di nigeriani nella Basilica di San Pietro. La gioia di una festa di famiglia che il neo arcivescovo ha voluto semplicemente celebrare nella caffetteria dei Musei Vaticani, con i canti della sua gente da una parte e l’affetto di tanti ambasciatori che dal 2007 hanno imparato a conoscerlo, dall’altra perchè è il Capo del protocollo che li riceve per primo quando, dalle più lontane parti del mondo arrivano in Vaticano, per consegnare le loro lettere credenziali al Papa. Era bello oggi vedere questa Africa in Vaticano che celebrava il suo figlio, ma sopratutto che celebrava la gioia della fede nonostante le difficoltà e gli affanni. Giovani madri con i bambini in braccio e uno sorride sempre e si chiama Benedetto e ha tre mesi; suore, anziani, tanti giovani sacerdoti e seminaristi, famiglie intere che con semplicità dicevano il loro si a Cristo. Auguri al nuovo arcivescovo, auguri alla Chiesa Cattolica nigeriana e buona festa a chi sarà nella Parrocchia “St Benedict” a Ntigha domenica 20 gennaio a festeggiare Fortunatus Nwachukwu.

Angela Ambrogetti, Korazym.org 
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