Il Papa: esiste un’intima connessione tra la glorificazione di Dio e la pace degli uomini sulla terra, così che la pace non sorge da un mero sforzo umano, bensì partecipa dell’amore stesso di Dio. Ed è proprio l’oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza. Non rassegnarsi allo 'spread del benessere sociale', mentre si combatte quello della finanza

Questa mattina, nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno. L'incontro è stato introdotto dalle parole del decano del Corpo diplomatico, Alejandro Emilio Valladares Lanza, ambasciatore di Honduras e l’indirizzo augurale del vice-decano, Jean-Claude Michel, ambasciatore del Principato di Monaco.
Fin dalla sua origine, è stata la premessa del Papa all'inizio del suo discorso, la Chiesa è orientata ad “ogni popolo”: ecco perché il suo impegno non è “un’ingerenza” nella vita delle società ma un contributo “per il progresso del genere umano”. Il Papa è partito da qui, dalla missione della Chiesa per sviluppare la sua visione sulle grandi sfide che oggi il mondo ha di fronte, a partire dall’urgenza della pace. Il Pontefice ha innanzitutto ricordato i suoi viaggi del 2012 in Messico, Cuba e Libano. Viaggi, ha detto, per “riaffermare l’impegno civico dei cristiani di quei Paesi” come pure “per promuovere la dignità della persona umana e i fondamenti della pace”. “Oggi - ha constatato – si è indotti talvolta a pensare che la verità, la giustizia e la pace siano utopie e che esse si escludano mutuamene”. Anzi, sembra che gli sforzi per affermare la verità sfocino “spesso nella violenza”. D’altra parte, ha aggiunto, pare che “l’impegno per la pace si riduca alla ricerca di compromessi”. Al contrario, ha detto, “nell’ottica cristiana esiste un’intima connessione tra la glorificazione di Dio e la pace degli uomini”. Per questo, è stato il suo monito, “è proprio l’oblio di Dio” a “generare la violenza”. Infatti, ha annotato, “se si cessa di riferirsi a una verità oggettiva trascendente, come è possibile realizzare un autentico dialogo?”. “Come si può evitare che la violenza diventi la regola ultima dei rapporti umani?”, si è chiesto Benedetto XVI, secondo il quale “senza un’apertura trascendente, l’uomo cade facile preda del relativismo e gli riesce poi difficile agire secondo giustizia e impegnarsi per la pace”. Per il Papa, l’oblio di Dio e l’ignoranza del suo vero volto “è la causa di un pernicioso fanatismo di matrice religiosa, che anche nel 2012 ha mietuto vittime” e che rappresenta “una falsificazione della religione stessa”. 
"E' anzitutto alle Autorità civili e politiche - ha detto Benedetto XVI - che incombe la grave responsabilità di operare per la pace. Esse per prime sono chiamate a risolvere i numerosi conflitti che continuano a insanguinare l'umanità, a cominciare da quella Regione privilegiata nel disegno di Dio, che è il Medio Oriente. Penso anzitutto alla Siria, dilaniata da continui massacri e teatro d'immani sofferenze fra la popolazione civile. Rinnovo il mio appello affinché le armi siano deposte e quanto prima prevalga un dialogo costruttivo per porre fine a un conflitto che, se perdura, non vedrà vincitori, ma solo sconfitti, lasciando dietro di sé soltanto una distesa di rovine. Permettetemi, Signore e Signori Ambasciatori - ha detto il Papa - di domandarvi di continuare a sensibilizzare le vostre Autorità, affinché siano forniti con urgenza gli aiuti indispensabili per far fronte alla grave situazione umanitaria". Ha così rivolto il pensiero alla Terra Santa: "In seguito al riconoscimento della Palestina quale Stato Osservatore non Membro delle Nazioni Unite, rinnovo l'auspicio che, con il sostegno della comunità internazionale, Israeliani e Palestinesi s'impegnino per una pacifica convivenza nell'ambito di due Stati sovrani, dove il rispetto della giustizia e delle legittime aspirazioni dei due Popoli sia tutelato e garantito. Gerusalemme, diventa ciò che il Tuo nome significa! Città della pace e non della divisione; profezia del Regno di Dio e non messaggio d'instabilità e di contrapposizione!". Per l’Iraq, ha augurato riconciliazione e stabilità, per il Libano l’auspicio che i cristiani diano una testimonianza efficace “per la costruzione di un futuro di pace con tutti gli uomini di buona volontà”. Benedetto XVI ha fatto un rapido accenno anche all'Egitto: "A tutti gli Egiziani assicuro la mia vicinanza e la mia preghiera, in questo periodo in cui si formano nuove istituzioni". “Anche in Nord Africa - ha affermato - è prioritaria la collaborazione di tutte le componenti della società e a ciascuna deve essere garantita piena cittadinanza, la libertà di professare pubblicamente la propria religione e la possibilità di contribuire al bene comune”. Poi, ha assicurato la sua preghiera agli egiziani, “in questo periodo in cui si formano nuove istituzioni”. Né ha mancato di volgere lo sguardo all’Africa subsahariana, dove tanti Paesi sono feriti dalle guerre. Il Papa ha indicato in particolare il Corno d’Africa, l’Est della Repubblica Democratica del Congo, il Mali e il Centrafrica. Un pensiero particolare lo ha dedicato alla Nigeria, “teatro di attentati terroristici che mietono vittime” soprattutto tra i “cristiani riuniti in preghiera”, quasi che l’odio volesse “trasformare dei templi di preghiera e di pace in altrettanti centri di paura e di divisione”. 
Il Papa ha detto di aver provato grande tristezza nell’apprendere che anche a Natale fedeli cristiani nigeriani sono stati “uccisi barbaramente”. Per Benedetto XVI "la costruzione della pace passa per la tutela dell'uomo e dei suoi diritti fondamentali. Tale impegno, seppure con modalità e intensità diverse, interpella tutti i Paesi e deve costantemente essere ispirato dalla dignità trascendente della persona umana e dai principi iscritti nella sua natura. Fra questi figura in primo piano il rispetto della vita umana, in ogni sua fase". Il Papa si è detto rallegrato, a tal proposito, per la risoluzione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa che ha proibito l’eutanasia, “per atto o omissione”. Allo stesso tempo, il Papa ha espresso rammarico per la depenalizzazione e liberalizzazione dell’aborto in molti Stati, anche di tradizione cristiana: “L’aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo – ha detto – è gravemente contrario alla legge morale”. Nell’affermare ciò, ha soggiunto, la Chiesa cattolica “non intende mancare di comprensione e di benevolenza, anche verso la madre”. Si tratta, piuttosto, di “vigilare affinché la legge non giunga ad alterare ingiustamente l’equilibrio fra l'eguale diritto alla vita della madre e del figlio non nato”. “Preoccupazione”, infine, anche per la decisione della Corte Interamericana dei Diritti umani relativa alla fecondazione in vitro, che “ridefinisce arbitrariamente il momento del concepimento e indebolisce la difesa della vita prenatale”. "Purtroppo, soprattutto nell'Occidente, vi sono numerosi equivoci sul significato dei diritti umani e dei doveri ad essi correlati. Non di rado i diritti sono confusi con esacerbate manifestazioni di autonomia della persona, che diventa autoreferenziale, non più aperta all'incontro con Dio e con gli altri, ma ripiegata su se stessa nel tentativo di soddisfare i propri bisogni", ha detto il Papa. Per essere autentica, ha aggiunto, “la difesa dei diritti” deve considerare l’uomo “nella sua integralità personale e comunitaria”. "L'odierna crisi economica e finanziaria", ha detto il Papa, "si è sviluppata perché troppo spesso è stato assolutizzato il profitto, a scapito del lavoro, e ci si è avventurati senza freni sulle strade dell'economia finanziaria, piuttosto che di quella reale. Occorre dunque recuperare il senso del lavoro e di un profitto ad esso proporzionato. A tal fine, giova educare a resistere alle tentazioni degli interessi particolari e a breve termine, per orientarsi piuttosto in direzione del bene comune. Inoltre - ha detto Benedetto XVI - è urgente formare i leaders, che, in futuro, guideranno le istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali". 
Anche l’Unione Europea, ha avvertito il Papa, ha bisogno di “rappresentanti lungimiranti e qualificati, per compiere le scelte difficili che sono necessarie per risanare la sua economia e porre basi solide per il suo sviluppo”. Ed ha avvertito: “Da soli alcuni Paesi andranno forse più veloci, ma, insieme tutti andranno certamente più lontano”. “Se preoccupa l’indice differenziale tra i tassi finanziari – ha affermato – dovrebbero destare sgomento le crescenti differenze tra pochi, sempre più ricchi, e molti, irrimediabilmente più poveri”. Si tratta, insomma, “di non rassegnarsi allo ‘spread del benessere sociale’, mentre si combatte quello della finanza”. Il Papa ha poi esortato a investire nell’educazione dei Paesi in via di sviluppo per aiutarli a vincere la povertà e le malattie. Ancora, ha aggiunto che la “pace sociale è messa in pericolo anche da alcuni attentati alla libertà religiosa”. Ed ha espresso rammarico perché capita anche che ai cristiani “sia impedito di contribuire al bene comune con le loro istituzioni educative ed assistenziali”. Per salvaguardare l’esercizio della libertà religiosa, è stato il suo richiamo, è essenziale perciò “rispettare il diritto all’obiezione di coscienza”. Nella parte finale del discorso, Benedetto XVI ha ricordato l’impegno a tutto campo della Chiesa per chi è in difficoltà e in particolare per quanti soffrono a causa di calamità naturali. Ha ricordato, così, le vittime delle inondazioni nel Sud Est asiatico, dell’uragano Sandy. Il Papa ha quindi rivolto un pensiero specifico "a coloro che hanno subito il forte terremoto, che ha devastato alcune Regioni dell'Italia settentrionale". "Come sapete, ho voluto recarmi personalmente in questi luoghi, dove ho potuto constatare l'ardente desiderio con cui s'intende ricostruire ciò che è andato distrutto. Auspico che, in questo momento della sua storia - ha aggiunto Benedetto XVI - tale spirito di tenacia e di impegno condiviso animi tutta la diletta Nazione italiana". "Concludendo il nostro incontro, vorrei ricordare che al termine del Concilio Vaticano II – inaugurato proprio cinquant’anni or sono – il Venerabile Papa Paolo VI indirizzò alcuni Messaggi che sono sempre di attualità, uno dei quali destinato a tutti i Governanti. Li esortò in questi termini: 'Tocca a voi essere sulla terra i promotori dell’ordine e della pace tra gli uomini. Ma non lo dimenticate: è Dio (…) il grande artefice dell’ordine e della pace sulla terra'".

Radio Vaticana, SIR, TMNews

UDIENZA AL CORPO DIPLOMATICO ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE PER LA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI PER IL NUOVO ANNO - il testo integrale del discorso del Papa
 

Commenti