lunedì 29 marzo 2010

Il Papa: l’amore non calcola, non pone barriere, sa donare con gioia, cerca solo il bene dell’altro. Giovanni Paolo II esempio di questo amore

“Durante il suo lungo pontificato, si è prodigato nel proclamare il diritto con fermezza, senza debolezze o tentennamenti, soprattutto quando doveva misurarsi con resistenze, ostilità e rifiuti”. E’ il ricordo di Giovanni Paolo II offerto dal Papa nell’omelia della Messa celebrata questa sera nella Basilica di San Pietro nel V anniversario della morte. Il 2 aprile, quest’anno, è il Venerdì Santo: di qui la scelta di anticipare ad oggi la Celebrazione Eucaristica di suffragio. “Sapeva di essere stato preso per mano dal Signore – ha proseguito Benedetto XVI - e questo gli ha consentito di esercitare un ministero molto fecondo, per il quale, ancora una volta, rendiamo fervide grazie a Dio”. Nel suo “amato predecessore”, Benedetto XVI vede l’immagine perfetta del “servo di Dio”, che – come dicono le Scritture – “agirà con fermezza incrollabile, con un’energia che non viene meno fino a che egli non abbia realizzato il compito che gli è stato assegnato. Eppure, non avrà a sua disposizione quei mezzi umani che sembrano indispensabili all’attuazione di un piano così grandioso. Si presenterà con la forza della convinzione, e sarà lo Spirito che Dio ha posto in lui a dargli la capacità di agire con mitezza e con forza, assicurandogli il successo finale”. “La regola della comunità di Gesù – ha ricordato il Santo Padre – è quella dell’amore che sa servire fino al dono della vita”. Di qui la contrapposizione tra l’atteggiamento di Maria di Betania, che lavando i piedi del Maestro con una grande quantità di profumo pregiato “offre a Gesù quanto ha di più prezioso e con un gesto di devozione profonda”, e quello di Giuda, che “calcola là dove non si può calcolare, entra con animo meschino dove lo spazio è quello dell’amore, del dono, della dedizione totale”. “L’amore non calcola, non misura, non bada a spese, non pone barriere, ma sa donare con gioia, cerca solo il bene dell’altro, vince la meschinità, la grettezza, i risentimenti, le chiusure che l’uomo porta a volte nel suo cuore”, ha sottolineato Benedetto XVI commentando il brano evangelico della cena di Gesù a Betania con Lazzaro, Marta e Maria. Se Maria si pone dunque “ai piedi di Gesù in umile atteggiamento di servizio”, come farà Gesù stesso nell’Ultima Cena, Giuda “sotto il pretesto dell’aiuto da recare ai poveri, nasconde l’egoismo e la falsità dell’uomo chiuso in se stesso, incatenato dall’avidità del possesso, che non si lascia avvolgere dal buon profumo dell’amore divino”. Un “compagno di viaggio per l’uomo di oggi”. Così il Papa ha poi definito Papa Wojtyla. “Tutta la vita del Venerabile Giovanni Paolo II – ha commentato Benedetto XVI - si è svolta nel segno di questa carità, della capacità di donarsi in modo generoso, senza riserve, senza misura, senza calcolo. Ciò che lo muoveva era l’amore verso Cristo, a cui aveva consacrato la vita, un amore sovrabbondante e incondizionato”. Giovanni Paolo II, ha proseguito il suo successore, “si è lasciato consumare per Cristo, per la Chiesa, per il mondo intero: la sua è stata una sofferenza vissuta fino all’ultimo per amore e con amore”. “Chi ha avuto la gioia di conoscerlo e frequentarlo – le parole del Pontefice - ha potuto toccare con mano quanto viva fosse in lui la certezza ‘di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi’; certezza che lo ha accompagnato nel corso della sua esistenza e che, in modo particolare, si è manifestata durante l’ultimo periodo del suo pellegrinaggio su questa terra: la progressiva debolezza fisica, infatti, non ha mai intaccato la sua fede rocciosa, la sua luminosa speranza, la sua fervente carità”. Salutando, infine, i fedeli polacchi, Benedetto XVI ha detto loro che “la vita e l’opera di Giovanni Paolo II, grande polacco, può essere per voi motivo di orgoglio”.