giovedì 19 gennaio 2012

Il tema del primato al centro del dialogo teologico tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa: non per galateo ma per obbedienza all’unico Signore

Il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa prosegue il suo cammino nel contesto di una fitta trama di rapporti personali e istituzionali, che, nell’anno da poco trascorso, hanno conosciuto un ulteriore sviluppo e una nuova profondità. Si tratta del dialogo della vita che comprende visite fraterne, come, a esempio, quella dell’arcivescovo di Nea Giustiniana e tutta Cipro Chrysostomos II a Papa Benedetto XVI che ha avuto luogo lo scorso marzo, ma anche scambi di delegazioni, collaborazioni in diversi campi, contatti epistolari. Tutto ciò, lungi dall’essere espressione di un semplice “galateo” ecumenico, contribuisce in maniera efficace alla formazione di una più matura interiorità dei singoli, ma anche delle stesse Chiese, in quanto si superano le antiche barriere e i vecchi pregiudizi. Un momento di particolare visibilità del progresso di queste relazioni fraterne è stato la Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, celebrata ad Assisi il 27 ottobre scorso. La presenza di numerosi rappresentanti provenienti da altre Chiese e comunità ecclesiali, tra i quali, per quanto riguarda le Chiese Ortodosse, vi erano il Patriarca ecumenico Bartolomeo (nella foto con Benedetto XVI), l’arcivescovo di Tirana e tutta l’Albania, e delegati dei Patriarcati di Alessandria, Antiochia, Mosca, Serbia, Romania e delle Chiese Ortodosse di Cipro e Polonia, ha manifestato in maniera visibile la comune preoccupazione per le sorti dell’umanità. Il potere testimoniare insieme il proprio anelito per la pace e la giustizia nel mondo, in questi tempi difficili nei quali per molti aspetti regnano la frammentazione e l’individualismo, rappresenta una conquista del movimento ecumenico, che nella sua espressione più profonda è obbedienza all’unico Signore. In questo contesto, il dialogo teologico, condotto dalla Commissione mista internazionale, ha ripreso il suo lavoro attraverso le strutture di cui tradizionalmente si avvale, quali le sottocommissioni e il comitato di coordinamento, con l’intento di superare gli ostacoli emersi nel corso della sessione plenaria di Vienna. La sessione plenaria di Vienna (2010) era stata dedicata allo studio, già avviato nel precedente incontro di Cipro (2009), della questione del ruolo del Vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio, sulla base di un testo elaborato dal Comitato misto di coordinamento nel 2008. Con questo testo si intendeva proseguire la riflessione sul tema del primato nella Chiesa universale, inaugurata con la sessione plenaria di Ravenna (2007). In quella sede, la Commissione aveva approvato e pubblicato un documento dal titolo "Le conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa. Comunione ecclesiale, conciliarità e autorità", nel quale cattolici e ortodossi affermavano insieme, per la prima volta, la necessità di un primato al livello di Chiesa universale e concordavano sul fatto che questo primato spettava alla sede di Roma e al suo vescovo, mentre riconoscevano ancora aperta la questione relativa al modo di comprendere e all’esercizio di questo primato, nonché ai fondamenti scritturistici e teologici. Sulla base di quanto affermato nel documento di Ravenna, la Commissione aveva elaborato un progetto di lavoro, secondo il quale l’attenzione si sarebbe concentrata innanzitutto sul primo millennio quando i cristiani di Oriente e Occidente erano uniti. Il Comitato misto di coordinamento aveva quindi redatto una bozza di documento, che, seguendo una metodologia prevalentemente storica, prendeva in considerazione una serie d’eventi e di fonti patristiche e canoniche che mostravano che, nel periodo in oggetto, la Chiesa di Roma aveva un posto distinto tra le Chiese e aveva esercitato una particolare influenza in materia dottrinale, disciplinare e liturgica. Tuttavia, al termine della sessione plenaria di Vienna, malgrado l’impegno profuso, non era stato possibile trovare un accordo per la pubblicazione di un documento comune. Alcuni membri ortodossi consideravano il testo in esame sbilanciato verso la posizione cattolica in quanto privo di riferimenti alle altri grandi sedi ecclesiastiche della Chiesa antica e al loro ruolo nei Concili ecumenici. Altri esprimevano la loro perplessità di fronte alla possibilità di approvare un testo di carattere essenzialmente storico da parte di una commissione teologica. Dopo una lunga discussione, la delegazione cattolica accettò la proposta di considerare il testo come uno strumento di lavoro da utilizzare per le successive tappe del dialogo. Animati dalla ferma volontà di continuare il dialogo sulla strada aperta dal documento di Ravenna, i membri della Commissione decidevano di affidare a una sottocommissione il compito di preparare la bozza di un nuovo documento da sottoporre in seguito allo studio del Comitato di coordinamento, in vista di una futura sessione plenaria da convocare appena possibile. In particolare, si stabiliva che il nuovo testo dovesse prendere in considerazione il tema del primato nel contesto della sinodalità da una prospettiva più marcatamente teologica. Facendo seguito a queste decisioni, una sottocommissione mista si è riunita dal 13 al 17 giugno 2011 a Rethymno (Creta, Grecia) su invito del metropolita ortodosso del luogo, Eugenios. Alla riunione, presieduta dal card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e dal metropolita di Pergamo Ioannis (Zizioulas), del Patriarcato ecumenico, erano presenti sei rappresentanti cattolici e quattro ortodossi provenienti da diverse Chiese autocefale (Patriarcato ecumenico, Patriarcato di Mosca, Patriarcato di Serbia, Chiesa di Cipro). All’inizio dell’incontro, un cattolico e un ortodosso hanno presentato testi che esprimevano il loro rispettivo punto di vista sul tema del rapporto teologico ed ecclesiologico tra primato e sinodalità. Di fatto, però, i due testi seguivano una differente metodologia: quello cattolico, facendo ampio riferimento alla storia della teologia, presentava la dottrina cattolica del primato nel quadro dell’ecclesiologia eucaristica; quello ortodosso, partendo da un approccio sistematico-speculativo del mistero trinitario, cristologico ed eucaristico, si proponeva di spiegare la necessità di un primato a livello universale da esercitare nel contesto della sinodalità. Si rivelava, pertanto, particolarmente ardua l’impresa di preparare un testo comune condiviso. Per evitare che la riunione si concludesse senza portare a termine il compito affidato, la sottocommissione decideva di utilizzare come base della discussione il testo proposto dagli ortodossi, proponendo degli emendamenti per ampliarne la prospettiva. Si riusciva in tal modo a produrre un testo da sottoporre allo studio del Comitato misto di coordinamento. La riunione del Comitato misto di coordinamento ha avuto luogo a Roma dal 21 al 26 novembre 2011. Tale organismo era composto da nove membri cattolici e da nove ortodossi (Patriarcato ecumenico, Patriarcato di Alessandria, Patriarcato di Mosca, Patriarcato di Serbia, Patriarcato di Romania, Chiesa di Cipro, Chiesa di Grecia) sotto la presidenza del card. Koch e del metropolita Ioannis. Nel corso della riunione i lavori sono proceduti molto lentamente. L’impostazione sistematico-speculativa della bozza del documento, ereditata dal testo preparatorio proposto dalla parte ortodossa, suscitava non poche riserve in alcuni membri cattolici. A questo si aggiungeva il fatto che non tutti i membri ortodossi si riconoscevano in ciò che nel documento in esame veniva presentato come la posizione ortodossa sul primato al livello della Chiesa universale, rendendo complicato per i cattolici comprendere il punto di vista ortodosso. A motivo di queste difficoltà, il Comitato di coordinamento non ha potuto completare lo studio della bozza di documento, ma ha fissato un nuovo incontro per il prossimo anno al fine di proseguire la revisione del documento, chiedendo nel frattempo a un piccolo gruppo di redazione di riscrivere alcuni paragrafi problematici. Un caloroso invito a proseguire sulla strada del dialogo con fiduciosa speranza, malgrado la consapevolezza delle difficoltà del momento, è stato espresso da Papa Benedetto XVI, nel discorso pronunciato davanti ai membri della delegazione del Patriarcato ecumenico in visita a Roma per la festa dei Santi Pietro e Paolo, lo scorso giugno: "Seguiamo con grande attenzione il lavoro della Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme. A uno sguardo puramente umano, si potrebbe essere presi dall’impressione che il dialogo teologico fatichi a procedere. In realtà, il ritmo del dialogo è legato alla complessità dei temi in discussione, che esigono uno straordinario impegno di studio, di riflessione e di apertura reciproca. Siamo chiamati a continuare insieme nella carità questo cammino, invocando dallo Spirito Santo luce e ispirazione, nella certezza che egli vuole condurci al pieno compimento della volontà di Cristo: che tutti siano uno (Giovanni, 17, 21)". A sua volta, il Patriarca ecumenico Bartolomeo, rivolgendosi alla delegazione della Santa Sede in visita a Costantinopoli in occasione della festa di sant’Andrea, il 30 novembre scorso, tra le altre cose affermava: "Il lavoro di questa Commissione è lungi dall’essere semplice, poiché i problemi che si sono accumulati nel corso di molti secoli, in seguito al reciproco estraniamento e talvolta alla disputa tra le due Chiese, esigono uno studio e una riflessione attenti. Tuttavia, con la guida del Consolatore, con buona volontà da entrambe le parti e il riconoscimento del nostro dovere dinanzi al Signore e agli uomini, si arriverà agli esiti auspicati, quando il Padrone della vigna lo riterrà opportuno". Nel corso del 2011, dunque, il superamento degli ostacoli incontrati nella plenaria di Vienna è riuscito solo in parte. Il raggiungimento di un consenso condiviso tra cattolici e ortodossi sulla cruciale questione del primato al livello della Chiesa universale richiede ancora molto impegno da parte della Commissione mista. Alla complessità del tema che è stato per secoli al centro del contenzioso tra la Chiese di Oriente e di Occidente, si aggiunge la necessità di una laboriosa riflessione sulla metodologia con cui si tratta l’argomento. La consapevolezza delle differenze che si sono sviluppate nel corso dei secoli, che sembrano riguardare il modo stesso di fare teologia, non deve tuttavia far dimenticare che cattolici e ortodossi condividono la preziosa eredità del patrimonio di fede e delle discipline ecclesiastiche della Chiesa del primo millennio. In maniera significativa, il Santo Padre, incontrando i rappresentanti delle Chiese ortodosse e orientali ortodosse presenti in Germania, durante il viaggio apostolico in quella nazione il 24 settembre 2011, affermava: "Senza dubbio, fra le Chiese e le comunità cristiane, l’Ortodossia, teologicamente, è la più vicina a noi; cattolici ed ortodossi hanno conservato la medesima struttura della Chiesa delle origini; in questo senso tutti noi siamo 'Chiesa delle origini', che tuttavia è sempre presente e nuova. E così osiamo sperare, anche se da un punto di vista umano emergono ripetutamente difficoltà, che non sia troppo lontano il giorno in cui potremo di nuovo celebrare insieme l’Eucaristia". È con questa convinzione che cattolici e ortodossi devono continuare il dialogo teologico per chiarire le differenze teologiche il cui superamento è indispensabile per il ristabilimento della piena unità, che è la meta per la quale si sta lavorando. Si tratta, come si è visto, di un impegno che in questo momento non sembra facile, ma che è irrinunciabile perché corrisponde alla volontà di Dio, nella fondata speranza che lo Spirito Santo, secondo i suoi imperscrutabili disegni, porterà a compimento.

Andrea Palmieri, L'Osservatore Romano
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