Le statistiche sui cardinali creati dagli ultimi sei Papi ridimensionano le critiche a Benedetto XVI. Anche per l'Africa, nessuna marcia indietro

Dopo l'annuncio da parte di Benedetto XVI del Concistoro del 18-19 febbraio non sono mancate, nei media italiani e di altri Paesi, reazioni critiche anche di osservatori tutt’altro che ostili all’attuale Pontificato. Le critiche si sono appuntate soprattutto sul peso che nella scelta dei nuovi cardinali avrebbe avuto il card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato. Ma oggettivamente investono anche il Pontefice regnante. È il Papa in persona infatti che, secondo le norme, e certamente con Benedetto XVI anche nella realtà, "liberamente" sceglie gli uomini "costituiti almeno nell’ordine del presbiterato" che meritano di essere promossi cardinali, essendosi "in modo eminente distinti per dottrina, pietà e prudenza nel disbrigo degli affari", come recita il primo comma del canone 351 del Codice di Diritto Canonico. Le critiche non colpiscono propriamente i singoli ecclesiastici "premiati" con la porpora, la stragrande maggioranza dei quali ricoprono incarichi che la prevedono secondo le norme vigenti: o in Curia (i prefetti di Congregazioni Fernando Filoni e Joao Braz de Aviz, il penitenziere Manuel Monteiro de Castro, i presidenti dell’APSA Domenico Calcagno e della Prefettura degli Affari Economici Giuseppe Versaldi), o a Roma (l’arciprete di Santa Maria Maggiore Santos Abril y Castello, il governatore dello Stato della Città del Vaticano Giuseppe Bertello, il Gran Maestro dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro Edwin F. O’Brien), oppure alla guida di sedi episcopali di ormai consolidata tradizione cardinalizia (George Alencherry a Ernakulam dei siro-malabaresi, Thomas C. Collins a Toronto, Willem J. Eijk a Utrecht, Rainer M. Woelki a Berlino, John Tong Hon a Hong Kong). Le uniche nomine che hanno fatto uno strappo alla regola riguardano due presidenti di Pontifici Consigli per i quali la porpora non è d'obbligo (Francesco Coccopalmerio e Antonio Maria Vegliò) e quelle sedi per le quali si è derogato alla prassi che prevede di non creare un nuovo cardinale là dove già ne è presente uno con meno di 80 anni e quindi con diritto di voto in un eventuale conclave. Così Firenze, con Giuseppe Betori, ha ricevuto la porpora che invece non ha raggiunto Toledo e Quebec, quando tutte e tre queste sedi hanno i rispettivi emeriti con meno di 80 anni che sono stati chiamati a ricoprire incarichi nella Curia romana. Mentre il cardinalato a Timothy M. Dolan a New York e Dominik Duka a Praga sembra spiegabile col fatto che i rispettivi emeriti compiranno gli 80 anni tra breve, nell'ordine il 2 aprile e il 17 maggio. Nessuno dei cinque nuovi cardinali "in sovrappiù" ora citati può comunque essere annoverato tra i favoriti del card. Bertone. Ciò detto, rimane il fatto inoppugnabile, criticato da vari commentatori, che le porpore concesse da Papa Joseph Ratzinger alla Curia romana e ad ecclesiastici italiani sono particolarmente numerose. Nel prossimo Concistoro come anche nei tre precedenti del suo Pontificato. I numeri parlano da sé. In quattro Concistori Benedetto XVI ha infatti creato o si appresta a creare (i cardinali annunciati il 6 gennaio diverranno realmente tali solo il 18 febbraio) 84 porporati, di cui 68 elettori. Tra questi ultimi gli italiani sono 21 (il 30,1%) e i curiali 28 (il 41,2%). Sono quote ben più alte di quelle registrate con Giovanni Paolo II (su 209 cardinali elettori da lui creati gli italiani furono 46, il 22%, e i curiali 61, il 29,2%), con Paolo VI (che nominò 144 porporati tra cui 38 italiani, il 26,4%, e 40 curiali, il 27,8%) e anche con Pio XII (tra i suoi 54 cardinali gli italiani furono 13, il 24,1%, e i curiali 10, il 18,5%: percentuale, quest'ultima, curiosamente più bassa di quelle di tutti i Papi suoi successori). Sempre riguardo alla preponderanza di italiani e di curiali nelle creazioni cardinalizie balza agli occhi, invece, una singolare analogia tra il Pontificato di Papa Ratzinger e quello di Giovanni XXIII. Con Papa Angelo Giuseppe Roncalli infatti, con il quale Benedetto XVI sembra condividere un certo candore misto ad astuzia nel rapportarsi alle promozioni ecclesiastiche, i cardinali creati furono 52 e di questi gli italiani arrivarono a 23, ben il 44,2%, e i curiali a 26, addirittura la metà del totale. Non è quindi un caso, forse, che a difesa della lista dei nuovi cardinali sia sceso in campo con un commento sul Corriere della Sera lo storico Alberto Melloni, capofila della scuola di Bologna che ha dato un contributo decisivo alla compilazione della "Positio" servita a portare agli altari il Beato Giovanni XXIII. Melloni ne ha approfittato per segnalare i propri beniamini nel nuovo Concistoro (Filoni e Bertello, Tong e Betori) e non ha celato il proprio disappunto per il "clamoroso", a suo dire, rinvio della porpora al giovane arcivescovo di Manila, Luis Antonio Tagle, uno degli autori della discussa "Storia del Concilio Vaticano II" prodotta dalla scuola di Bologna. Tornando ai numeri dei Concistori di Papa Ratzinger, c’è infine da aggiungere che sembrano immotivate le critiche per una presunta sua scarsa considerazione nei confronti della Chiesa in Africa. Finora Benedetto XVI ha concesso a quel continente 6 porpore “votanti”, l’8,8%. Giovanni Paolo II ne concesse complessivamente 16, il 7,6%, e Paolo VI 12, l’8,2%. È invece vero che finora l’attuale Pontefice, con solo 7 porpore, il 10,3%, ha “premiato” l’America latina meno dei suoi predecessori. Papa Karol Wojtyla ne concesse 35, il 16,7%, e Papa Giovanni Battista Montini 18, il 12,5%. Ma Benedetto XVI potrà rifarsi con questo continente nei futuri Concistori, “a Dio piacendo”. Potrà creare nuovi cardinali nelle non poche diocesi dove l'unico attuale ostacolo è la presenza di un emerito votante (Bogotà, Rio de Janeiro, Santiago del Cile, San Salvador, Quito) o dove il titolare ha già superato i 75 anni e si appresta a lasciare (L’Avana, Santo Domingo, Buenos Aires).

Sandro Magister, www. chiesa

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